L’ICE nell’America di Trump

Negli ultimi dodici mesi, l’attività dell’Immigration and Customs Enforcement (ICE) ha raggiunto livelli di intensità senza precedenti. Sotto l’amministrazione Trump, infatti, che ha fatto della «più grande operazione di deportazione della storia» il suo vessillo politico (espressione usata dal presidente stesso nella sua campagna elettorale del 2024), l’agenzia ha visto il proprio budget gonfiarsi a dismisura grazie al cosiddetto One Big Beautiful Bill. Questo massiccio afflusso di fondi ha permesso di raddoppiare i ranghi, portando il numero di ufficiali a oltre 22 mila, un apparato che ormai supera in dimensioni molti dipartimenti di polizia statali.

Le cronache del 2025 e dell’inizio del 2026 descrivono una forza spesso fuori controllo, in cui le tattiche di arresto at large (ovvero i raid nelle comunità, nei luoghi di lavoro e persino vicino a scuole e ospedali) sono aumentate del 600 per cento. Il risultato è un sistema di detenzione al collasso: secondo l’American Immigration Council 2026 oltre 70 mila persone sono recluse in condizioni spesso disumane, molte delle quali senza alcun precedente penale. Lo stesso rapporto denuncia una legittimazione di fatto della violenza: il 2025 è stato l’anno più letale degli ultimi due decenni per chi finisce nelle reti dell’ICE, con 32 decessi accertati in custodia, mentre il 2026 ha già registrato sei morti nelle prime due settimane di gennaio.

Secondo alcuni, questi agenti operano come un vero e proprio apparato politicizzato, in cui l’assenza di supervisione e la protezione politica sono ai massimi livelli e creano, di fatto, un clima di impunità dove la vita umana ha un valore secondario rispetto alle quote di deportazione.

A gennaio è diventato virale il video della morte di Renée Nicole Good, una trentasettenne di Minneapolis uccisa a freddo dagli agenti dell’ICE. L’episodio ha scatenato una rivolta nazionale sotto lo slogan ICE, Out for Good, e ha riacceso il dibattito sulla scarsa preparazione psicologica e tattica di agenti, molti assunti in fretta e furia con bonus di 50 mila dollari, ma con un addestramento carente.

Crediti: lucysullacultura.com
https://lucysullacultura.com/perche-lomicidio-di-renee-nicole-good-ci-riguarda-tutti/

Un altro episodio recente ha visto coinvolti due giornalisti della RAI a Minneapolis, documentato in un video diventato virale in poche ore, raggelante per la sua brutalità verbale. I due stavano seguendo con la loro auto lo sviluppo delle proteste nate dopo l’uccisione di Renée Nicole Good, quando sono stati accerchiati da due veicoli dell’ICE, uno davanti e uno dietro, in una manovra a tenaglia solitamente riservata ai criminali in fuga. Nonostante una delle giornaliste abbia ripetuto chiaramente «Press. We are press italian» («Stampa. Siamo stampa italiana»), la risposta è stata una minaccia diretta:

«Questo è l’unico avvertimento. Se continuate a filmarci, se continuate a seguirci, spaccheremo il finestrino e vi trascineremo fuori dall’auto»

(Il Fatto Quotidiano).

Non c’è stata richiesta di documenti, non c’è stato un ordine di allontanamento basato su motivi di sicurezza pubblica. Solo la minaccia della forza fisica per impedire che l’obiettivo della telecamera documentasse il loro operato.

In questo contesto, il Presidente Trump non ha mai nascosto la sua ammirazione per la linea dura dell’ICE. Sempre secondo l’AIC, la sua strategia per il 2026 prevede l’espansione dei centri di detenzione fino a 135 mila posti letto, trasformando vecchi magazzini commerciali in prigioni improvvisate. L’amministrazione ha inoltre eliminato le sensitive locations, autorizzando di fatto i raid ovunque. Questo ha portato a un clima di terrore che spinge milioni di persone verso l’auto-deportazione, un fenomeno che la Casa Bianca rivendica come un successo, nonostante le denunce di famiglie spezzate e di violenze gratuite.

Anche in Italia è possibile osservare le ricadute di queste scelte politiche. Lo scorso mese un portavoce dell’ICE aveva confermato all’AFP che agenti dell’agenzia avrebbero operato sul suolo italiano in occasione delle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026. Il Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi aveva tentato di minimizzare, affermando che «non risulta alcuna presenza operativa dell’ICE» per la gestione dell’ordine pubblico. La questione è però più complessa, poiché è ormai prassi consolidata che le delegazioni straniere, specialmente quella statunitense, portino i propri apparati di sicurezza per proteggere atleti e altre importanti personalità.

Il Dipartimento di Stato USA aveva confermato che il Diplomatic Security Service (DSS) avrebbe guidato le operazioni, ma il coordinamento interagenzia (ISEG) include spesso rappresentanti di diverse forze federali. Il timore dell’opposizione italiana era che, sotto la copertura della protezione degli atleti, si nascondessero uomini di un’agenzia accusata di violazioni sistematiche dei diritti umani, creando un pericoloso precedente di giurisdizione straniera sul nostro territorio.

Molti sostengono che la sicurezza delle Olimpiadi non possa essere delegata a chi, nel proprio Paese, è accusato di calpestare i diritti umani fondamentali. Si sta assistendo a una pericolosa normalizzazione di un modello di polizia che reprime ogni forma di dissenso e che agisce con la violenza più estrema. Difficile però sperare che il governo italiano agisca, considerando che il mese scorso, durante una conferenza stampa congiunta con il Cancelliere tedesco Merz, la premier Giorgia Meloni ha lanciato una proposta che ha lasciato interdetta l’opposizione e l’opinione pubblica europea: «Confido in Trump, spero potremo dargli il Nobel per la pace», ha dichiarato il 23 gennaio 2026. Secondo la premier, se Trump riuscirà a imporre una «pace giusta e duratura» in Ucraina e a stabilizzare il Medio Oriente attraverso il suo Board of Peace, la candidatura al Nobel sarebbe un atto dovuto (ANSA).

Giulio De Meo

Fonti

Aaron Reichlin-Melnick, “New Report Details ICE’s Expanding and Increasingly Unaccountable Detention System”, American Immigration Council, 23 gennaio 2026, ultima consultazione: 25 gennaio 2026, link: https://www.americanimmigrationcouncil.org/blog/ice-expanding-detention-system/.

“Meloni, confido in Trump, spero potremo dargli il Nobel per la pace”, Ansa.it, 23 gennaio 2026, ultima consultazione: 25 gennaio 2026, link: https://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2026/01/23/meloni-confido-in-trump-spero-potremo-dargli-il-nobel-per-la-pace_06729431-76b3-4718-9b8e-83dadbe74ea6.html.

Redazione esteri, “L’Ice minaccia due giornalisti Rai a Minneapolis. Il video: «Spaccheremo il finestrino e vi tireremo fuori dall’auto»”, ilFattoQuotidiano, 25 gennaio 2026, ultima consultazione: 25 gennaio 2026, link: https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/01/25/lice-minaccia-due-giornalisti-rai-a-minneapolis-il-video-spaccheremo-il-finestrino-e-vi-tireremo-fuori-dallauto/8268802/.

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