Le scarpine di Cenerentola dall’Antico Egitto a oggi, con una tappa a Costantinopoli

Tutti quanti conosciamo, chi più chi meno, la favola di Cenerentola: o l’abbiamo letta o l’abbiamo sentita raccontare o abbiamo visto uno dei suoi adattamenti cinematografici. Tuttavia, non ci verrebbe mai in mente che il dettaglio della scarpina, tanto utile a riconoscere la giovane, risale a una tradizione favolistica tanto antica da arrivare fino all’Antico Egitto, per poi proseguire, in un certo senso, a Costantinopoli, in occasione, però, di un evento storico preciso.

Le versioni di Charles Perrault e dei Fratelli Grimm

Forse la versione più nota della favola è quella raccontata prima, nel Seicento, da Charles Perrault, nella sua raccolta I racconti di Mamma Oca (in francese Contes de ma mère l’Oye), e, poi, nell’Ottocento, dai fratelli Grimm. Con differenze sostanzialmente minime, Cenerentola è una giovane ragazza, vittima delle angherie della matrigna e delle sorellastre, a cui si presenta l’occasione di partecipare al ballo grazie all’aiuto di una fata madrina. Il resto, tutti sanno come prosegue. Però, andando a scavare a fondo nella tradizione popolare della favola, si scopre che il topos letterario della scarpina è molto più antico.

Antico Egitto, XXVI dinastia: Fortunata storia dell’etera Rodopi

L’archetipo letterario, cioè il modello, della favola di Cenerentola risiede molto probabilmente nella cosiddetta Fortunata storia dell’etera Rodopi, un racconto che effettivamente ebbe molta fortuna presso gli antichi perché riportato da più autori della Classicità, tra cui Erodoto (VI sec. a.C.), Strabone (I sec. a.C. – I sec. d.C.) e Claudio Eliano (I-II sec. d.C.). Molto brevemente, il “mito” direbbe Esopo, cioè la favola racconta le angherie da parte di altre schiave subite da Rodopi, una giovane di origine trace, venduta a un ricco uomo egiziano, durante il regno del faraone Amasis (XXVI dinastia). Durante una festa in onore del sovrano, a cui avrebbe dovuto partecipare tutta la popolazione, Rodopi fu costretta a rimanere a casa sommersa di lavori faticosi e ingrati, a lei generosamente offerti dalle altre sue compagne di schiavitù che la odiavano terribilmente. Tuttavia, mentre si trovava al fiume per lavare i panni, il dio Horus (la fata madrina di turno, in questo caso), sotto forma di falco, le rubò una delle scarpine rosse, che il padrone le aveva regalato, per portarla al Faraone in persona. Durante la festa, quindi, il sovrano ricevette in dono la scarpina e, incuriosito dall’accaduto, diede ordine che si cercasse la proprietaria perché voleva a tutti i costi sposarla. Inutile dire che fece provare a tutte le fanciulle d’Egitto la scarpina, ma solo a una di loro questa calzava perfettamente.

Una tappa a Costantinopoli: la Basilissa Irene e il matrimonio per il figlio Costantino

Abbandonando per un attimo il genere della favola e spostandoci invece nella cronaca storica, sappiamo che la Basilissa Irene ricorse a un metodo piuttosto particolare per scegliere, tra le candidate di tutto l’impero, la moglie di Costantino, suo figlio, e quindi, futura imperatrice di Costantinopoli. Inviati dei messi in tutto il regno per selezionare le candidate più valide, Irene stabilì che, oltre a rispettare canoni estetici altissimi e possedere grazia e portamento raffinati, la futura sposa dovesse avere un’età e un’altezza precise e, criterio ancora più stringente, dovesse riuscire a calzare perfettamente delle scarpine scelte dalla Basilissa stessa. Che l’imperatrice abbia preso spunto, dopo averla letta a corte, da una favola simile a quella di Cenerentola?

Giambattista Basile e La gatta Cenerentola

Una versione della favola di Cenerentola compare anche nella letteratura italiana, in particolare ne Lo cunto de li cunti di Giambattista Basile, sotto il titolo di La gatta Cenerentola. Rispetto alla Cenerentola più nota, quella di Basile presenta alcune differenze. In primo luogo, il nome della protagonista è Zezolla e solo in seguito diverrà Cenerentola. In secondo luogo, cosa molto più importante, la protagonista deve subire i soprusi non di una bensì di due matrigne, la prima delle quali viene assassinata dalla ragazza stessa. Infine, il tema della scarpina è onnipresente, ma, prima che il re riesca a individuare la fanciulla, Cenerentola partecipa a più di un ballo, in occasione dei quali riesce sempre a sfuggire al servo incaricato di scoprire la sua identità.

La favola di Cenerentola ha certamente affascinato generazioni intere di bambini e bambine, il dettaglio della scarpina come unico mezzo di riconoscimento è senza dubbio un tema letterario assai ricorrente nella letteratura, antica e non solo, e quelli appena illustrati sono solo alcuni dei più riusciti adattamenti di questa storia.

Nicola Gautero

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