I profili social tra attivismo e leggerezza

I social sono un mezzo di diffusione potentissimo ed è giusto sfruttarlo il più possibile per le ragioni giuste. @anna_franzu oggi ci presenta quattro interessanti profili di due coppie torinesi, che utilizzano la loro fama per normalizzare la realtà che vivono ogni giorno. Momo e Raissa ci mostrano le discriminazioni e i pregiudizi che affrontano nella loro vita di coppia mista, rispondendo sempre con ironia e astuzia all’odio. Giulia e il marito Andrea mettono invece in evidenza gli ostacoli che ancora si presentano a chi vive in carrozzina, senza però lasciare che questi siano una ragione per abbandonare il loro sogno: visitare tutte le meraviglie del mondo.
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@raissarussi @mibayed @_giulia_lamarca @ted

Il rinvio del DdL Zan

Il processo di approvazione del disegno di legge contro l’omotransfobia riceve una forte battuta d’arresto. Dopo l’OK ricevuto dalla Camera dei deputati nel novembre 2020, la successiva discussione in Senato è stata rinviata.

Nel nuovo articolo di @antonioruggiero, scopriamo quali misure propone la legge Zan e per quali motivi la sua discussione è stata rinviata.

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Il mestiere dell’odiatore

Coloro che sono familiari con i romanzi di Murakami Haruki, riconosceranno l’assonanza del titolo con il romanzo “Il mestiere dello scrittore”.

E in effetti – oggi più che mai – il mestiere dell’#odiatore e l’arte della scrittura sono strettamente collegati.

In questo articolo di @lightbluealice si osserva il fenomeno degli #haters, soprattutto quelli contemporanei, il cui #odio si riversa sui social network alla pari di veri e propri raid.

L’odio sui social è un fenomeno di gruppo: si forma nei gruppi segreti su Telegram o su Facebook, per poi convergere negli sh*tstorms.
E oggi, l’odiatore non prende più di mira solamente personaggi famosi, oppure le minoranze, bensì il “nemico pubblico” del mondo intero – che però per l’hater non esiste – la pandemia.

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Twitch tra gaming e nuova informazione

Non bastavano Tik Tok e Clubhouse a completare il variegato mondo delle piattaforme social online: l’ultima tendenza si chiama Twitch ed è di proprietà del colosso Amazon.
Nel suo nuovo articolo Fabiana Brio vi accompagna alla scoperta della piattaforma che sta spopolando nelle ultime settimane e che , partita come piattaforma di live gaming, conta oggi personalità come Trump, Fedez, Vieri, brand di lusso come Burberry e Dior e giornali del calibro del Washington Post e il Sole 24.
Twitch sembrerebbe rappresentare una vera rivoluzione: voi avete già scaricato l’app o siete dei veri boomber?
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La società del narcisismo: tra social media e vita reale

Vivere in una società che tende sempre di più a sviluppare una personalità narcisistica avendo tra le mani solo uno smartphone. La nostra redattrice Marina Lombardi ci parla delle varie riflessioni e studi su un mondo virtuale che sembra diventare ed essere diventato sempre più un qualcosa di completamente reale.

Fenomeno Clubhouse: il nuovo social network esclusivo

Tutti parlano di Clubhouse, il nuovo social network a cui si può accedere soltanto tramite invito. Ma siamo sicuri che la sua esclusività sia un fattore esclusivamente positivo?
Nel suo nuovo articolo, Rossella Cannella si interroga sugli effetti che questa modalità di selezione potrebbe avere sull’ansia sociale e sulla sensazione di “essere lasciati indietro”, la FOMO.
Non solo: questa sua selettività potrebbe anche influire sul futuro di Clubhouse.

Clubhouse, il social fuori dal coro

Clubhouse è sulla bocca di tutti. Ovunque, nel mondo dei social, si parla solo di questa piattaforma e dei relativi inviti per entrare, unico mezzo per accedervi. Nato a metà dell’anno scorso negli USA e presentatosi inizialmente come club esclusivo, ora Clubhouse sembra pronto al passo successivo. Nel suo nuovo articolo, Antonio Ruggiero analizza il meccanismo e le regole che rendono questo nuovo social unico nel suo genere e avvolto dal mistero. L’articolo racconta da cosa è partito Clubhouse e cosa potrà diventare, senza tralasciare la fortunata strategia di marketing che si cela dietro l’aura “esclusiva” che circonda il nuovo contendente dell’arena social.
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Il “caso” Unieuro: la beffa continua

Come volevasi dimostrare il cosiddetto “caso Unieuro” non è rimasto a lungo un episodio isolato. Al celebre post del Social Media Manager (alias SMM) impazzito del 13 gennaio scorso hanno presto fatto seguito nuove, esilaranti, vicende.
In primo luogo l’immagine pubblicata da Taffo Funeral Services che, come suo solito, ha sfruttato l’occasione per fare del black humor gratuito.
Dopodiché due risposte inattese, direttamente dal mondo dei beni culturali, in genere meno avvezzo a simili espedienti. Dapprima il Museo Etrusco di Villa Giulia, che ha pubblicato un’immagine provocatoria e una didascalia perfettamente in linea con il post del fortunato precurose di genere (il nostro #SMM impazzito). Poi, la risposta nostrana: si tratta dei due ironici post pubblicati da Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, l’associazione torinese da anni impegnata nello sviluppo e nella promozione dell’arte contemporanea.

QAnon: la nuova setta pro Trump che (non) ci meritavamo

Le forze del Male sono sempre in agguato, ma un eroico informatore, Q, ha preso coraggio e da anni diffonde su varie piattaforme piccole verità note solo all’intelligence degli Stati Uniti. Grazie alle sue dichiarazioni ora sappiamo che un gruppo di satanisti pedofili è ai vertici del potere, ma non temete, c’è un faro nel buio giunto per debellare questa piaga, e il suo nome è Trump, Donald Trump.
Sembra una barzelletta, ma è questo il fondamento di QAnon, la teoria del complotto che dal 2017 diffonde fakenews credute veritiere dai numerosi seguaci, ora diffusi in tutto il mondo.