Siamo nel 2026, un’epoca in cui la musica sembrava aver raggiunto il suo massimo livello di saturazione. Estetiche ultra-curate, politically correct come dogma e profili social che sembrano delle vere e proprie vetrine. In questo scenario, è arrivato un uomo con una faccia di plastica da Elvis a ricordarci che l’arte è sporca, disturbante e, soprattutto, libera.
Lui è TonyPitony. Per alcuni è solo un meme sfuggito di mano, per altri è un genio. Ma se grattiamo via la superficie del fenomeno virale, quello che troviamo al di sotto è molto più complesso e affascinante. Dalla viralità su TikTok alla consacrazione nazionalpopolare con Scapezzolate, nuova sigla del FantaSanremo e l’imminente duetto con Ditonellapiaga al Festival, TonyPitony non è un incidente di percorso. È un glitch nel sistema che abbiamo imparato ad amare.

Crediti immagine: https://www.comune.livorno.it/it/eventi/tony-pitone-sul-palco-del-the-cage-2512302
L’uomo dietro la Maschera
Per capire TonyPitony bisogna, paradossalmente, dimenticare la maschera e osservare chi la manovra. Dietro al cantante si nasconde Ettore Ballarino. Classe 1996, siciliano, Ballarino è l’antitesi dell’influencer. La sua storia è un romanzo di formazione che attraversa Londra e la scena teatrale. Non tutti sanno che la precisione con cui Tony si muove sul palco non è frutto del caso, ma di anni di rigore accademico. Ballarino si è formato nel Regno Unito, dove ha imparato a dominare lo spazio scenico, a controllare il corpo, a capire i tempi comici e drammatici.
Ma perché la maschera? In un mondo dove tutti vogliono comparire e “metterci la faccia”, Tony la toglie. In un’intervista a Rockit, Ballarino ha chiarito il concetto fondamentale del suo progetto:
“La maschera non è un nascondiglio, ma uno strumento di rivelazione. Indossarla significa scegliere cosa mostrare. Dietro c’è autenticità, perché tutto ciò che mostro è scelto, non imposto. Quello che non si vede, le mie fragilità più intime, le proteggo dal giudizio e dalla mercificazione.”
TonyPitony, dunque, non è un personaggio finto. La maschera agisce come una valvola di sfogo che permette di liberare il “pensiero intrusivo collettivo”. Vi è mai capitato di sentire quella vocina nella testa che, nei momenti meno opportuni, vi suggerisce di urlare una profanità o di fare qualcosa di socialmente inaccettabile? TonyPitony prende quella vocina, la veste con uno smoking o una canottiera bianca da wife beater, le mette dietro un’orchestra e la fa cantare a squarciagola: è la libertà di essere scorretti e ridicoli, elevata a forma d’arte.
Genio o Trash?
Le sue produzioni mescolano il pop orchestrale italiano degli anni Sessanta, il funk e l’elettronica contemporanea. Il contrasto è l’arma vincente: sentire un arrangiamento alla Morricone su cui si innesta un testo che parla di emorroidi crea uno shock cognitivo. L’ascoltatore ride, ma intanto il piede batte il tempo. E poi c’è Mi Piacciono le Nere. Un titolo che è una trappola per l’indignazione facile: è razzismo? È feticizzazione? O è una satira su come parliamo di razza e desiderio? Tony si limita a ballarci sopra. È una critica alla retorica dell’industria musicale ripulita, o forse è solo voglia di caos. In entrambi i casi, funziona. E anche tanto.
Grazie alla sua formazione, Tony ha una consapevolezza del proprio corpo che è ipnotica. Si muove a scatti, alterna pose da statua a convulsioni da posseduto. TonyPitony incarna una virilità che non chiede approvazione, che non cerca di essere “carina” agli occhi degli altri. È grezza, diretta, a tratti minacciosa, e per questo incredibilmente magnetica.
“A me interessa il corpo in sé: sudato, fragile, goffo, desiderante. Nei miei pezzi il corpo diventa ridicolo ed eroico allo stesso tempo, perché lo è davvero: può inciampare in una rima, può esporsi al pubblico, può diventare ossessione o oggetto di desiderio. È un mezzo ma anche un ostacolo.”
Il 2026
Se fino al 2025 Tony era il segreto meglio custodito dell’internet italiano, il 2026 è l’anno in cui il vaso di Pandora si è rotto definitivamente. Due eventi sanciscono questo passaggio:
- Il FantaSanremo: essere scelti per la sigla del FantaSanremo significa essere riconosciuti come la voce ufficiale della community più attiva e influente della musica italiana.
- Sanremo 2026: La notizia del duetto con Ditonellapiaga nella serata delle cover ha mandato in tilt i social. L’Ariston, tempio della tradizione, si prepara ad accogliere il suo esatto opposto.
Ma non va dimenticato il suo “passato”: il provino a X Factor nel 2020, dove si presentò cantando Hallelujah di Leonard Cohen, affermando di essere Sting. All’epoca fu scartato, ma oggi viene corteggiato dalle stesse radio che, fino a poco tempo fa, lo avrebbero ignorato.
TonyPitony non salverà la musica italiana, ma sta facendo qualcosa di più: la sta rendendo nuovamente divertente e imprevedibile. In un’epoca di artisti terrorizzati dall’idea di essere cancellati, che pesano ogni parola, TonyPitony è l’incognita. È la dimostrazione che se hai talento e hai il coraggio, puoi piegare la realtà al tuo volere. Forse non siamo pronti per TonyPitony. Forse ci meritiamo solo le canzonette d’amore tutte uguali. Ma per fortuna, lui non ci ha chiesto il permesso. È arrivato, ha urlato “Giovanni”, ha ballato e ci ha ricordato che la vita è troppo breve per prendersi sul serio a faccia scoperta. E noi, ostaggi felici, non possiamo fare altro che applaudire.
Deborah Solinas
Fonti
Nesto Mattia, “Tony Pitony è di chi lo accoglie”, Rockit, 22 agosto 2025, ultima consultazione: 5 febbraio 2026, link: https://www.rockit.it/intervista/tony-pitony-chi-accoglie
