Perché l’Occidente sceglie il Ruanda

Lo scorso 14 aprile 2022 il segretario di stato britannico, Priti Patel, e il ministro degli affari esteri ruandese, Vincent Biruta, hanno siglato un accordo di partenariato sulle migrazioni. Lo scopo britannico è quello di trasferire in Ruanda i richiedenti asilo che raggiungono il Regno Unito a bordo delle imbarcazioni che attraversano il canale della Manica limitando, così, il flusso di migranti.

Il Regno Unito non è il solo paese occidentale a essersi rivolto al Ruanda per l’esternalizzazione delle frontiere. Già nel maggio 2021 la Danimarca firmò con il paese africano un memorandum d’intesa, seppur non vincolante, che delineò la strada verso il trasferimento dei processi di asilo.

Nel 2014 fu Israele a siglare un accordo con il Ruanda, con l’intento di trasferire i migranti africani a cui era negato il diritto di risiedere nello stato ebraico.

Il caso Danimarca

Dopo le richieste fatte alla Commissione Europea, da parte di vari stati membri dell’UE, per l’innalzamento di muri fisici alle frontiere, il 3 giugno 2021 il governo danese, presieduto da Mette Frederiksen, ha approvato l’emendamento L226, un provvedimento che permette alla Danimarca di trasferire i richiedenti asilo verso un paese terzo esterno all’Unione Europea, allo scopo di esternalizzare, così, il trattamento e la protezione dei rifugiati.

L’approvazione dell’emendamento L226 segue un memorandum d’intesa, siglato nel maggio 2021, tra Danimarca e Ruanda, primo passo verso l’esternalizzazione dei processi di asilo.

Si tratta di un muro normativo estremamente efficace che si frappone fra il richiedente asilo e il suo ingresso e soggiorno sul suolo danese. Già dal 2018 il partito danese socialdemocratico si propose una politica di “zero asylum seekers”, il cui primo obiettivo era il trasferimento del migrante dal suolo nazionale a un paese terzo considerato “sicuro”.

L’assistente dell’Alto commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati, Gillian Triggs, dichiarò che “tali pratiche minano i diritti di coloro che cercano sicurezza e protezione, li demonizzano e li puniscono e possono mettere a rischio le loro vite”.

Il Caso Israele

L’accordo anglo-ruandese è stato delineato sulla base di quello esistente e siglato nel 2014 tra Israele e Ruanda. Detto accordo permise il trasferimento di alcuni richiedenti asilo dal suolo israeliano al Ruanda.

Una nuova procedura per l’espulsione degli “infiltrati” verso paesi terzi entrò in vigore nel gennaio del 2018, quando fu previsto un incentivo a lasciare il paese, un importo di 3.500 dollari e un biglietto aereo verso il paese di origine o verso un paese terzo non meglio specificato. Il rifiuto non era contemplato, pena la detenzione a tempo indeterminato.

In seguito all’accordo tra Israele e Ruanda emerse l’inconciliabile distanza tra idea di paese “sicuro” e le condizioni dei migranti nei campi di accoglienza ruandesi nei quali non sono garantiti i diritti di base e nei quali non vi sono le condizioni per una lunga permanenza.

Israele, come la Danimarca, propone una politica di stato-fortezza, fatta di muri normativi che disincentivano le richieste di asilo e che producono una erosione del sistema di protezione internazionale in cui i rifugiati finiscono in un limbo.

Volo diretto Gran Bretagna – Kigali (Ruanda)

L’accordo recentemente siglato non è la prima proposta inglese sul tema di trasferimento dei migranti: il primo a proporre un sistema simile fu Tony Blair, primo ministro Inglese nel 2004, che tentò un accordo, non riuscito, con la Tanzania per il trasferimento dei migranti nel periodo di esame delle loro richieste di asilo.

Nel nuovo testo siglato sembrerebbe non sia stato specificato il numero di migranti da reinsediare sul suolo africano, ma l’accordo riguarderebbe tutti i migranti di sesso maschile entrati irregolarmente sul territorio nazionale.

Per la gestione dei migranti, Londra verserà nelle casse del governo del generale Paul Kagame una somma di circa 120 milioni di sterline. Per giustificare l’accordo con uno stato autoritario, Boris Johnson ha dichiarato che il Ruanda “è uno dei più sicuri al mondo, noto per la sua capacità di accogliere e integrare i migranti”.

Sebbene le autorità di Kigali abbiano dichiarato l’intento di fornire ai migranti piena protezione, accesso al mondo del lavoro e ai servizi sanitari, tali parole rimangono una mera dichiarazione di intenti che non rispecchiano le precarie condizioni di vita cui i migranti nel paese sono sottoposti.

Da anni lo Stato Africano del Ruanda, sotto il regime autoritario del generale, tenta di ribaltare la sua immagine internazionale, mentre, nei confini nazionali, i diritti dei cittadini continuano a essere violati.

I Governi dell’occidente continuano a dichiarare “sicuro” uno Stato nel quale, stando alle parole di Lewis Mudge, Central Africa director at Human Rights Watch, avvengono maltrattamenti e tortura nei centri di detenzione.

Steve Valdez-Symonds, direttore del programma Diritti dei migranti e dei rifugiati di Amnesty International Regno Unito, ha così risposto all’accordo: “Inviare persone in un altro stato, tra l’altro uno stato che presenta una situazione dei diritti umani negativa, per l’esame delle loro domande di asilo politico, rappresenta il massimo dell’irresponsabilità e mostra quanto, in materia di asilo, il governo britannico sia lontano dall’umanità e dalla realtà”.

Manuele Avilloni

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