Dialogo con un nonno (pt. II)

Continua la conversazione dopo la telefonata di mia sorella. Mi sono persa un pezzo della storia di quel signore, che agli occhi di un bambino è un nonno. 

«Sai quando c’è un arrestato, sai cos’è un arresto?». Lorenzo annuì e accennò alle manette «Ecco bravo. Una volta che il ragazzo è fuori, metti che ha fatto tre anni in carcere, esce e lui non va giudicato. Io non lo giudico: lui è una persona». Il carabiniere ormai congedato scandì bene con la sua voce saggia e roca la parola “persona” e il verbo “giudicare”, come se una cosa oggi non assumesse in sé l’altra. Ma i bambini sono belli e ancora trasparenti come i fogli bianchi.

«Io sono stato un padre, un fratello, uno zio: in questo lavoro si fa così. Ho chiuso un occhio o due occhi –fece segno con la mano coprendosi la faccia- quando serviva. E poi mi sono congedato e ho preso la pensione», tanto agognata sembrerebbe. «E pensi che mi sia fermato? –Lorenzo non sapeva cosa rispondere- Certo che no! Adesso che sono in pensione faccio volontariato –il tono appagato e felice- Faccio servizio civile nelle scuole, sai quelli che gestiscono il traffico… –Lorenzo questa volta rispose convinto perché vede i signori con la pettorina fluorescente tutti i giorni quando esce da scuola- ecco sì quello. E poi due giorni alla settimana vado a Cortemilia in una struttura per disabili e con loro sai, si fanno tante attività: si fanno dei giochi, una volta si balla, le gite». 

Avevo paura che mio nipote si annoiasse e che il signore potesse rimanerci male. Così ogni tanto, essendo seduta accanto a lui sulla panchina, ma più indietro rispetto a dove stava il signore, gli solleticavo la schiena. Non so perché, ma mi dava l’idea che potesse concentrarsi meglio. Ciò che quel signore gli disse dopo, fu un insegnamento prezioso.

«Ho fatto tanti lavori: il sarto, il muratore, il magazziniere, il cuoco, anche il pittore perché ho pitturato tutte le pareti di casa mia, il carabiniere, il pensionato. E sai quale lavoro mi è piaciuto di più? -Lorenzo scosse la testa- Il carabiniere! Tu con la zia –si rivolse a me e io confermai di esserlo- hai detto “la Polizia”, ecco: i carabinieri sono simili alla polizia e anche alla guardia di finanza, ma al contrario di questi, loro fanno TUTTO. L’Arma, che si dica pure, è la migliore; d’altronde è la più vecchia». Sorrisi, perché mi venne di farlo.

«E la cosa che mi è piaciuta di più e ho sempre cercato di fare in tutti i lavori che ho fatto, è aiutare le persone. Quella è la prima cosa. Rispetta la mamma, il papà, la zia, i nonni, soprattutto i nonni perché sono loro che ti crescono! Quando chiedi un gioco a papà e lui ti dice che non può ma di aspettare fine mese, non fare i capricci: digli “Sì papà, va bene”. Io l’ho chiesto due volte a mio papà mi pare, e quando mi arrivava devi dire “Grazie papà”». Lorenzo annuì. La percezione delle cose cambia col tempo anche le più piccole. «La cosa importante è la costanza. Ricorda: essere costanti. Ma si vede che tu sei un bambino paziente, tranquillo ed educato. Con l’educazione si va da tutte le parti».

Lorenzo lo ringraziò. Io chiesi scusa ma dovevamo andare, perché mio nipote era di sopra dalla dottoressa ed era quasi ora che uscisse. Quel signore mi chiese per che cosa. «Dalla logopedista» e mio nipote gli spiegò che era per imparare a dire le parole. «Ah io sto aspettando mia moglie che fa un massaggio». Probabilmente si trattava del fisioterapista.

Lo ringraziammo nuovamente e lo salutammo, mentre lui ricambiava con quel sorriso tanto affabile e l’aria gentile che aveva mantenuto dall’inizio alla fine. Aveva parlato apposta per un bambino con un linguaggio adatto a lui, si era lasciato fare un’intervista alla quale io semplicemente avevo assistito.

Mentre salivamo gli scalini dello studio diretti al corridoio della dottoressa, mi rivolsi a mio nipote dicendogli che gli erano stati fatti dei bellissimi complimenti e che il signore ci aveva suggerito dei mestieri che non avevamo considerato prima. «È molto simpatico quel signore!» mi disse. Io sorrisi e condivisi. Gli ribadii che si possono provare tantissime cose prima di trovare quello che piace.

«Ha parlato tanto, ti sei annoiato?». «No zia, era interessante. Davvero simpatico». I bambini, che a volte sottovalutiamo, bisogna lasciarli sognare.

Nicole Zunino

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