I podcast sono una delle meraviglie del nuovo secolo.
Da quando la televisione ha ucciso la radio, come dicevano i Buggles, l’intrattenimento ha iniziato a basarsi sempre di più su una narrazione visiva più che uditiva, complici anche i social media dagli anni Dieci di questo secolo.
Tuttavia, il successo dei podcast ha confermato il bisogno di consumare storie e opinioni non solo visivamente ma anche uditivamente. Ci sono vari tipi di podcast: quelli che si concentrano principalmente su interviste o informazione (per esempio il nostro podcast Oltre l’Inchiostro), oppure podcast dove persone esprimono le loro opinioni ed esperienze come se fosse una chiacchierata tra amici (per esempio il famigerato podcast Talk Tuah); in questo articolo ci concentreremo invece su una tipologia di podcast non molto popolare nell’ambiente italiano, ovvero i podcast narrativi. Si tratta di podcast che raccontano delle storie utilizzando il formato audio per immergere l’ascoltatore in altri mondi e vicende avvincenti.
Una piccola avvertenza: solo uno di questi podcast è in italiano, tutti gli altri sono o statunitensi o britannici e per questo interamente in inglese. Ma non lasciatevi spaventare! Dati i contesti i dialoghi non usano vocabolari troppo astrusi, e inoltre possono essere un ottimo esercizio per migliorare la lingua!
Il primo podcast consigliato è il celeberrimo Welcome to Night Vale, forse il più famoso di questa categoria di media. Night Vale è una cittadina situata da qualche parte nel sudovest statunitense, dove lo speaker radio Cecil Palmer descrive giornalmente gli assurdi avvenimenti che accadono nel comune come se fossero la normalità. Con un umorismo secco e surreale, vi aspettano una miriade di personaggi, da conoscere nei più di duecento episodi pubblicati su Spotify dal 2012, una trama non molto complessa e un’atmosfera resa, come si dice oggi, “cozy“, grazie alla voce di Cecil. È insomma il podcast perfetto da ascoltare nei momenti di noia o di ricerca di concentrazione, consigliato a chi vuole avere qualcuno che parla in sottofondo mentre studia.
Il secondo podcast, The Magnus Archives, va in direzione opposta rispetto al primo. Scritto da autore britannico Johnny Sims, che tra l’altro non solo è l’attore che interpreta il protagonista, ma ha anche dato a quest’ultimo il suo nome di battesimo, con i suoi duecento episodi usciti dal 2016 al 2021 trascina l’ascoltatore in un universo dove le paure delle persone sono entità mostruose e dove niente è come sembra.
Jonathan Sims (il personaggio, non l’autore) è il capo archivista del fittizio istituto per la ricerca soprannaturale, con base a Londra e chiamato Magnus Institute; il suo lavoro è quello di mettere in ordine e digitalizzare tutte le testimonianze lasciate in disordine dal suo ex capo, scomparso in circostanze misteriose…
La trama è sicuramente più complessa rispetto a quella del primo podcast, e c’è da dire che è molto più grafico nella narrazione. Se Welcome to Night Vale è quello che si ascolta per conciliare il sonno dopo una lunga giornata, The Magnus Archives è quello che si ascolta guardando il vuoto e con grande attenzione per non perdere nulla della trama e segnandosi i nomi dei personaggi sulle note del telefono, per tenere traccia di chi ha fatto cosa. Aspettatevi di ascoltare descrizioni da far venire gli incubi la notte! Consigliatissimo a chi ama l’horror e le tragedie.
Il terzo podcast consigliato è Wolf 359, in cui gli scrittori e produttori Gabriel Urbina e Zach Valenti riprendono la tradizione radiofonica di radio drama per portarla su tutte le piattaforme di streaming audio disponibili. Infatti, se i primi due podcast discussi sono principalmente raccolte di racconti brevi che poi costruiscono una trama, Wolf 359 ti lancia immediatamente nello spazio insieme alla ciurma della Hephaestus, una stazione spaziale che orbita intorno alla stella che dà il titolo all’opera.
Seguiamo le avventure del protagonista Doug Eiffel, interpretato da Zach Valenti, ufficiale delle comunicazioni della stazione spaziale. Quest’ultimo è un uomo pigro, negligente, che trova qualsiasi scappatoia per evitare il lavoro, finendo spesso in situazioni spiacevoli insieme agli altri membri della missione, quali la capitana Minkowski, opposta a livello caratteriale, Hilbert, uno scienziato dal passato misterioso, ed Hera, l’intelligenza artificiale che regola la vita sulla Hephaestus.
Un podcast relativamente corto, con solo 61 episodi usciti tra il 2014 e il 2017, con un pacing veloce e frenetico, che riesce a partire da una semplice sitcom fantascientifica epr poi sfociare nel thriller al cardiopalma in pochi episodi, quindi è perfetto per chi fa il pendolare e vuole ascoltare qualcosa di divertente e avvincente durante i noiosi momenti di ritardo dei treni.
Si potrebbe benissimo paragonare a un romanzo dell’epoca d’oro della fantascienza, dove tanto succede in così poco tempo che non ce la si fa a reagire, ma solo a divertirsi.
L’ultimo podcast che verrà trattato è uno dei pochi esempi italiani prodotti per questo genere ed è C’è vita nel Grande Nulla Agricolo?, scritto e diretto da Gianluca Dario Rota e Nicolò Valandro, conosciuto come Johnny Faina.
Già dal titolo si deduce il taglio umoristico del podcast, che prende diretta ispirazione da Welcome to Night Vale, solo che al posto di essere ambientato negli Stati Uniti è ambientato nella campagna emiliana, nella cittadina fittizia di Villamara.
Una ventata d’aria fresca nel panorama dei podcast italiani, che con ironia e surrealismo tratta i veri problemi delle province rurali italiane. Tra cospirazioni che coinvolgono la pro loco, astronauti che abitano in roulotte e mostri mutanti che abitano nella subsidenza, è un ottimo modo per scoprire il mondo dei podcast.
Sole Dalmoro
