L’uccisione dell’orso M90, ordinata dal Presidente della Provincia Autonoma di Trento Maurizio Fugatti, del partito della Lega, ha portato all’attenzione nazionale, ancora una volta, la questione della gestione della presenza dell’orso in Italia. M90 era stato segnalato perché, nei mesi precedenti, era stato visto diverse volte avvicinarsi alle case, oltre ad aver rincorso una coppia di escursionisti che lo avevano incontrato su un sentiero della Val di Sole.
L’abbattimento dell’orso ha sollevato una serie di reazioni, in particolare da parte degli attivisti animalisti, i quali hanno manifestato per le strade della città di Trento sabato 10 febbraio, a favore di una risoluzione diversa della problematica. Questo episodio è avvenuto in contemporanea con la discussione del nuovo disegno di legge sulla gestione dei grandi carnivori, il quale permetterebbe l’uccisione di 8 orsi all’anno, di cui rispettivamente quattro adulti e quattro cuccioli. Inoltre, con questa legge, dovendo scegliere fra la cattura e l’uccisione la Provincia opterà sempre per la seconda soluzione, scrive il Corriere del Trentino. La scelta di operare in questo modo è stata giustificata soprattutto dalla preoccupazione rispetto all’incolumità e la sicurezza delle persone e a una possibile ricaduta negativa sul settore del turismo.
La presenza dell’orso bruno in Trentino è legata al progetto di ripopolamento Life Ursus, attivo dagli anni Novanta e finanziato dall’Unione Europea. Si tratta di una convivenza voluta e ricercata nell’ottica di favorire una maggiore biodiversità sul territorio. Nonostante questo, il panorama politico italiano non sembra essere particolarmente propenso a creare una convivenza tra umani e orsi, ma piuttosto sembra orientarsi preferendo l’eliminazione degli esemplari considerati rischiosi.
L’Italia non è l’unico paese a dover convivere con l’orso e, per questo motivo, è possibile comparare molteplici modalità di gestione dei rapporti con questi animali. Ad esempio, la ricerca in questo campo ha segnalato che l’utilizzo dei cassonetti specifici anti orso per la raccolta dei rifiuti, soprattutto organici, eviterebbe che gli orsi si avvicinino alle abitazioni umane. Inoltre, l’utilizzo dello spray anti orso permetterebbe agli escursionisti di difendersi da un possibile attacco: la ricerca condotta nei parchi naturali degli Stati Uniti e Canada ha mostrato che l’utilizzo dello spray anti orso a base di capsaicina si è rivelato più efficace per scongiurare un attacco rispetto all’utilizzo delle armi da fuoco. È inoltre da considerare che, sul territorio nordamericano, sono presenti delle sottospecie di orso, come l’orso grizzly e l’orso nero, le quali presentano delle etologie più aggressive nei confronti dell’essere umani rispetto all’orso bruno del Trentino o all’orso marsicano abruzzese. La consapevolezza circa il comportamento da tenere nel momento di incontro con un orso sembra essere fondamentale. Secondo gli esperti, l’orso tenderebbe a non cercare lo scontro diretto, prediligendo invece il “falso attacco”. Per questo motivo, invece di scappare, occorrerebbe sdraiarsi per terra in posizione prona e incrociare le mani dietro la nuca così da proteggere il collo.
Tuttavia, le stesse associazioni animaliste quali StopCasteller e Assemblea Antispecista che hanno manifestato a Trento evidenziano che lo spray a base di capsaicina è tutt’ora illegale in Italia, ed esortano le istituzioni a creare maggiore educazione rispetto all’argomento.
Laura Del Sordo
Crediti immagine di copertina: https://www.pinterest.it/pin/140806225202174/

penso che l’idea del ripopolamento di orsi e lupi non sia molto gestibile e condanni i poveri animali a essere “sparati “ prima o poi. Troppo stretto l’habitat da condividere e poi come impedire a queste queste povere bestie di scendere a cercare il cibo laddove si trova? Potrebbero portare loro il cibo a monte per non farli a scendere a valle, ma poi dicono che non sarebbero abbastanza selvatici…😳😳
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