Nudo su Instagram, il social censura il curvy. È #Instabodyshaming?

Negli ultimi tempi si sta lottando sempre di più per abbattere i canoni che impongono un modello di bellezza irraggiungibile, ma per ogni passo avanti sembra che se ne compia uno indietro e che il body shaming sia un avversario arduo da battere. Questa volta è stato Instagram a finire al centro delle polemiche a causa di nudi censurati.
Qualcuno ha mostrato troppo, o ciò che si è visto non era un corpo scultoreo? La seconda ipotesi.
La modella plus size Nyome Nicholas-Williams si è vista censurare da Instagram una foto che la ritraeva in topless con un braccio a coprire il seno, e la stessa situazione è capitata a Celeste Barber, comica australiana. Le stesse pose non vengono al contrario censurate quando sono ritratte donne magre e bianche.
Pare comunque che i social si siano affrettati a prendere posizione: in un post del 28 ottobre Nyome ha entusiasticamente reso pubblico che «Oggi è il giorno in cui Instragram e Facebook cambiano la loro politica per assicurare che tutti i tipi di corpo –cioè i corpi neri over size- saranno trattati equamente sulle piattaforme».

La sindrome del “Mai Abbastanza”

Perché la società odierna è invasa dal perfezionismo dell’immagine? Quando e perché è nato questo slittamento di valori che si sposta sempre più verso l’estetica del corpo? Sara Melotti è un ex fotografa di moda e nel suo reportage si mette a nudo con la voce di chi ha vissuto all’interno di questo meccanismo che ha provocato e alimenta il processo del “beauty myth”. Siamo dei corpi da scolpire, fortificare, lenire. Siamo sempre più la cellulite da eliminare, i chili di troppo sulla bilancia,un incarnato troppo pallido o scuro. Insomma nessuno è “mai abbastanza”. Non contano più i sogni, le emozioni, le proprie qualità: l’interiorità è diventata vassalla del marketing della bellezza.
Ma che cos’è la bellezza? Che cosa invece ci rende meno belli? Siamo sicuri che sia un valore esclusivamente esteriore?

La verità di Ilaria Alpi

Nei giorni scorsi durante il Consiglio del Municipio 8 di Milano, un esponente del movimento Milano Progressista avanza la proposta di intitolare un giardino della città lombarda alla giornalista italiana del tg3 Ilaria Alpi, uccisa a Mogadiscio nel 1994, mentre lavorava ad un’inchiesta sul traffico di rifiuti in Somalia. A fare notizia è stato il…

Banksy a Betlemme: la Street Art come denuncia sociale

«Fondamentalmente Betlemme è stato un luogo sacro per secoli e secoli e adesso hanno costruito un enorme muro di cemento nel bel mezzo della città. È anche la tela più grande mai esistita e spero che con qualche bomboletta spray lo possiamo trasformare nell’opera d’arte più grande del mondo, ma soprattutto quella che durerà meno.» Banksy, 2007 (citazione tratta dal documentario “L’uomo che rubò Banksy”, di Marco Proserpio, 2018)

Tra i 70 muri oggi esistenti nel mondo, costruiti per chiudere i confini, fermare i migranti o nascondere la povertà, la barriera di separazione eretta per volere di Israele al confine con la Cisgiordania è di sicuro, suo malgrado, uno dei più noti esempi di discriminazione, ingiustizia e oppressione.

Tra gli artisti, locali e internazionali, che hanno messo a disposizione la propria arte a difesa di soprusi e discriminazioni sociali attraverso la realizzazione di graffiti sulla parte palestinese del muro che divide Betlemme, il più noto è sicuramente Banksy.

L’intento del misterioso artista di mantenere alta l’attenzione su queste tematiche lo ha spinto oltre all’espressione artistica e si è concretizzato nella realizzazione di un ostello, il The Walled Off Hotel, aperto nel 2017 a Betlemme, definito provocatoriamente dallo stesso Banksy “l’albergo con la vista peggiore del mondo”, poiché si affaccia direttamente sul muro.

Tra i numerosi murales realizzati dall’artista di Bristol a Betlemme, una ha subito una vicenda molto particolare che è stata raccontata in un documentario di Marco Proserpio con la voce narrante di Iggy Pop, “L’uomo che rubò Banksy”, presentato nel 2018 al Torino Film Festival. L’opera in questione è il controverso murales che raffigura un soldato che chiede i documenti a un asino eseguito sul muro di un’abitazione di Betlemme, asportato e venduto all’asta su Ebay.

Stage non pagati: la fine di un’era

“Un po’ di gavetta l’hanno fatta tutti” è la frase che i giovani di oggi, alle prese con le prime esperienze lavorative, si sentono ripetere più spesso. Secondo i dati Istat relativi a luglio 2020, la disoccupazione giovanile in Italia si attesta intorno al 22,2%, mentre in Europa si ferma intorno al 15,2%. A detta…

“Guida galattica per antirazzisti: 5 punti per iniziare”

Un turbine di immagini, parole, voci. Siamo bombardati. In un’epoca dove le informazioni avvinghiano e s’infiltrano senza pietà, tornare indietro è impossibile, possiamo solo prenderne atto, restare vigili e individuare un fil rouge da seguire per evitare di essere travolti dal caos e smarrirci. Willy Duarte e Maria Paola Gaglione: due vite che diventano simboliche….

Il grido di disperazione dei commercianti, soffocato dai rivoltosi

Il grido di disperazione dei commercianti continua a riecheggiare nelle strade di tutta Italia.  Ieri sera è stato il turno di Torino, dove quella che doveva essere una protesta pacifica guidata da piccoli imprenditori è sfociata da subito in una rivolta carica di violenza e risentimento verso le autorità.  Piazza Castello, ore 20:30. I torinesi…

La linea sottile fra muscoli e vigoressia

Di sicuro le avrete già notate in giro: sono quelle persone che postano ogni giorno un aggiornamento delle proprie forme dalla sala pesi della palestra, quelle per cui colazione, pranzo, cena e spuntini sono tutti una perfetta combinazione di macros, quelle che prima di partire per le vacanze – anziché informarsi sulle attrattività turistiche o…