Louis Wain: l’artista dei gatti

Il nostro rapporto con i  gatti

Si può affermare con sicurezza che oggi sia i cani che i gatti godono di grandi privilegi all’interno delle nostre case; da cibo raffinato a giubbottini fino a cucce sempre più confortevoli : la cosiddetta ”pet-economy” è in costante ascesa. I dati ci dicono che attualmente il mercato legato agli accessori per questi animali vale 29,4 miliardi di dollari e che nei prossimi anni crescerà notevolmente.

Per i cani tutto questo è stato più semplice: il processo di addomesticazione è stato più rapido, tant’è che godono dell’appellativo di ‘’migliori amici dell’uomo’’.  I gatti invece, hanno dovuto aspettare di più per potersi veder aprire le porte delle nostre case. Idolatrati e divinizzati durante l’Antico Egitto, i gatti erano così amati che dovevano essere presenti in ogni casa e, alla loro morte, ci si rasava le sopracciglia in segno di lutto. La venerazione del gatto però durò poco, poiché con l’avvento del cristianesimo, questi animali divennero figure portatrici del maligno, proprio perché legati a religioni pagane. Fu così che, per molto tempo, il gatto venne utilizzato solo per cacciare i topi e considerato come figura sporca e malvagia che, di sicuro, non poteva sperare di trovare accoglienza nelle dimore borghesi. 

Durante l’epoca vittoriana però, l’atteggiamento ostile verso i felini cominciò a ridursi, dando inizio al processo che oggi rende il gatto l’animale più amato del Web. Questo cambiamento di percezione avvenne in parte grazie alle brillanti illustrazioni feline di un artista inglese degli inizi del ‘900, Louis Wain, a cui è stato dedicato il film ‘’Il visionario mondo di Louis Wain’’ (W. Sharpe, 2021).

Copertina film ”Il visionario mondo di Louis Wain” (W. Sharpe, 2021, PrimeVideo)

Gatti salvifici

Forse tutti ci siamo imbattuti nelle eccentriche rappresentazioni  dell’artista inglese, senza interrogarci su chi ne fosse l’autore o come fossero nate. Sono proprio questi gli interrogativi che spingono il regista del film, William Sharpe, ad approfondire la storia dell’illustratore, delineando la figura di un artista complesso, tormentato e di sicuro unico nel suo genere.

Il film non rappresenta solamente l’evoluzione artistica di Wain, ma riesce a mettere in luce come egli riuscì a salvarsi attraverso la propria arte, andando a celebrare ogni aspetto della vita: nonostante le numerose tragedie che lo colpirono (dalla morte prematura della moglie a quella di una delle sorelle fino alle ristrettezze economiche che lo accompagnarono per tutta la vita), Louis Wain riuscì sempre a rappresentare nelle sue opere la forza vitale del mondo intorno a sé.

Non è un caso infatti che più andrà avanti con gli anni, più sarà colpito dalle sfortune della vita, e più le sue illustrazioni si faranno vibranti, gioiose ed eccentriche. Alcuni studiosi e ricercatori vedono le ultime raffigurazioni feline, sempre più psichedeliche, come effetti di un disturbo mentale dell’artista, per alcuni schizofrenia, per altri sindrome di Asperger: l’artista infatti passò gli ultimi quindici anni della sua vita rinchiuso in un manicomio di Londra, sul volere delle sorelle, per comportamenti violenti e deliranti.

Nonostante le diverse speculazioni, quel che rimane di Wain è che, come viene anche detto nel film e come fa ogni bravo artista, egli convertì il suo dolore in opere piene di vita, celebrando il mondo attorno a sé, come promise alla moglie Emily sul letto di morte. L’inesauribile attaccamento alla vita dell’artista è strettamente legato alla fascinazione per i gatti, che arriva solo dopo il matrimonio: illustratore di animali da fiera per un giornale inglese, Wain inizia a rappresentare quelli che saranno i suoi migliori amici solo dopo aver adottato, primo fra tutti all’interno della società vittoriana, il gatto Peter, dopo averlo salvato da un temporale estivo assieme alla moglie. La giovane coppia trovò sollievo alle proprie sofferenze, dovute alla grave malattia di lei, grazie al nuovo animale da compagnia, e una volta rimasto solo, Wain continuò a rappresentare gatti per ricordarsi che c’era vita attorno a lui.  

A Tea Party on the Lawn (L.Wain, non datato)

Oggi adottare un gatto appare totalmente normale e senza saperlo è una conseguenza della piccola rivoluzione dell’artista inglese: nella società vittoriana infatti, i gatti erano ancora considerati figure nefaste e sporche, utili solo a cacciare i topi. Con le rappresentazioni divertenti e innovative di Wain, la percezione dei felini cambia drasticamente e i gatti iniziarono a fare il loro ingresso nelle case vittoriane.

Il grande successo dell’artista consistette nel fatto che nelle sue rappresentazioni feline, egli in realtà coglieva gli aspetti più buffi e ridicoli degli esseri umani, che trovarono sollievo e spensieratezza grazie alle sue opere. Wain non fu il solo a trarre conforto dalla propria arte, poiché tutti coloro che sfogliavano tra le sue raffigurazioni riuscirono a trovare sollievo dalle angosce quotidiane. Il film vuole proprio celebrare questo aspetto dell’illustratore britannico, che proprio nel suo essere ‘‘fuori dal comune”, ha trovato la forza per poter far stare meglio con sé stesso e di conseguenza con gli altri.

Conoscendo o no il suo nome, si può dire che il contributo di Wain sia stato enorme (soprattutto per i gatti che ora possono godere di un posto privilegiato nelle nostre case), e che ci piacciano  i gatti o meno, non si può evitare di guardare con ammirazione le illustrazioni di Wain e di provarne felicità.

Maël Bertotto

Fonti e link per approfondire:

Crediti immagini:

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