Oltre un terzo degli adulti italiani è considerato analfabeta funzionale. È quanto emerge dall’ultimo rapporto OCSE. Ciò significa che una parte significativa della popolazione adulta dello Stivale, il 34% per l’esattezza, ha difficoltà a comprendere testi scritti, risolvere problemi quotidiani e utilizzare informazioni numeriche in modo efficace.
L’Italia risulta in fondo alla classifica tra i Paesi industrializzati e si colloca tra gli ultimi posti in Europa per competenze funzionali della popolazione adulta, con un divario particolarmente evidente tra il Nord e il Centro Italia e il Sud del Paese. A mostrare i valori di competenza più bassi sono le persone di età compresa tra 55 e 65 anni rispetto ai giovani di 16-24 anni, mentre le donne registrano un forte distacco dagli uomini nella capacità di utilizzo e di comprensione di dati matematici e numerici.

L’identikit dell’analfabeta funzionale
Le caratteristiche degli analfabeti funzionali in Italia sono variegate e riflettono diverse sfide sociali ed economiche.
Innanzitutto, uno dei fattori è legato all’età. Infatti circa 1 analfabeta funzionale su 3 su tre ha più di 55 anni. Questo gruppo ha spesso ricevuto un’istruzione meno completa rispetto alle generazioni più giovani. Per quanto riguarda il genere, più della metà degli analfabeti funzionali sono donne. Questo potrebbe riflettere disparità storiche nell’accesso all’istruzione e alle opportunità di lavoro, sottolineando anche il tema delle discipline STEM ancora troppo poco frequentate dalle ragazze.
Se ci riferiamo all’occupazione, solo il 10% degli analfabeti funzionali è disoccupato. La maggior parte svolge lavori manuali e routinari, spesso in settori poco qualificati. Dal punto di vista geografico, invece, le regioni del Sud e del Nord-Ovest del Paese hanno le percentuali più alte di analfabeti funzionali, ospitando più del 60% del totale. Questo potrebbe essere legato a differenze nelle opportunità educative e economiche tra le diverse aree del Paese.
Molti analfabeti funzionali provengono da famiglie con meno di 25 libri, sintomo di un ambiente meno stimolante per lo sviluppo delle competenze di lettura e scrittura. Le persone nate prima del 1953 sono particolarmente colpite, poiché non hanno usufruito della scolarità obbligatoria. Inoltre, l’analfabetismo di ritorno è un problema significativo nelle fasce più adulte.
L’analfabetismo funzionale in Europa
Il confronto tra l’analfabetismo funzionale in Italia e in Europa evidenzia alcune differenze significative.
I Paesi del Nord Europa come Finlandia (11%), Olanda, Norvegia (12%) e Svezia (13%) hanno i livelli più bassi.
L’Italia si trova al quartultimo posto, seguita solo da Israele, Lituania, Polonia e Portogallo.
Oltre al Belpaese, anche Stati come la Spagna (28%), la Grecia (27%) e la Slovenia (25%) registrano percentuali elevate.
L’Italia, come abbiamo già evidenziato, è caratterizzata da uno dei più alti livelli di analfabetismo funzionale in Europa, con un divario significativo tra le diverse regioni e tra i generi. Questo problema ha un impatto negativo sulla competitività economica e sulla partecipazione civica all’interno dei confini nazionali.

Come combattere l’analfabetismo funzionale
Combattere l’analfabetismo funzionale richiede un approccio multilaterale a più livelli che coinvolga diverse aree dell’educazione e della formazione.
Si potrebbero adottare diverse strategie tra cui, ad esempio, lavorare a una riforma efficace del sistema scolastico, implementando programmi che sviluppino competenze di lettura, scrittura, calcolo e pensiero critico sin dai primi anni della scuola dell’obbligo, offrendo formazione continua agli insegnanti per migliorare le loro competenze pedagogiche e la capacità di individuare e sostenere gli studenti a rischio di analfabetismo funzionale.
Inoltre, sarebbe importante offrire corsi di alfabetizzazione per adulti che coprano non solo le lacune di lettura e di scrittura, ma anche eventuali carenti competenze digitali e di problem solving. Sarebbe importante rendere questi corsi accessibili sia in termini di orari che di localizzazione, magari sfruttando le piattaforme online per raggiungere un pubblico più ampio.
Occorrerebbe sostenere e promuovere le biblioteche pubbliche come luoghi di apprendimento continuo e di promozione della cultura, organizzando campagne di sensibilizzazione che promuovano l’importanza della lettura e delle competenze funzionali nella vita quotidiana.
Affrontare l’analfabetismo funzionale in modo serio richiede un impegno collettivo che coinvolga scuole, famiglie, aziende e il governo. Solo attraverso un approccio integrato si può sperare di migliorare significativamente la situazione e garantire che tutti gli individui abbiano le competenze necessarie per partecipare pienamente alla vita sociale, politica ed economica del Paese.
Francesca Decorato
Fonte: La Repubblica

🎀 Interessante ~ Ma non credo utile puntare solo sul collettivo, dimensione molto dispersiva con lentezze bibliche ~ Esiste un impegno personale che consente l’inplementazione culturale progressiva da parte di chi lo desidera ~ Essere continuamente autodidatta o essere mediocre e’ una scelta ~ Certamente strutture apposite possono favorire.
Buona giornata!
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