«Non andate avanti, signore, per niente al mondo!
Non andate avanti. Qui comincia il regno degli spiriti maligni.»
da Nosferatu, di F. W. Murnau (1922)

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In occasione dell’uscita nelle sale del Nosferatu di Robert Eggers, il primo gennaio scorso, ripercorriamo insieme la storia di Nosferatu stesso: nato nel 1922 come imitazione non autorizzata del romanzo gotico Dracula di Bram Stoker, ha finito col diventare — ironia della sorte — un cult del cinema e una pietra miliare sia per gli adattamenti, famosissimi, del libro originale (come lo splendido Dracula di Bela Lugosi del 1931), sia per l’intero genere horror. La prima versione di Nosferatu nacque dal desiderio del regista tedesco F. W. Murnau di realizzare un omaggio cinematografico al capolavoro inglese Dracula, ma la strenua opposizione di Florence Balcombe, la vedova di Bram Stoker, costrinse la piccola casa di produzione Prama-Film a cambiare leggermente alcune parti della storia per non dover fronteggiare l’annosa questione del diritto d’autore (trama, personaggi nonché ambientazione: da Londra a Wisborg, in Germania), pur di non abbandonare il progetto. L’escamotage però non bastò e la signora Balcombe fece causa alla casa di produzione, causandone la bancarotta. Vista l’impossibilità di vedersi compensare le royalty, la donna chiese e ottenne di veder distrutta ogni copia dell’odiato plagio; tuttavia, un singolo esemplare francese con didascalie in inglese (si trattava pur sempre di un film muto) riuscì a salvarsi e giunse, alla fine degli anni Venti, negli Stati Uniti.

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Per quanto concerne il termine Nosferatu, esso compare già nel libro di Stoker, ma la sua etimologia è incerta: gli antichi ungheresi identificavano in questo modo sia i vampiri sia i non morti e le etimologie suggerite sono due. La prima fa risalire il termine all’antico slavo nosufur-atu, a sua volta derivante dal greco nosophoros, “portatore di piaghe”. L’altra lo fa derivare da nesuferitu, “offensivo” o “insopportabile” in romeno. Nosferatu, dunque, non è il nome del personaggio, bensì un termine specifico per identificare le figure come lui: il nome del protagonista del film di Murnau è infatti conte Graf Orlok (“uccello della morte”), cognome che forse deriva dal termine ordok, “diavolo” in ungherese (anch’esso citato nel libro). Dracula e Orlok differiscono non solo nel nome, ma anche nell’aspetto: il conte di Stoker è sensuale e viscido ma vigoroso, mentre quello di Murnau è ripugnante, curvo e decadente, quasi a rappresentare la pestilenza che egli stesso porta tramite i topi, elemento assente nel racconto originario. Anche il legame romantico tra Orlok ed Ellen Hutter (Mina Murray, poi Harker, nel libro) è completamente assente in Dracula, ma verrà ripreso nella versione che più di tutte pretende di essere fedele al testo originale: Dracula di Bram Stoker, di Francis Ford Coppola. Una versione che non può essere dimenticata, inoltre, è quella di Werner Herzog: Nosferatu, il principe della notte del 1979. Questo remake è entrato anch’esso nel novero dei grandi capolavori del cinema e riprende quasi in toto l’opera di Murnau, sebbene torni il nome Dracula per il protagonista. Gli interpreti magistrali (tra tutti, Klaus Kinski nel ruolo del Conte e Isabelle Adjani in quello di Mina Harker, qui chiamata Lucy) e la fotografia splendida ne fanno un gioiello imperdibile per gli appassionati del genere. E quello di Eggers?

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Si potrebbero dire tante cose dell’ultima fatica di Robert Eggers, già noto ai più grazie a film osannati dalla critica quali The VVitch o The Lighthouse: la fotografia è sontuosa, la ricerca linguistica e sui costumi precisa al dettaglio e la resa incredibile. Il regista americano, innamorato della pellicola di Murnau fin da quando aveva nove anni, ha saputo trasporre con incredibile efficacia la tradizione rappresentata dai lavori del suo beniamino e di Herzog nel 2024 (da noi ‘25, sia mai far uscire un horror a Natale…), anche grazie al lavoro magistrale degli attori. Citiamo tra questi Willem Dafoe nel ruolo del dottor Van Helsing (qui Von Franz), Lily Rose-Depp in quello della sfortunata Mina (qui Ellen Hutter, come nel ‘22), sebbene la prima scelta fosse in realtà Anya Taylor-Joy, con cui Eggers aveva già lavorato in passato — ma che non ha potuto partecipare per motivi di agenda — e soprattutto l’irriconoscibile Bill Skarsgård, che ha vestito i panni del leggendario vampiro con la naturalezza con cui veste i ruoli più malvagi, disgustoso ed enigmatico al tempo stesso. Il rapporto tra Ellen e Orlok è esoterico come non mai ed è il mezzo con cui il regista parla — con molto garbo, va detto — dei pericoli in cui incorrono i bambini lasciati soli, oltre a esplorare il tema della sessualità, sia repressa sia forzata. Inquadrature eccezionali e virtuose che non scadono nel manierismo, un ritmo serrato e gestito in modo sublime, ma soprattutto un uso dell’immaginario gotico e romantico tipicamente ottocentesco, che riesce a trasportare lo spettatore in un’altra epoca, ne fanno un vero capolavoro, che non mancherà certo di influenzare i film dell’orrore da questo momento in avanti. Senza aggiungere altro, vi assicuriamo che sì, la pellicola va vista in sala, finché c’è l’occasione, e vi invitiamo caldamente, inoltre, a recuperare anche le altre due versioni, che ormai sono tappe irrinunciabili per chi voglia intraprendere l’appassionante viaggio nella storia del cinema.
Arianna di Pascale e Vincenzo Ferreri Mastrocinque
Fonti:
https://www.ilariogobbi.it/chi-e-nosferatu-storia-conto-orlok/,
https://www.veb.it/la-storia-di-nosferatu-e-il-plagio-di-dracula-119771 ,
https://www.locchiodelcineasta.com/nosferatu-il-vampiro-1922/ ,
https://www.artutto.it/nosferatu-il-vampiro-1922-murnau-trama-film-recensione-curiosita/ ,
https://www.poliscritture.it/2019/11/18/nosferatu-il-vampiro-di-f-w-murnau/ ,
https://www.wired.it/article/nosferatu-robert-eggers-intervista/ .
