Docuserie : “Gaïaland – tra sogno e incubo ambientalista”

Storia di una setta nata nella Parigi di fine anni ’70

“Gaïaland – tra sogno e incubo ambientalista” è il titolo di una serie documentaria in 4 episodi, di Yvonne Debeumarchè e Hannu Konturri, che racconta l’interessante vicenda degli “indiani dello stile di vita”, una setta che per vent’anni ha allontanato un centinaio di persone dalla società comune. Vent’anni di vita tribale e primitiva, in Europa.
La ricostruzione della loro storia è stata resa possibile grazie agli eccezionali archivi di Ilpo, un fotografo e imprenditore che prese parte alla setta. Attraverso la visione di questi documenti, associati ai vividi racconti di altri ex seguaci, il documentario riesce ad offrire una preziosa visione della realtà della vita nella “tribù.

Gaïaland è il nome che il gruppo diede al proprio progetto, elaborato nel corso degli anni Settanta in Canada. L’intenzione era quella di realizzare il sogno dell’umanità, ovvero di un mondo senza confini costruito non con le armi ma con l’amore. Attraverso la creazione di zone libere dove fosse possibile vivere una vita vera, intesa come condizione di armonia con la natura, per salvare la Terra e l’umanità dal proprio rovinoso destino.

Infatti già in quegli anni si iniziava a percepire come l’inquinamento, la deforestazione, l’eccessivo sfruttamento delle risorse terrestri costituissero una enorme minaccia per la prosperità del nostro ecosistema, e come i ritmi veloci di una società ormai unicamente proiettata al profitto e all’omologazione, schiava delle tendenze di mercato, svuotassero di senso l’esistenza umana. Sempre più persone aderirono a questo gruppo, che prese il nome di “la tribù“.

“Non c’è niente di più efficace che smettere di consumare”.

Nel 1978 il gruppo si spostò in Francia, dove cambiò nome in ecovie. Vi si praticava il veganismo, venivano gestiti negozi biologici e presto i membri, soprattutto giovani studenti universitari, iniziarono a vivere insieme in tepee tra i palazzi, nel cortile di una casa alle periferie di Parigi, e a coltivare i prodotti che vendevano. Qui per la prima volta venne messo in atto uno stile di vita alternativo a  quello della vigente società capitalista e dei consumi. La materialità era rifiutata alla luce  dell’unico interesse: stare bene nel rispetto reciproco e della natura, seguendo uno stile di vita primitivo. Il loro intento era di installare un modo di vivere alternativo nella società convenzionale, entrare nel sistema per trasformarlo dall’interno, “Far entrare la Natura a Parigi”, e più in grande “Fondare tante Gaïaland fino a rendere il mondo una unica Gaïaland”. 

Gli indiani di ecovie operavano sotto l’influenza di un misterioso sciamano dalle svariate identità, Apjoilno, soprannominato “Pelle rossa”, detto anche Norman William. Egli si presentava come nativo americano giunto in Europa dal Québec, dove aveva vissuto con la sua comunità Mi’kmaq, per rifondare una nuova comunità che ne condividesse lo stile di vita e i valori.

Nel 1984 diedero così inizio a un nuovo progetto di sensibilizzazione riguardo la crisi climatica e per riconnettere la comunità con la originaria vita nomade: “Le retour”, una marcia a piedi attraverso tutti gli stati del mondo che li avrebbe riportati dopo 16 anni al punto di partenza.  Dal 2000 sarebbe quindi iniziato un nuovo corso della storia, all’insegna dei valori della tribù e della salvezza del pianeta.

Presto però la marcia si trasformò in una continua fuga dalle autorità. Infatti le famiglie dei seguaci avevano iniziato a denunciarne la scomparsa, i giornalisti a mettersi sulle loro tracce, e vennero aperte diverse indagini sul loro leader. Tra le accuse quella di manipolazione.  

Nel frattempo i membri rimasti nel centro operativo in Francia, la biotech, vennero espulsi dal Paese e si rifugiarono in Belgio, dove la loro guida Norman William li nascose sotto il titolo di “Confraternita francescana”, in modo che potessero continuare a cercare fondi per finanziare il progetto della marcia, con ogni mezzo. Non troppo presto attirarono l’attenzione delle autorità belghe che aprirono un’indagine sul “leader” e lo condannarono per frode e falsificazione. Ma egli riuscì ad uscire di prigione dopo tre mesi di sciopero della fame.

Dopo quasi 10 anni di peregrinazioni “la tribu“, che lasciò Parigi, si stabilì in Svezia, dove si fece passare per una comunità di nativi Americani, e il resto d’Europa ne perse le tracce.
È a questo punto, nel 1993, che Ilpo ed Enjia, sua moglie, giunsero a conoscenza dell’esistenza di una comunità di nativi americani in Svezia, e ne diventarono membri accompagnandosi alle piccole figlie.

Con il suo aiuto la tribù, che all’epoca aveva mutato nome in Iriadamant, si spostò in Finlandia, sotto il circolo polare artico, dove d’inverno le temperature toccavano i -50°C. Nonostante gli avvertimenti della gente del posto, affrontarono l’inverno polare in condizioni di vita estreme.  La vita e le relazioni all’interno della tribù iniziarono a degenerare sotto i colpi della tensione e della disperazione.

Nel frattempo inquietanti avvenimenti attirarono su di loro l’attenzione dei media finlandesi, e si aprì una inchiesta. Ogni inganno venne smascherato: non erano veri nativi americani e il guru non era la persona creduta. Ritrovati dopo vent’anni dalle famiglie francesi, molti seguaci iniziarono a rivedere le proprie convinzioni, a perdere la fiducia nell’uomo che li aveva portati alla deriva. I membri di “la tribu” si avviavano così verso la fine di un sogno che era diventato un incubo.

Qual era la reale natura dell’influenza dello sciamano sulla comunità? Fino a che punto sono stati pronti a spingersi pur di salvare Gaialand?

È possibile guardare “Gaialand – tra sogno e incubo ambientalista” fino all’ 08/01/2024 su arte.tv, una piattaforma europea gratuita di streaming di contenuti a carattere culturale. Qui sotto il link.
https://www.arte.tv/it/videos/097757-004-A/gaialand/

Milena Toselli

Foto:
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