E se le prossime estati fossero calde quanto questa?

L’estate è in procinto di finire e le temperature si fanno più miti, come ogni anno ci lasciamo alle spalle avvertimenti meteo e titoli sensazionalistici che dipingono questo periodo come “da record”. Eppure al giorno d’oggi appare incauto ignorare l’ingombrante ombra della crisi climatica che incombe grave su di noi – e in fondo non è del tutto falso che queste siano state le temperature più alte mai registrate da così tanto tempo.

Non è una novità che la Terra sia sottoposta a mutamenti così radicali, tuttavia, ciò che rende tanto peculiare il fenomeno che stiamo osservando è che la causa dello stesso è da imputare esclusivamente all’uomo. È la mano umana, con un’industrializzazione più aggressiva e un aumentare complessivo della popolazione – da cui consegue una maggiore necessità di risorse da consumare – che negli ultimi centocinquant’anni ha ribaltato le condizioni del pianeta.
È infatti l’effetto serra antropico, quello cioè derivato dalle emissioni umane di gas serra, ad aggravare l’effetto serra naturale: ciò rende più difficile l’espulsione delle radiazioni termiche dall’atmosfera, causando quindi il cosiddetto riscaldamento climatico.

Il trend osservato tra Luglio e Agosto 2022 è infatti una pericolosa impennata, specie se ci si sofferma a pensare che solo a Torino si sono toccati picchi di 40°; ad aggravare condizioni così inusuali, poi, è intervenuta una siccità anomala – con precipitazioni diminuite rispetto al 1981 del 59% al Nord-Ovest, del 44% al Nord-Est e del 51% al Centro, sino al 93% in Sardegna.
Siamo testimoni di un cambiamento veloce, apparentemente inarrestabile e già innestato. Pare infatti che il ciclo delle stagioni stia cambiando, considerate le temperature raggiunte già tra Aprile e Maggio.

Ogni striscia rappresenta la più alta variazione di temperatura di un singolo anno rispetto alla media dell’intero periodo.

E dunque, al di là dei dati statistici, quali saranno i mutamenti dei prossimi anni?

In città, a causa di una maggiore concentrazione di inquinamento nell’aria – in particolare di ozono e polveri sottili – e dell’ambiente impermeabilizzato da strade e edifici, le temperature continueranno a salire e le ondate di calore si faranno più durevoli. A tal proposito si stima un aumento dell’incidenza di malattie legate all’apparato respiratorio, come l’asma.

Nelle zone marittime il livello del mare è destinato a salire per via dell’aumento del volume dell’acqua dovuto al suo stesso riscaldamento e per lo scioglimento dei ghiacciai.
Questo, insieme alla crescita di fenomeni come quello dell’erosione costiera, costituisce già ora per le città affacciate sul mare, di notevole rilevanza strategica ed economica, un problema pressante. Alcuni scienziati stimano che il livello Mediterraneo, ad esempio, si alzerà più rapidamente di quello di altri mari per via della sua conformazione fisica simile a un grande lago; tra le previsioni più drastiche spicca quella per cui entro la fine del secolo migliaia di kilometri di coste saranno già stati inghiottiti. Si pensi che Venezia si è già mossa per fronteggiare questo ostacolo mettendo in atto una serie di misure infrastrutturali – impianti di difesa idrica – e giuridiche e sociali – regolamenti, campagne di sensibilizzazione.

In montagna l’assenza di precipitazioni ha già costituito da quest’anno una preoccupazione non indifferente: già da Maggio la neve era scarsa, cosicché a Luglio si sono consumate le note tragedie come quella del ghiacciaio dell’Ortles e della valanga in Marmolada. Un problema, questo, che non potrà essere risolto facilmente, poiché la formazione – e in questo caso rigenerazione – dei ghiacciai richiede anni e non può essere corretta con le usuali nevicate invernali.

In generale le zone più colpite in Italia saranno quelle alpine, mentre i cambiamenti si faranno sentire di più nel periodo estivo: entro il 2050 le temperature medie potrebbero aumentare di 2° rispetto a quelle registrate nel trentennio 1081-2011, di 5° entro il 2100.

A pagarne le conseguenze sarà la popolazione e l’economia. I soggetti a rischio dovranno prestare ancora più attenzione: nel 2022 infatti il tasso di mortalità dovuta al caldo si è impennato fino a raggiungere i picchi del 2003 – fino a poco tempo fa l’estate più calda registrata nell’ultimo secolo. Per ciò che invece concerne l’impatto economico, sarà l’agricoltura a risentirne di più: nel breve termine potremmo assistere a una maggiore variabilità delle produzioni e a un decremento della qualità del prodotto.

Tenendo a mente che l’obiettivo è ricercare una cooperazione internazionale e verticale per limitare i danni antropologici già causati, i ricercatori valutano che l’impatto della crisi climatica, almeno a livello monetario, sarà ancora piuttosto gestibile in Italia almeno per i prossimi trent’anni.
L’auspicio, in ogni caso, è che l’estate 2022 rimanga per molto altro tempo ancora una “da record”.

Rebecca Isabel Siri

crediti immagini: pixabay

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