François Brunelle e l’arte dei sosia

François Brunelle attraverso “l’arte dei sosia” ha catturato con la propria macchina fotografica le somiglianze eclatanti tra soggetti senza alcun grado di parentela tra loro. “Je ne suis pas un sosie!”, conosciuto anche come “I’m not a look-alike!”, è un progetto artistico che ha dato un forte contributo alla scienza, permettendo ad alcuni studiosi di rispondere alla domanda “perché si assomigliano tanto?”. Scopri di più nel nuovo articolo di @giulia_calvi.

Crediti immagine di copertina: @francoisbrunelle.doubles on Instagram

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Cool hunting: quando i trend diventano un mestiere

Dal ritorno in voga dello stile Y2K dai pantaloni a vita bassa ai go-go boots bianchi, passando per i bucket hats, il biennio 21-22 è stato solcato dalle tendenze più eccentriche ed eterogenee.

Ma come si afferma un trend? E, soprattutto, da dove nasce? La nostra redattrice, Rebecca Siri, ce lo racconta attraverso la figura del cool hunter: trovate i dettagli nell’ultimo articolo!

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Odi et amo: la notte di Halloween e le ispirazioni outfit dalle celebrites

Halloween è una festa odiata da molti, ma amata da tanti e certamente una festività importante per molte culture. Negli ultimi anni anche in Italia si è radicata questa tradizione, che è sempre più apprezzata dalle nuove generazioni come un’occasione per creare il costume più originale, divertirsi e festeggiare con gli amici. Nonostante ciò, le migliori ispirazioni outfit vengono non dal nostro Paese, ma da Oltreoceano, in particolare dalle celebrities.

In quest’articolo della nostra redattrice Alessandra Picciariello (@_style_aholic_) ne trovate alcuni esempi!

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Il fascino dell’insolito: la poetica dei nonluoghi

Supermercati, corridoi scolastici, autogrill, parcheggi, sale d’attesa, sale giochi abbandonate, centri commerciali chiusi. Alcuni luoghi che frequentiamo quotidianamente, al di fuori del loro contesto, possono assumere un fascino particolare ed evocare sensazioni peculiari: sentimenti di nostalgia, di euforia, di disorientamento e di paura. I luoghi liminali sono simboli della cultura contemporanea. Ce ne parla la redattrice Sofia Racco in quest’articolo.
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Musicoterapia: il potere terapeutico dell’espressione musicale

Quando si ha un problema, la musica è forse il miglior medicinale: lo si sente dire spesso e altrettante volte lo si è provato sulla propria pelle. Esiste sempre una canzone che, grazie a quei 3/4 minuti di melodia, riesce e tirare su il morale. Oggi esiste anche una figura professionale apposita, il musicoterapeuta, non molto diffusa fino a poco fa, ma che ora è in procinto di prendersi il suo spazio. E noi siamo pronti a saperne sempre di più, partendo dalla certezza che la musica, oggi, può salvare davvero una vita.

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Revolution of our Times: “tutti sono nessuno, nessuno è tutti”

Hong Kong: una città diventata un campo di battaglia fra un governo sempre più assoggettato dalla Cina popolare e un’orda di cittadini che non accetta di veder violate la propria libertà e l’indipendenza promessa. Una metropoli che non ha mai davvero avuto una sua identità, ma che la sta costruendo adesso, protesta dopo protesta, barricata dopo barricata. “Revolution of our Times”, il grido di battaglia delle proteste hongkonghesi, è anche il titolo del nuovo documentario di Kiwi Chow, che racconta in modo diretto, attraverso testimonianze e video sul campo, le cause e i protagonisti di questa rivolta urbana senza esclusione di colpi, in cui “tutti è nessuno, e nessuno è tutti”. Ce ne parla in questo nuovo articolo la nostra redattrice Rachele Gatto (@_gargantuaa_).

Crediti immagine in evidenza: mymovies.it

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Il lato positivo della fine dell’universo

Quante volte osservando il cielo stellato ci siamo sentiti impotenti di fronte alla vastità dell’universo? Con i processi tecnologici degli ultimi due secoli, questo senso di impotenza però è stato velocemente rimpiazzato: la superbia ci ha spinti a pensare di poter compiere qualsiasi impresa. Per cercare di ridurre quest’arroganza malriposta, bisognerebbe tornare ad osservare l’universo. Il risultato potrà essere destabilizzante, ma uomini di lettere come Leopardi e Hozier e l’astrofisica Katie Mack, potranno aiutarci a fare i patti con la dura realtà.
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@hozier
@astrokatiemack
@nasa
@neripozza

La favola della rabbia femminile: il caso di Jennifer’s Body

Jennifer’s Body è un film del 2009 diretto da Karyn Kusama, che narra la storia dark comedy e horror di Needy Lesnicki (Amanda Seyfried) che cerca di fermare la sua migliore amica Jennifer Check (Megan Fox) dopo che quest’ultima è stata trasformata in un demone mangia-uomini che sta lentamente uccidendo ogni ragazzo della loro scuola per mantenersi giovane e bella. Inizialmente massacrato dalla critica, il film sembra essere resuscitato dalle ceneri grazie al movimento #MeToo, che ha lo ha riportato in auge dopo aver notato una non così velata lettura femminista del titolo, rivalutandolo anche cinematograficamente. Gaia Sposari ce ne parla in questo articolo.

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Studio Ghibli: il ritorno delle favole di Miyazaki

Chi è cresciuto con i film d’animazione dello Studio Ghibli non può che conservare un tenero ricordo di lungometraggi come La città incantata, La principessa Mononoke, Ponyo e Il castello errante di Howl. Delle vere e proprie favole popolate da abili maghi, maiali parlanti, castelli volanti, principesse guerriere e minuscole bambine. In questo 2022 si è deciso di riportare questa antica gloria alla ribalta tra ritorni al cinema (tra cui il 12 novembre al Museo del Cinema di Torino!) e un nuovo parco tematico. Per celebrare questo anno di svolta la nostra redattrice Caterina Malanetto (@cate_a.m) ci illustra alcune curiosità a proposito di uno dei film culto targati Studio Ghibli: La città incantata.

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Dahmer (Netflix): quando a far parlare è la polemica

La nuova serie Netflix su Jeffrey Dahmer ha superato ogni record auspicato dalla piattaforma di streaming.

Tuttavia, nonostante si tratta indubbiamente di un prodotto di qualità, nel corso delle settimane la fama del titolo è accresciuta anche grazie a polemiche di ogni sorta che hanno coinvolto la crew di produzione e il team di Netflix.

La domanda, dunque, sorge spontanea: quanto siamo disposti a perdonare a una serie prodotta impeccabilmente, ma costantemente coinvolta nello scandalo?