“Playing God” è il corto in stop-motion che ha (quasi) portato l’Italia verso il sogno degli Oscar. Diretto da Matteo Burani e con l’animazione di Arianna Gheller, questo “body horror” racconta la ribellione di creature imperfette contro l’ossessione di un creatore crudele.
Con 92 premi internazionali e un’estetica che unisce l’arte rinascimentale alle atmosfere cupe del cinema di Burton e Selick, il film è un vero e proprio atto rivoluzionario: un elogio alla lentezza artigianale contro la frenesia dell’IA.
Ce ne parla la nostra redattrice Deborah Solinas nel suo nuovo articolo.
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