Svalbard e Sollefteå: dove non puoi nascere

Le Svalbard e Sollofteå si trovano a più di 1600 kilometri di distanza, sono entrambe zone rurali e in ambe le località non è possibile partorire.
La redattrice Gaia Bertolino (_gaiabertolino), analizza le diversità del fenomeno, concentrandosi su come un “divieto” che possa sembrare uguale, sia in realtà diverso a seconda dello spazio e della cultura.

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Quando le immagini cambiano la storia: il caso “Waco Horror”

Oggi siamo in costante contatto con le immagini e questo rischia di farci dimenticare quanto importanti possano essere per veicolare un messaggio. È qui che la figura di Elizabeth Freeman, suffragetta nei primi anni del ‘900, può venirci in aiuto: nel 1916 fu chiamata ad investigare quello che passò alla storia come il caso “Waco Horror” e proprio grazie alle fotografie che testimoniano l’accaduto, riuscì a cambiare il destino di un’intera comunità.

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@glenatbd
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Adozioni a distanza: un salvavita per chi è nato in un Paese con un futuro indigente.

In un periodo storico in cui il razzismo sta prendendo sempre più piede nel nostro Paese, esiste un modo per aprire gli occhi e il cuore delle persone: le adozioni a distanza. Additare le colpe a chi emigra verso l’Italia dopo essere scappato dalla povertà più assoluta oggi risulta, per alcuni, il modo più semplice per affrontare i problemi quotidiani. Ma chi scappa, perché lo fa? E cosa faremmo noi al loro posto? Ma, soprattutto, cosa significa adottare? Per saperne di più è importante armarsi di empatia, essere pronti a scoprire come si può salvare una vita. Approfondisce l’argomento il nostro redattore Andrea Bordonaro.

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Luride, agitate, criminali: l’istituzione manicomiale e il controllo sui corpi delle donne

Luride, agitate e criminali è il risultato del lavoro di ricerca della storica Candida Carrino: lo studio delle cartelle cliniche delle donne internate in manicomio tra il 1850 e il 1950 ci restituisce una ricca galleria di protagoniste: dalle vedove alle prostitute, dalle idiote alle immorali, dalle infanticide alle uxoricide, dalle lesbiche alle deflorate. Donne vittime della violenza sociale e della violenza psichiatrica, grazie alla cui storia noi impariamo a conoscere i meccanismi delle istituzioni manicomiali attraverso i carteggi rinvenuti.

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Musicoterapia: il potere terapeutico dell’espressione musicale

Quando si ha un problema, la musica è forse il miglior medicinale: lo si sente dire spesso e altrettante volte lo si è provato sulla propria pelle. Esiste sempre una canzone che, grazie a quei 3/4 minuti di melodia, riesce e tirare su il morale. Oggi esiste anche una figura professionale apposita, il musicoterapeuta, non molto diffusa fino a poco fa, ma che ora è in procinto di prendersi il suo spazio. E noi siamo pronti a saperne sempre di più, partendo dalla certezza che la musica, oggi, può salvare davvero una vita.

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Ottobre rosa: l’importanza della ricerca spiegata dal Prof. Lambertini

Matteo Lambertini è professore associato presso l’Università di Genova e oncologo medico all’Ospedale Policlinico San Martino. Durante il suo percorso formativo in oncologia ha collaborato con diversi esperti a livello nazionale e internazionale, sviluppando specifiche competenze per la gestione del tumore al seno nelle giovani donne e focalizzando l’attenzione sulla preservazione della fertilità e sul miglioramento della qualità della vita delle pazienti. La redattrice Caterina Malanetto (cate_a,m) lo ha intervistato per saperne di più riguardo alla ricerca oncologica in tutte le sue sfumature.

Ottobre è il mese dedicato alla prevenzione del tumore al seno.
Secondo i dati ISTAT nel 2018 il carcinoma mammario ha rappresentato, con 13.076 decessi, la prima causa di morte per tumore nelle donne. The Password ha deciso di intervistare tre persone che hanno avuto o hanno tuttora a che fare con la tematica del cancro al seno per diffondere il messaggio sull’importanza della prevenzione.
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@airc @matteo.lambertini

Ottobre rosa: come Camilla ha sconfitto il tumore al seno

“Non bisogna mai perdere la speranza” queste le parole di Camilla, la protagonista di questa storia. Camilla 6 anni fa ha ricevuto la sua diagnosi di tumore al seno e da allora la sua vita è cambiata. Nell’intervista condotta dalla redattrice Caterina Malanetto (cate_a.m), ci racconta cosa ha significato per lei questa parte del suo vissuto, tra dolori, gioie e piccoli miracoli.

Ottobre è il mese dedicato alla prevenzione del tumore al seno. Secondo i dati ISTAT nel 2018 il carcinoma mammario ha rappresentato, con 13.076 decessi, la prima causa di morte per tumore nelle donne. The Password ha deciso di intervistare tre persone che hanno avuto o hanno tuttora a che fare con la tematica del cancro al seno per diffondere il messaggio sull’importanza della prevenzione.
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@airc.it

Ex manager nel terzo settore

A Torino un gruppo di 11 ex manager, ora in pensione, ha deciso di impiegare le proprie conoscenze, acquisite con le posizioni coperte ai vertici (dal settore manifatturiero al marketing…) durante le rispettive carriere, per aiutare le associazioni nelle attività più tecniche “dalla redazione dei bilanci ai bandi per avere fondi” Vignetta di Alessia Molina

La favola della rabbia femminile: il caso di Jennifer’s Body

Jennifer’s Body è un film del 2009 diretto da Karyn Kusama, che narra la storia dark comedy e horror di Needy Lesnicki (Amanda Seyfried) che cerca di fermare la sua migliore amica Jennifer Check (Megan Fox) dopo che quest’ultima è stata trasformata in un demone mangia-uomini che sta lentamente uccidendo ogni ragazzo della loro scuola per mantenersi giovane e bella. Inizialmente massacrato dalla critica, il film sembra essere resuscitato dalle ceneri grazie al movimento #MeToo, che ha lo ha riportato in auge dopo aver notato una non così velata lettura femminista del titolo, rivalutandolo anche cinematograficamente. Gaia Sposari ce ne parla in questo articolo.

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Dahmer (Netflix): quando a far parlare è la polemica

La nuova serie Netflix su Jeffrey Dahmer ha superato ogni record auspicato dalla piattaforma di streaming.

Tuttavia, nonostante si tratta indubbiamente di un prodotto di qualità, nel corso delle settimane la fama del titolo è accresciuta anche grazie a polemiche di ogni sorta che hanno coinvolto la crew di produzione e il team di Netflix.

La domanda, dunque, sorge spontanea: quanto siamo disposti a perdonare a una serie prodotta impeccabilmente, ma costantemente coinvolta nello scandalo?