Francesca Liberatore e la sua ultima collezione per l’estate in pelle: l’intervista

Una sfilata a bordo piscina, una dentro a un comune cinema: queste sono solo due delle tante occasioni in cui Francesca Liberatore ha stupito i suoi ospiti in passerella. In questa stagione ci meraviglia con la grande maestria tecnica e creativa dimostrata nel maneggiare la pelle per realizzare un prodotto prettamente estivo. Una grande sfida che abbiamo avuto il piacere di seguire e raccontare in questa sede, mettendo in luce la grande passione della stilista, che crede fermamente nel suo lavoro e che trasmette valori ed emozioni al pubblico in un’atmosfera di sogno e riflessione, tipica della moda. La nostra è stata una chiacchierata per conoscerla più a fondo e approfondire il lavoro svolto nell’ultima collezione, la Spring Summer 2024, presentata durante la settimana della moda milanese. A voi la lettura!

Partiamo dal principio. Cosa significa la moda per te?

Per me la moda è un modo per comunicare valori importanti, è una cosa talmente bella e immaginifica che è proprio attraverso questo che io cerco di entrare nella mente e nell’animo delle persone, motivo per cui sono più fortemente legata all’esperienza fisica, allo show, che a una presentazione: in quei 10 minuti si impatta così tanto sull’animo delle persone (il team dietro e davanti le quinte e tutta l’audience che mi già mi conosce o che mi scopre per la prima volta) e per me questo è fondamentale, perché se non riesco a lasciare qualcosa in loro, allora è anche inutile vendere un mio vestito.

La tua collezione primavera/estate 2024 è interamente realizzata in pelle. Come mai quest’idea?

E’ stata una scelta che ho preso un po’ di tempo fa attraverso il confronto con Fulvia Bacchi, direttrice generale e amministratrice delegata del gruppo UNIC e di Lineapelle. Mi è stata proposta questa iniziativa e l’ho accolta con grandissima gioia: mi è stato richiesto di prendere parte, quest’anno, all’apertura della fiera di Lineapelle, con cui poi farò il giro del mondo. Ho voluto cogliere questa opportunità come una sfida: riuscire a creare una collezione interamente in pelle, cosa non facile, dato che la pelle ha dei pro e dei contro con cui lo stilista si deve confrontare, soprattutto da un punto di vista estetico e tecnico, poiché si tratta di una stagione estiva e quindi è necessario utilizzare la pelle in una maniera che possa esprimere traspirabilità e leggerezza. Abbiamo lavorato tantissimo con i laboratori per le rifinizioni, per le tipologie e lo spessore della pelle. E’ stato un lavoro molto attento che mi ha permesso di crescere tantissimo a livello tecnico e di conoscenza, proprio perché mi sono confrontata con questi addetti ai lavori, esperti del settore, che mi hanno saputa guidare e suggerire le soluzioni migliori. E’ stata una combinazione eccellente di conoscenza tecnica e di conoscenza trasmessa; infatti, in questo progetto ho coinvolto sette dei miei studenti. Attraverso la collezione, ho voluto dimostrare anche come, nonostante si parli di lusso, non abbiamo scartato praticamente nulla di queste pelli: di quelle più belle abbiamo mantenuto l’aspetto totalmente naturale, mentre quelle che avevano delle imperfezioni sono state salvate attraverso dei sistemi per nobilitarle.

Come mai la pelle può considerarsi più sostenibile rispetto ai sostituti in similpelle?

L’utilizzo che facciamo nella moda di questo materiale è, in realtà, uno dei migliori esempi di riuso, per rendere questo sistema sostenibile, perché il 99.5% di queste pelli deriva da scarti alimentari, che altrimenti sarebbe impossibile smaltire. Finché il mondo non diventerà interamente vegano il problema della pelle resterà. E’ una cosa in cui credo tantissimo poiché, se parliamo di sostenibilità, penso che il nostro settore stia facendo dei progressi, ma che debba farne ancora tanti, perché arrivare ad ottenere un ciclo totalmente sostenibile nella moda al momento non credo sia possibile e, soprattutto, l’unico mezzo di sostenibilità sarebbe produrre meno vestiti. Per quanto riguarda la pelle, è una necessità doverla smaltire. Secondo me è sempre importante considerare il quantitativo di pelle che si mette sul mercato e quanta poi se ne si può smaltire, quanti capi rimangono invenduti per problemi di sovrapproduzione, quanta pelle è in realtà fallata e, dunque, inutilizzabile e necessita di essere smaltita in altro modo: questo è il vero problema che il lusso fa nascere, perché ha dei parametri molto stringenti, che vanno bene finché sono dal punto di vista tecnico, ma che non vanno bene quando rispondono a pure esigenze estetiche. Sarebbe il ruolo della moda trovare una soluzione, una risposta e io nel mio piccolo ho voluto trovarla, perché per tutte le pelli un po’ fallate abbiamo trovato soluzioni che aumentano la qualità e la durabilità di questo prodotto innovativo, senza sprecare pellami.

Qual è il look di cui vai più fiera?

Devo dire che quest’anno mi sono piaciuti tutti, però ti direi il body di pelle, perché è quello su cui mi sono più concentrata, dato che non è il genere di vestito su cui lavoro normalmente. Il body riproduce una parte del corpo, che poi simboleggia anche un po’ il corpo della Barbie, come bambola snodabile, in cui ogni parte di plastica si scolora in modo diverso. Noi abbiamo tolto la plastica per mettere la pelle e rendere, così, l’infinita ciclicità della vita di questo prodotto, che allo stesso tempo si scolora e quindi dà i suoi segni d’invecchiamento. così come la plastica della Barbie. Attraverso questi body, ho creato tanti tagli proprio per simboleggiare le parti di questa bambola snodabile. Da una parte, sono diventate un po’ più motociclistiche e dall’altra parte sono diventate retrò per sagomare il corpo. Fondamentalmente si tratta di una tutina motociclistica declinata in tantissimi aspetti in cui a volte si disegnano anche, cambiandone i pellami, il reggiseno e la mutanda, come nella bambola Barbie.

Quanto è importante presentare le collezioni durante la settimana della moda milanese per far crescere e conoscere il proprio brand?

Secondo me è importante essere in un calendario ufficiale. Questa volta, però, ne sono rimasta al di fuori, proprio perché la cosa fondamentale non è il calendario, ma è permettere alla gente di vedere la collezione. E’ essenziale che per il rispetto del lavoro di tutti ci sia una gestione effettiva e la creatività non può essere sempre subordinata a un calendario e a una settimana della moda. E’ importantissimo perché agevola dei meccanismi, facilita il sistema e la ricezione da parte del pubblico ma, dall’altra parte, è fondamentale rimanere coscienti del nostro percorso lavorativo e, quindi, anche del rispetto e della gestione del nostro lavoro e di chi lavora con noi. Di conseguenza, se questi principi vanno a un certo punto in conflitto con la settimana della moda e con i suoi orari, è il lavoro che deve essere preservato, tutto quello che mantiene la nostra onestà intellettuale verso il nostro impegno e verso il pubblico della nostra sfilata.

Che consiglio ti senti di dare ai giovani che vogliono intraprendere la tua professione?

Devono crederci e devono capire che ci sono molte situazioni che diventano dinamiche di network, di sistema e, di conseguenza, devono essere molto sicuri di quello che vogliono raggiungere, comunicare ed essere. Essere una persona creativa significa anche fare delle scelte e rischiare, perché la creatività è un punto di domanda, è una cosa nuova su cui non abbiamo il 100% della sicurezza. Solo credendo in ciò che stanno facendo i giovani riusciranno a rimanere saldi. Siamo poi in un sistema governato dalle dinamiche finanziarie, dai colossi intorno a noi e, di conseguenza, sono solo l’umanità e l’individualità del singolo che possono rompere questo sistema, è soltanto l’individualità che ci potrà identificare come qualcosa di nuovo, diverso, interessante, desiderabile; altrimenti, un giovane non si potrà mai scontrare con un sistema di big, che possono contare su finanziamenti infiniti. Questa è una cosa di cui devono tenere conto, devono puntare sulla loro freschezza, sui loro punti di forza, supportati dalle conoscenze e dai percorsi adeguati, ma, se arrivano là, devono essere coscienti che quello che stanno comunicando è qualcosa in cui loro credono, che possono difendere.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Al momento partecipo a un giro del mondo, per cui adesso, dopo la sfilata, sarò a Ferrara (il 7 ottobre). Nel museo del Palazzo dei Diamanti ci sarà un’altra grande sfilata e sarà un contesto molto particolare. Dopodiché, ci sarà l’apertura di un hub creativo, una fondazione, una parte museale in chiesa San Michele, che potrà rispecchiare creatività e freschezza per il futuro. Poi, sarò a Macao a dicembre e a New York sempre con la sfilata in pelle. Tutto questo mi porta verso la prossima fashion week.

Ti ringrazio moltissimo per quest’intervista.

Grazie mille, Alessandra.

Fonte foto di copertina: Instagram @francescaliberatoreofficial

Alessandra Picciariello

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