La maschera di Agamennone: mito, archeologia e falso storico? Qualche dettaglio curioso

Con gaudio singolare annunzio a V. M. di aver scoperto le tombe che la tradizione indica come quelle di Agamennone, Cassandra, Eurimedonte e i suoi compagni, uccisi durante il banchetto da Clitennestra e dal suo amante Egisto!

Henrich Schliemann in una lettera al Re di Grecia

Grecia, Argolide: è il 1876 e l’appassionato archeologo Heinrich Schliemann, dopo il grande successo avuto in seguito alla scoperta della rocca di Priamo, fa un’altra sensazionale scoperta all’interno della cinta muraria di Micene. In una tomba del circolo A, la spedizione rinviene un tesoro inestimabile: cinque maschere d’oro appoggiate sui corpi di altrettanti guerrieri, sepolti con le loro armi.

In preda all’emozione, Schliemann non ha nessun dubbio. Come si era fatto guidare da Omero per trovare la città di Troia, anche in questo caso è sicuro che le maschere rinvenute appartengano agli stessi eroi che parteciparono alla guerra contro la rocca di Pergamo narrata nell’Iliade. Naturalmente, la maschera più bella, più riccamente decorata e più affascinante, secondo l’archeologo, appartenne ad Agamennone. Da qui, il nome di “Maschera di Agamennone”.

Agamennone e la sventurata progenie degli Atridi

Oltre a partecipare all’interminabile ed estenuante guerra contro Troia, una volta ritornato in patria, Agamennone incontrò la morte per mano della moglie Clitemnestra e del suo amante Egisto. La regina di Micene voleva infatti vendicare la morte della figlia Ifigenia, precedentemente assassinata dal padre su ordine di un oracolo per avere una buona navigazione e partire in sicurezza alla volta di Troia.

Assassinato, Agamennone fu a sua volta vendicato, in un secondo momento, dal figlio Oreste, il quale, dopo aver ucciso la madre, venne perseguitato dalle Erinni. Stando al mito, Agamennone venne sepolto rapidamente e, Schliemann, nella foga degli scavi, nota che anche i resti degli eroi rinvenuti erano stati sì cremati, secondo l’usanza del tempo, ma alla svelta, e ricoperti immediatamente con pietre e terra. Un altro tassello per avvalorare la sua tesi: è impossibile dubitare che la maschera non fosse appartenuta al valoroso Agamennone.

Le caratteristiche della maschera e i dubbi degli archeologi

Alcuni dettagli visibili solo sulla Maschera di Agamennone, e non sulle altre, ha sollevato molti dubbi sull’autenticità dell’opera. Le opinioni si dividono tra gli archeologi che difendono l’autenticità del reperto e tra quelli che o ne dichiarano la falsità o per lo meno accusano Schliemann di aver, in qualche modo, “ritoccato” il volto del re miceneo.

Innanzitutto, la maschera è in oro, realizzata con la tecnica a sbalzo. Come già detto, è stata rinvenuta nel circolo A, all’interno delle mura di Micene, insieme ad altre maschere funerarie, e ora è conservata presso il Museo Archeologico Nazionale di Atene. L’autore è ovviamente anonimo, ma dimostra un’ottima abilità nella lavorazione dell’oro. Infine, sebbene sia stata attribuita ad Agamennone, recenti studi hanno retrodatato l’opera al XVI-XV sec. a.C., molto prima della guerra di Troia, convenzionalmente situata attorno al 1250 a.C. o tra il 1194 e il 1184 a.C.

Alcuni dettagli hanno però indotto alcuni studiosi a ritenere che la maschera sia una sorta di pastiche, tra falso e originale. In altre parole, alcuni indizi suggeriscono che qualcuno, molto probabilmente lo stesso Schliemann, abbia alterato i dettagli della maschera subito dopo averla rinvenuta per ragioni estetiche. 

In effetti, salta subito all’occhio la differenza di precisione dei dettagli tra la Maschera di Agamennone e le altre. Tuttavia, a insospettire di più gli archeologi scettici hanno contribuito i baffi dell’eroe miceneo, definibili, molto stranamente, “a manubrio”. Secondo i più maliziosi, infatti, Schliemann avrebbe ritoccato i baffi di Agamennone rendendoli alla moda dell’epoca.

Che si tratti o meno di un rimaneggiamento, la Maschera di Agamennone rimane pur sempre un tesoro inestimabile, che fa sognare sia gli storici sia i lettori dei classici greci. Il dubbio può restare o meno, ma è curioso pensare a un re miceneo, vissuto 1500 anni prima di Cristo, con i baffi di un uomo dell’Ottocento.

Se si vuole approfondire l’argomento consiglio la lettura della tesi dell’archeologo William M. Clader, il quale sosteneva negli anni ’70 che la maschera fosse un falso, sostenuto anche dallo studioso David A. Traill.

Nicola Gautero

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