Amber Nicole Thurman e l’America delle morti prevedibili

Arriva chiara ed inequivocabile la sentenza del Georgia maternal mortality review committee: la morte della giovane Amber Nicole Thurman sarebbe stata prevenibile.
È così che, nel bel mezzo della campagna elettorale statunitense, si riapre l’acceso dibattito sull’aborto negli Stati Uniti.

La storia questa volta comincia così.

Amber Nicole, giovane assistente medica di 28 anni, scopre di essere incinta di due gemelli; ed essendo lei già madre di un bambino di sei anni capisce di non essere in grado né economicamente, e tantomeno psicologicamente, di crescere altri due figli.
Siamo nell’estate del 2022 e questo significa che la Corte Suprema degli Stati Uniti ha appena rimosso la tutela al diritto all’aborto, ogni stato ha quindi libertà decisionale su questa materia. Amber abita in Georgia, uno degli stati in cui le nuove leggi, per l’accesso all’interruzione di gravidanza, sono più restrittive.

La giovane madre si reca, per questa ragione, in North Carolina, in cui invece è riuscita ad ottenere un appuntamento per un’interruzione volontaria di gravidanza. Durante il tragitto in macchina però, rimane bloccata nel traffico per diverse ore e, per questo motivo, perde l’appuntamento.
I tempi sono stretti, Amber non riuscirà a prenotarsi nuovamente a causa delle tantissime richieste che queste (poche) cliniche ricevono ogni giorno, perciò le viene somministrata una pillola abortiva.
Di norma questo tipo di medicinali sono molto sicuri, la giovane però sperimenterà un rarissimo effetto collaterale: non tutto il materiale del feto viene espulso dall’utero, questo porterà a gravi complicazioni.

La soluzione in campo medico c’è: si chiama D&C (per intenderci, quello che noi chiameremmo “raschiamento”), ed è un’operazione estremamente comune e a basso rischio grazie alla quale dall’utero vengono rimossi eventuali materiali residui non correttamente espulsi. Il D&C è infatti ampiamente utilizzato anche in casi di aborti spontanei.
Amber ha dolori lancinanti per ore e una consistente perdita di sangue, per questo viene trasportata d’urgenza in ospedale. Qui, i medici le confermano che la sua interruzione volontaria di gravidanza è incompleta, alcuni resti abortivi si trovano ancora all’interno del suo utero, causando una grave infezione.

Il finale è esattamente come, forse, avete immaginato fin dall’inizio di questa vicenda: come conseguenza dell’abortion ban e delle leggi dello stato della Georgia, i medici negheranno ad Amber il D&C, per diverse ore. Per la precisione, dalle 18.00 del 18 Agosto, fino alla mattina successiva. Quando la giovane viene trasportata, alle ore 14.00, in sala operatoria è troppo tardi. Il cuore di Amber si ferma durante l’operazione.

Quando poco prima dell’attuazione dell’abortion ban in migliaia gridavano che questo avrebbe portato più morte che vita, era esattamente di questo che si parlava. Perché quando l’accesso all’aborto non è più tutelato dallo Stato non significa che le donne smetteranno di abortire. Vuol dire che sempre più spesso lo faranno in maniera non sicura, anche a costo della propria vita.

La candidata alla presidenza Kamala Harris è intervenuta a riguardo al Cobb Energy Performing Arts Center in Atlanta. Sottolineando come la storia di Amber sia un esempio lampante di come il ribaltamento di Roe v. Wade, da parte della Corte Suprema, abbai un impatto pericolosissimo sulle vite delle donne americane.
Qui sotto, il tweet che troviamo sul suo profilo ufficiale:

Fonte: Twitter https://x.com/kamalaharris/status/1837256130344669479?s=46&t=oNgiXRBpQRK0ua9evNEjgQ

Per molti, le parole della candidata non sono altro che un mero tentativo di guadagnare voti attraverso l’accaduto, ma per tante donne sono invece la speranza che, in futuro, il diritto all’aborto venga nuovamente garantito e tutelato in tutti i 50 stati.

La storia di Amber è una di tante, altrettanto importanti, tragedie che si stanno consumando sul territorio americano. Il personale sanitario si trova spesso costretto a scegliere tra il salvare la vita di una donna o la propria carriera.

Ad oggi secondo il Center for reproductive rights sarebbero circa 14 gli stati in cui viene imposto il divieto totale all’aborto, 11 invece quelli che applicano leggi altamente restrittive. Gli stati in cui il diritto all’aborto è invece ancora tutelato e fa parte della Costituzione sono circa 11.

Una statistica che a molti sembrerà quasi assurda, eppure ad oggi la situazione è questa.

Che queste nuove elezioni segnino un punto di svolta per i diritti riproduttivi?

Non ci resta che sperare.

Alice Musto

Fonti:

https://www.theatlantic.com/ideas/archive/2024/09/women-killed-dobbs-decision-abortion/679921/https://www.nytimes.com/interactive/2024/us/abortion-laws-roe-v-wade.html

https://www.nytimes.com/2024/09/16/opinion/abortion-bans-death-thurman.html

https://reproductiverights.org/maps/abortion-laws-by-state/

https://altreconomia.it/laccesso-allaborto-negli-stati-uniti-a-un-anno-di-distanza-dalla-fine-della-roe-v-wade/

Lascia un commento