L’attentato di via Rasella e l’estrema destra italiana: come si riscrive la storia di un Paese

Continuano le polemiche dopo le ultime dichiarazioni del Presidente del Senato Ignazio La Russa sull’attentato in via Rasella, in occasione della commemorazione del settantanovesimo anniversario dell’eccidio delle Fosse Ardeatine. “Quelli che i partigiani hanno ucciso non erano biechi nazisti delle SS ma una banda musicale di semi-pensionati, altoatesini, sapendo benissimo il rischio di rappresaglia al quale esponevano i cittadini romani, antifascisti e non”, afferma l’ex presidente di Alleanza Nazionale. Una posizione ideologica, quella di La Russa, che altera la verità dei fatti. Cosa è veramente successo a Roma il 23 marzo del 1944? Ce ne parla la nostra redattrice Micol Cottino (@_micol.03).

A 15 anni vengo ucciso nelle Fosse Ardeatine

335 i corpi inermi. 335 vite spezzate. 335 fra giovani e adulti, con le mani legate dietro il busto, costretti ad entrare in una cava, ad inginocchiarsi e ad aspettare la propria morte. I gruppi di fucilazione erano composti da cinque persone. Si aspettava il proprio turno. Si entrava nelle Fosse Ardeatine e non si usciva più. Alla fine del mattatoio i fucilati risultarono essere cinque in più del previsto, ma, come riportò successivamente il capo dell’operazione, “ormai erano lì…”. Di questa follia, di questo massacro ce ne parla Giulia Arduino.

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