28/05/1974: la Strage di Piazza della Loggia

Sono le 10 passate da pochi minuti e piazza della Loggia, a Brescia, è gremita di manifestanti. E’ il 28 maggio 1974 e scioperano per protestare contro gli attentati fascisti che da tempo si susseguono in Lombardia: esplosioni in una sede del Partito socialista e in alcune attività commerciali, un ordigno ritrovato di fronte alla CISL e reso inoffensivo. Non ci sono ancora state vittime, ma un ventunenne è rimasto ucciso dall’esplosione di una bomba che stava trasportando in motorino, e in città la situazione è tesa, secondo molti le forze dell’ordine non stanno facendo abbastanza per proteggere gli antifascisti.

E’ proprio dell’impunità per i fascisti che sta parlando dal palco Franco Castrezzati, dirigente della CISL: “la nostra Costituzione, voi lo sapete, vieta la riorganizzazione sotto qualsiasi forma del disciolto partito fascista”, dice, “eppure il Movimento Sociale Italiano vive e vegeta. Almirante, che con i suoi lugubri proclami in difesa degli ideali nefasti della Repubblica sociale italiana ordinava fucilazioni e spietate repressioni, oggi ha la possibilità di mostrarsi sui teleschermi come capo di un partito che è difficile collocare nell’arco antifascista e perciò costituzionale. A Milano, al” — poi non dice più niente, il boato dello scoppio copre la sua voce.

La bomba era in un cestino dei rifiuti, le schegge di metallo infieriscono sui corpi dei presenti, a terra rimangono in tre, che diventeranno sei nel tragitto verso l’ospedale, che diventeranno otto dopo poche ore: Giulietta Banzi Bazoli, Livietta Bottardi in Milani, Alberto Trebeschi, Clementina Calzari Trebeschi, Euplo Natali, Luigi Pinto, Bartolomeo Talenti, Vittorio Zambarda.

Franco Castrezzati ricomincia a parlare: “compagni e amici, state fermi, state calmi, state calmi, state all’interno della piazza”, urla, poi cede il microfono per soccorrere suo fratello.

Ci sono molte fotografie dei momenti concitati e terribili che seguono, i giornali le ripubblicano ogni anno: il fumo che copre la piazza, il soccorso ai feriti, Arnaldo Trebeschi inginocchiato accanto al corpo del fratello coperto da uno striscione, Manlio Milani che sorregge il corpo senza vita della moglie Livia. Non sono solo testimonianze di uno dei giorni peggiori della strategia della tensione, in questa storia le fotografie svolgono un ruolo fondamentale.

Quella della strage di Piazza della Loggia è infatti, come quelle delle altre bombe fasciste che hanno dilaniato l’Italia tra gli ultimi anni Sessanta e i primi anni Ottanta, una storia di depistaggi, ingerenze dei servizi segreti, assoluzioni, chiusura e riapertura delle indagini: la piazza è spazzata e lavata prima del pomeriggio del 28 maggio, dell’esplosivo, che una sentenza del 2015 ha identificato come gelignite — idrosolubile — non rimane traccia; quando sembra che un condannato sia sul punto di parlare con gli inquirenti è assassinato in carcere; molti dei coinvolti ora vivono all’estero, alcuni hanno cambiato nome, altri hanno scelto paesi privi di accordi sull’estradizione con il nostro.

In questo quadro di grave difficoltà giudiziaria, però, negli ultimi anni si è fatta strada una nuova possibilità: le parole di un uomo che negli anni Settanta militava negli ambienti neofascisti del nord Italia riguardo il coinvolgimento, come esecutori materiali, di due persone fino ad allora toccate solo marginalmente dalle indagini, Roberto Zorzi e Marco Toffaloni, hanno trovato riscontro in una perizia antropometrica. Toffaloni, che nel ’74 aveva 17 anni, compare nella folla dietro al servizio d’ordine che fa cerchio ad Alberto Trebeschi mentre piange sul corpo del fratello, in una delle foto più famose del 28 maggio.

Questa svolta nelle indagini ricorda quanto avvenuto nel 2019 riguardo la strage di Bologna, quando l’ex moglie di Paolo Bellini, un militante di Avanguardia Nazionale, lo ha riconosciuto in un filmato girato da un turista tedesco poco prima dell’esplosione della bomba che ha ucciso 85 persone: Bellini nel 2022 è stato condannato in primo grado all’ergastolo, Zorzi e Toffaloni sono stati rinviati a giudizio, il secondo sarà giudicato dal tribunale dei minori per via della sua età ai tempi dei fatti.

Virginia Platini

Fonte immagine in evidenza: Pinterest

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