Mind The Gap: decostruire per un futuro più equo

L’evento

Domenica 8 maggio si sono tenuti gli ultimi incontri di Mind The Gap 2022 – Storie Sovrapposte, festival del femminismo intersezionale prodotto da The Goodness Factory, in collaborazione con il Circolo dei Lettori, il CIRSDe (Centro Interdisciplinare di Ricerche e Studi delle Donne e di Genere dell’Università di Torino) e il Fronte del Borgo della Scuola Holden. In questo articolo verranno presentati due talk a cui abbiamo partecipato, che apparentemente sembrano sconnessi, ma che in realtà mandano lo stesso messaggio: non dare nulla per scontato e non accontentarsi della narrazione a cui siamo abituati .

Talk: “Decolonizzare il femminismo, Femminismo Decoloniale”

(Tavoli CIRSDe, con Joëlle Long, Beatrice Manetti, Arianna Santero e Suad Omar)

Il primo incontro della giornata ha avuto come tema centrale di discussione il femminismo decoloniale: si è dimostrato come il femminismo, per come lo intendiamo generalmente ancora oggi in Occidente, sia un movimento chiuso in sé stesso e profondamente eurocentrico, con alla base forti ideologie razziste, dato che è specchio del periodo del colonialismo (in cui affonda le proprie radici). Basti pensare che durante l’epoca coloniale, la definizione di donna corrispondeva all’immagine di donna bianca e borghese, ovvero all’immagine delle fondatrici del femminismo in Europa, mentre le donne non-bianche erano viste solo come oggetti da “educare” e conquistare, come dimostrano gli stupri sistematici da parte dei colonizzatori.

Considerando questi aspetti fondanti del femminismo occidentale, nella società di oggi continuare a pensare al femminismo come lo si intendeva nei decenni scorsi è diventato fortemente insostenibile. Il femminismo decoloniale permette di aprire gli occhi su quanto gli ideali che noi consideriamo all’avanguardia e intoccabili siano in realtà stati e continuino a essere fortemente lesivi per la maggior parte delle donne fuori dai confini europei. È necessario dunque aprirsi e prendere coscienza di altre situazioni e soprattutto mettere in discussione la nostra storia e le nostre battaglie. Dopo aver compiuto questo passo, se si vuole raggiungere una vera parità di genere, sarà fondamentale ridefinire gli obiettivi che credevamo inviolabili andando a includere tutte quelle realtà finora omesse e che abbiamo ignorato per molto tempo. La parola chiave dell’incontro è stata “decostruzione”: dopo aver smontato e analizzato gli errori commessi, sarà importante riformare un femminismo più equo e soprattutto transnazionale.

Copertina di Mind The Gap 2022

Talk: “La rappresentazione dei corpi nelle narrazioni contemporanee; comunicazione, cinema e serie tv”

con Marina Cuollo (scrittrice ed editorialista) ed Eugenio Cesaro (di Eugenio In Via Di Gioia)

Come anticipato nell’introduzione, i due temi proposti possono apparire scollegati, ma in realtà sono tenuti insieme dallo stesso collante: la volontà di cambiare prospettiva. La brillante Marina Cuollo, intervistata da Eugenio Cesaro, ha messo in luce come nel mondo dello spettacolo manchi quasi completamente una rappresentazione realistica della disabilità. Da spettatori medi forse ci abbiamo pensato poco o nulla, ma, come ci ricorda la scrittrice, tra gli infiniti contenuti dell’intrattenimento quelli che raccontano bene la disabilità sono veramente pochi. E se è vero che l’arte è lo specchio della realtà, questo ci deve far riflettere su come la disabilità sia vista e trattata nel mondo che conosciamo. Come per il tema affrontato nel paragrafo precedente, la narrazione va totalmente cambiata: prima di giudicare senza essersi effettivamente immersi in una realtà diversa da quella a cui siamo abituati, dovremmo prima esplorarla, confrontarci con essa, senza avere il timore di sbagliare approccio. La paura per il diverso non deve essere un ostacolo, ma il motore che stimola la ricerca di comprensione, che può avvenire solamente con il confronto e con il dialogo.

Giustamente, confrontarsi con una o più realtà scomode non è facile e di sicuro ci farà sentire a disagio e spaesati. Come viene ben rappresentato dalla Venere di Milo, che fa da copertina al festival, vedremo tutti i nostri preconcetti frantumarsi in mille pezzi: ma qualcosa di rotto può e deve essere sempre ricostruito, e sta a noi fare il primo passo.

Maël Bertotto

  • Fonti e consigli di lettura/ascolto
    • Decolonialità e privilegio: Pratiche femministe e critica al sistema-mondo (Rachele Borghi, Meltemi, 2020)
    • A Disabilandia si tromba (Marina Cuello, Sperling & Kupfer, 2017)
    • Femminismo decoloniale: razza e genere in America Latina (articolo de Lo Spiegone)
    • Femminista si diventa! (Podcast disponibile su Spotify dal 6 giugno prodotto da Frida Unito con il CIRSDe, che racchiuderà i temi trattati nei giorni del festival)

Crediti immagine in evidenza: photo by Natalie Hua on Unsplash

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