Il carcere è una realtà che spesso, molto spesso, non viene capita né tantomeno considerata dalla maggior parte della popolazione e dei media italiani. Quando si pensa alla parola carcere, infatti, vengono sempre alla mente immagini provenienti da qualche blockbuster americano, una cella spoglia con dentro un carcerato con la palla al piede che conta i giorni sul muro con un gessetto.
Eppure, il carcere non è solo questo. Il carcere è un mondo a parte, come viene descritto dal reportage di Elena Broglio che si chiama appunto Un mondo a parte. In quanto psicologa, dà testimonianza di varie sedute con vari carcerati, delle condizioni dei detenuti e delle singole storie.
In Italia, lo stato delle carceri su tutto il territorio è allarmante: il Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà, un organismo indipendente che si occupa del rispetto dei detenuti sul suolo italiano, denuncia un sovraffollamento carcerario del 133%, con tutti i problemi che esso comporta.
Disagi estremi, quali l’affollamento delle celle e le poche disponibilità per la garanzia di bisogni fondamentali quali saponette, vestiti e prodotti sanitari femminili, sono spesso causa di suicidio tra i detenuti, tema trattato anche all’interno del libro.
Il rapporto del Garante, datato al 25 novembre 2024, ha denunciato 77 suicidi tra i detenuti in tutta Italia. Questa tragica situazione trova spazio anche nel testo di Broglio dove, infatti, una delle sedute terapeutiche viene bruscamente interrotta proprio a causa di un suicido. Al contempo, secondo l’UILPA Polizia Penitenziaria, i suicidi tra il personale penitenziario sono stati ben 8 dal 28 novembre dell’anno scorso, raggiungendo una cifra di 83 suicidi tra personale e detenuti.
Numeri allarmanti, che sicuramente fanno pensare al ruolo del carcere nel nostro Paese.
Nel suo libro, Broglio cerca di dare una testimonianza lucida da persona esterna al carcere, come vengono definite da civile, ricorrendo a pochi dettagli sui motivi della carcerazione dei suoi pazienti per dare anche al lettore l’opportunità di imparare da questa esperienza così fuori dal comune mantenendo una mente aperta.
L’omosessualità in carcere è uno dei temi che vengono affrontati in questo libro, principalmente nel trattare la terapia di uno specifico paziente.
Nel libro, l’autrice descrive come nelle carceri italiane l’omosessualità e l’essere una persona trans possano essere non solo degli ostacoli ma anche dei pericoli. In un ambiente ricco di mascolinità tossica e violenza come il carcere, le persone omosessuali e trans cercano di essere protette tramite sezioni speciali, in modo da evitare soprusi e violenze da parte degli altri detenuti.
Tuttavia, secondo il Ventesimo rapporto sulle condizioni detentive dell’associazione Antigone, che si occupa di monitorare le condizioni dei carcerati nel nostro Paese, le persone queer in carcere sono difficilmente monitorabili, a causa di intersezionalità quali la classe sociale di appartenenza e l’etnia.
Un altro tema che trova spazio in Un mondo a parte è quello del rapporto con la famiglia, spesso fonte di sofferenza, ma anche di rimpianti per coloro che, una volta in carcere, non si potranno più vedere frequentemente, in particolare figli e partner. Legami familiari interrotti o problematici a partire dall’infanzia sono presenti nelle biografie di molti dei detenuti incontrati da Broglio. Abbandono minorile e violenza domestica sono ferite profonde, che possono portare chi le subisce a perpetuare la violenza a propria volta. A dimostrazione che i fenomeni umani, come lo è la criminalità, non hanno mai una semplice e univoca spiegazione, il libro mostra come proprio i traumi infantili legati alla rete familiare possano essere un’ulteriore causa dei suicidi in carcere. Individui che non hanno mai ricevuto le giuste attenzioni sentono “un disperato bisogno di riconoscimento”, e il tentativo di togliersi la vita rientra, allora, in una precisa, sebbene inconsapevole, strategia. La vastità del problema indica come, qualora si volesse attivare un progetto valido di prevenzione della delinquenza, uno dei nuclei a cui prestare più attenzione dovrebbe essere proprio quello della famiglia.
Quest’ultima può anche essere fonte di gioia e di speranza, sapendo che, mentre si sta scontando la propria pena, c’è qualcuno fuori ad aspettare. Per dare maggiore dignità alla vita dei detenuti, dopo una storica sentenza della Corte costituzionale che giudicava illegittimo il divieto alla sessualità e all’affettività in carcere, nei primi mesi del 2025 per la prima volta in Italia sono stati concessi due permessi per incontri intimi con partner esterni, per poter avere rapporti sessuali.
Ulteriore elemento di pregio del libro di Broglio è rappresentato dagli spunti di riflessione sulla natura dell’uomo in generale, utili anche per chi non abbia mai avuto occasione di frequentare la realtà carceraria. Grazie alla sua esperienza di psicoterapeuta in un contesto così particolare, è in grado di trasmettere la necessità di accettare il fallimento, di essere consapevoli che talvolta, nonostante i nostri sforzi, potremmo non riuscire ad aiutare come vorremmo, ma anche quella di continuare sempre a provarci.
Giulia Menzio e Sole Dalmoro
