Durante il dopoguerra, all’interno di un vasto piano di riforme sul territorio per cercare di aumentare la produttività agricola a fronte di un imponente aumento della popolazione, l’Unione Sovietica decise di sacrificare le acque dell’importantissimo lago d’Aral, situato all’incrocio tra Uzbekistan e Kazakistan. Quando decise di irrigare con le acque dei suoi unici due affluenti le piantagioni, sapeva che il lago sarebbe quasi scomparso? Probabilmente sì, ma non lo considerò importante. Ed è per questo che parlare del lago d’Aral oggi significa parlare di uno dei più gravi disastri ambientali mai provocati dall’essere umano.
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