Neil Harbisson: Il primo cyborg della storia

I cyborg esistono e sono tra noi.

No, non si tratta della trama di un qualche nuovo film fantascientifico e distopico, nel quale le macchine si rivoltano agli uomini e innescano una sanguinosa rivoluzione. Stiamo parlando, infatti, di una serie di persone reali che sono state riconosciute a tutti gli effetti come cyborg

Ma com’è avvenuta questa “rivoluzione”? Tutto ebbe inizio con il caso di Neil Harbisson.

Prima di parlare del primo cyborg riconosciuto al mondo, però, per comprendere al meglio il fenomeno, bisogna un attimo soffermarsi sul significato del termine cyborg.

Cyborg: una definizione

Il vocabolario della Treccani definisce “cyborg” come: 

“automa dalle inesauribili ed eccezionali risorse fisiche e mentali, ottenuto con l’innesto di membra e organi sintetici su un organismo umano vivente.” 

Questa definizione sottolinea, fin dal principio, che l’elemento centrale di un cyborg sia l’ibridazione, ovvero l’unione completa tra un organismo umano e una determinata tecnologia. Fondamentale è però notare che tale unione non garantirebbe solo una compensazione di eventuali disabilità fisiche o mentali, seguendo una sorta di logica di “Restitutio in integrum” come potrebbe risultare una normale protesi. Infatti, la definizione parla esplicitamente di “automa dalle inesauribili ed eccezionali risorse fisiche e mentali”, di conseguenza superiori a quelle di un essere umano normale. 

Questo elemento è centrale fin dalla nascita del termine cyborg. Esso fu utilizzato per la prima volta nel 1960 in ambito aerospaziale da due ricercatori: Manfred E. Clynes e Nathan S. Kline. Il termine deriva dall’unione delle parole cybernetic” e “organism”. Esso andava a indicare in che modo un essere umano si sarebbe potuto adattare a condizioni di vita extraterrestri, ovvero grazie all’ausilio della tecnologia e al migliorare le sue capacità grazie alla fusione con essa.

I cyborg nella cultura pop

Il concetto di “superamento delle capacità umane” è stato centrale anche per il grandissimo successo dei cyborg all’interno della cultura popopolare, fenomeno evidenziato dalla grande presenza che essi hanno avuto e hanno ancora nelle rappresentazioni artistiche e di invenzione. Questa vastissima presenza in opere di stampo fantascientifico come film, romanzi o fumetti, ha avuto il ruolo cruciale di rendere il concetto di cyborg comprensibile a pubblico di massa e di non  lasciarlo relegato solo agli addetti ai lavori. Alcuni esempi di ciò possono essere sicuramente film come Terminator del 1984, RoboCop del 1987, ma anche anime come One Punch Man dove ritroviamo il personaggio di Genos, oppure  One Piece con Franky e Dragon Ball” con gli Androidi “17” e “18”.

Da come si può intuire il fenomeno dei cyborg è stato considerato per molto tempo relegato al mondo della fantascienza e lontano da reali implicazioni sulla realtà, ma tale pensiero è stato messo in discussione nel 2004 da Neil Harbisson.

Il caso Neil Harbisson.

Neil Harbisson, nato a Matarò in Spagna, è un  cyborg-artista. Nel 2004, Harbisson è diventata la prima persona al mondo ad essere riconosciuta ufficialmente come cyborg da uno stato.

L’artista, nato nel 1984, fin da piccolo ha convissuto con una rarissima disabilità visiva, ovvero la acromatopsia, che non gli permette di percepire in alcun modo i colori: “Vivo in un mondo in scala di grigi. Per me, il cielo è sempre grigio, i fiori sono sempre grigi” ha raccontato lo stesso Harbisson durante un suo Ted Talk del 2012. 

Per colmare questa sua mancanza, fin dagli anni della sua giovinezza, Neil ha deciso di lavorare a uno strumento che gli permettesse di percepire i colori. 

Lo strumento realizzato è un antenna cibernetica, chiamata “Eyeborg”. Il funzionamento alla base di essa, che sporge in modo molto evidente dalla testa di Harbisson, consiste nel tradurre i colori degli oggetti che vengono posti davanti al sensore esterno dell’antenna in vibrazioni e suoni. 

Tali suoni, che Neil riesce a percepire normalmente, vengono successivamente ritradotti e associati nella sua mente nei colori corrispettivi. Harbisson racconta che in una fase iniziale dovette imparare a memoria tutti nomi dei colori  associati alle varie vibrazioni e suoni che sentiva mentre guardava qualcosa di particolare, ma dopo il “periodo di prova”, ciò è divenuto spontaneo e “naturale”.

L’Eyeborg ha subito nel corso degli anni numerose modifiche sia dal punto di vista tecnico e materiale che a livello di software, ma la variazione più interessante risulta quella del rapporto creatosi tra l’antenna e lo stesso Neil Harbisson. Lo strumento, infatti, in una fase iniziale, veniva utilizzato da Neil come un qualcosa di completamente esterno a lui, un aiuto di cui poteva usufruire quando desiderava. I primi ascolti dei colori, infatti, avvenivano tramite degli auricolari collegati all’Eyeborg. Attualmente, invece, l’antenna di Neil è stata collegata, tramite operazione chirurgica, direttamente al suo cervello. Un’operazione che ha portato a una fusione praticamente completa dello strumento all’essere umano.

Lo sviluppo di un nuovo senso.

L’impianto costante all’interno del proprio cervello ha portato Neil a un’abitudine involontaria ad associare colori e musica, che lo stesso artista ha chiamato più di una volta come lo sviluppo di un nuovo senso: 

L’unione human-machine mette a mia disposizione un senso artificiale, che mi consente di provare nuove esperienze di realtà, utili nella creazione artistica e nel quotidiano. Un artista utilizza i sensi per esprimere se stesso: aggiungere sensi significa avere più opzioni espressive, che abilitano forme di creatività prima impensabili.” 

Questo nuovo senso, spiega Neil, gli permetterebbe non solo di associare i suoni che sente tramite l’Eyeborg a dei colori, ma anche tutti i suoni che sente durante la sua vita quotidiana, vivendo in un costante turbinio di associazioni tra suoni colori e viceversa.

Il lavoro artistico

Tale mescolanza e sovrapposizione di percezioni è una parte centrale del suo lavoro artistico. Come abbiamo detto sopra, Harbisson vede questa nuova aggiunta di senso come un qualcosa “utili nella creazione artistica”

Questa nuova capacità di “sentire i colori” ha permesso a Neil di potersi esprimere al meglio spaziando da forme espressive le più disparate: dai ritratti sonori che Harbisson ha realizzato ha numerose personalità importanti ed attori, alle opere di stampo più pittorico come la rappresentazione a colori di due celebri discorsi storici di Hitler e di Martin Luther King. 

Tale sovrapposizione di sensi quindi si traduce in una sovrapposizione di forme espressive che l’artista cerca di mettere in atto in tutte in tutte le sue opere sperimentando in modo totale.  

Il primo cyborg riconosciuto.

Tale completa fusione che l’artista sente tra lui è il suo strumento è stata riconosciuta da una nazione definitivamente nel 2004. 

Tutto nacque da un problema legale insorto durante il rinnovo del suo passaporto inglese. La sua antenna, infatti, che compariva in modo evidente nella foto personale di Neil, non venne accettata e gli fu richiesta una nuova foto. Dopo molte diatribe però Harbisson riuscì a dimostrare che tale antenna non compariva come strumento esterno a sé, ma che era ormai parte del suo essere e quindi era impossibile rimuoverla. 

Tale riconoscimento ha segnato una svolta epocale per l’intera società globale e che potrebbe segnare il punto di svolta per chiunque voglia fondersi per un motivo o per un altro in modo definitivo con la tecnologia. 

Cyborg Foundation: per i diritti di tutt* i cyborg

Per rendere questo passaggio più semplice ad ogni essere umano, soprattutto tramite operazioni chirurgiche,  Neil Harbisson nel 2010 ha deciso di fondare la “Cyborg Foundation”, un’associazione che si promuove di difendere tutti i diritti dei cyborg e farli riconoscere legalmente. 

Il caso di Neil Harbisson è un punto di svolta nel modo di concepire i cyborg, una rottura tra realtà e fantasia che mette sul tavolo temi di riflessione fondamentali, come una nuova autopercezione di sé, ma soprattutto l’autoaffermazione del proprio essere. 

Alessandro Santoni

Crediti immagine di copertina: https://maybe.vn/mobile/p/21792

3 commenti Aggiungi il tuo

  1. Avatar di Veronica Veronica ha detto:

    Questa lettura è stata un’esperienza deludente a causa dei numerosi errori grammaticali e stilistici che rendono difficoltosa la compresione del testo. L’articolo presenta gravi ripetizioni di parole, incisi superflui e l’inserimento di virgole in posizioni sbagliate. Ad esempio, la frase “Questa nuova capacità di sentire i colori, ha permesso a Neil di potersi esprimere al meglio” contiene un errore nella posizione della virgola dopo il soggetto. Inoltre, la ripetizione della parola “sovrapposizione” nella frase “Tale sovrapposizione di sensi quindi si traduce in una sovrapposizione di forme espressive” genera un effetto disorientante. Potrei continuare ad elencare altri refusi che mi hanno fatto storcere il naso, ma mi limito a questi due casi. Detto questo, suggerirei una revisione più accurata degli errori presenti prima della pubblicazione sul sito.

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    1. Avatar di Giada Giada ha detto:

      Suvvia, Veronica! Il tuo giudizio mi sembra troppo severo. Come hai fatto notare giustamente è innagabile che ci siano degli errori grammaticali, ma non definirei questo saggio “un’esperienza deludente”(che a me è parso tutt’altro che mal elaborato, ma di questo parlerò meglio dopo).

      L’autore ha messo in luce una problematica decisamente interessante, sviluppandola in modo logicamente coerente e, direi, anche approndito con una padronanza dell’argomento che ha catturato la mia attenzione fin dalle prime righe. In qualità di lettrice, mi sono lasciata immergere nella comprensione del tema trattato con una certa facilità e chapeau all’autore per aver reso comprensibile un argomento piuttosto ostico. Mi sono sentita guidata attraverso un viaggio intellettuale avvincente e arricchente per merito della sua chiarezza espositiva. Rifacendomi alle parole di Veronica, se per lei si è trattata di un’esperienza deludente, dal mio punto di vista, è stata un’esperienza stimolante e gratificante.

      Per quanto riguarda i tanto “condannati” errori di battitura, non ne farei una colpa ad Alessandro (le sviste possono capitare!), ma al team di editing, che avrebbe dovuto controllare e correggere le sbavature. Come ho già detto, dal punto di vista del contenuto non smuoverei nessuna critica e la forma (tolti quei pochi errori) va abbastanza bene. In poche parole niente che non si possa migliorare con un po’ di pratica ed attenzione. Purtroppo (o per fortuna) nessunə di noi nasce imparatə e quindi incoraggerei Alessandro a continuare a scrivere in modo da consolidare una base che di per sé è già ottima in partenza!

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  2. Affascinante! La realtà supera la fantasia: cyborg veri esistono tra noi. Questa convergenza tra uomo e macchina apre nuovi orizzonti e sfida le nostre concezioni tradizionali. Un’avventura nel futuro che sta già accadendo oggi.

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