Netanyahu e Trump: non chiamateli “pazzoidi”

L’amministrazione Trump, nella notte di domenica scorsa, ha deciso: bisogna bombardare l’Iran. Secondo i rapporti provenienti dallo Studio Ovale, i tre siti iraniani ipoteticamente preposti allo sviluppo di armamenti nucleari sono stati distrutti. Tuttavia, già nei giorni scorsi, Mariano Grossi, direttore dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA), ha affermato che «non sussiste una minaccia reale», per via dell’arretratezza del programma atomico di Teheran. L’attacco, però, è avvenuto ugualmente. Ieri, lunedì 24 giugno, un “cessate il fuoco” ufficioso è stato annunciato dalla CNN. Il presidente USA ha confermato, ma Iran e Israele no (e difatti lo hanno violato nella mattinata di oggi).
A proposito di Israele, Gaza è apparentemente solo una striscia di terra senza risorse. Perché quindi Netanyahu e il governo israeliano si stanno rendendo artefici di quello che, secondo la maggioranza dell’opinione pubblica e degli esperti, è un genocidio? E perché si buttano ora in questa impresa in contro Teheran? E quale ruolo hanno gli Stati Uniti? Le ragioni non risiedono nella semplice, presunta “pazzia” dei due leader, alcuni sembrano pensare. La verità è che ci sono questioni molto più profonde da trattare.

Missili iraniani nel cielo di Tel Aviv. Cortesia dell’NPR.
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Partiamo dal famigerato 7 ottobre 2023. Qualche mese prima, nel giugno dello stesso anno, Israele approva un piano di sviluppo di infrastrutture di sfruttamento dei giacimenti di gas naturale poco lontano dalle coste di Gaza. Ufficialmente, il governo di Tel Aviv promette di coordinarsi sia con l’Autorità Nazionale Palestinese sia con l’Egitto, per mantenere la pace nell’area; eppure, pochi mesi dopo, scoppia un improvviso attacco di Hamas, che costringe le IDF a reagire.

Che Hamas abbia ricevuto supporto da Israele è un fatto ampiamente riconosciuto: già negli anni Settanta l’allora primo ministro di Israele, Golda Meir, prede contatto con Ahmed Yassin, il fondatore di Hamas, al fine di indebolire l’OLP di Yasser Arafat1. Tra il 2019 e il 2021, inoltre, Israele incoraggia il Qatar a finanziare Hamas, come riportato dal Times of Israel2.

Un simile attacco (quello del 7 ottobre) potrebbe dunque essere stato il classico incidente fabbricato ad arte, analogo a quello del golfo del Tonchino per il Vietnam o della radio di Gleiwitz per la Seconda guerra mondiale? Difficile dirlo con certezza, ci sono troppo pochi elementi a disposizione. Certo è che il legame tra Israele ed Hamas esiste ed è accertato storicamente e non si può non tenerne conto in questa fase storica. L’ipotesi che Netanyahu abbia deciso di prendere la via delle armi col solo scopo di sfuggire ai processi in cui è implicato diviene sempre meno credibile, alla luce dell’escalation che sembra farsi man mano sempre più incontrollabile.

Ahmed Yassin, fondatore di Hamas (a sinistra nella foto), a colloquio con l’ayatollah Khomeini, 1998. Cortesia di Wikimedia.
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Prendendo in esame l’Iran, i rapporti tra gli ayatollah e Israele sono sempre stati di mutuo sospetto, ma non si può parlare di un’inimicizia vera e propria, anche perché Tel Aviv ha appoggiato l’Iran nella sua guerra quasi decennale contro l’Iraq, guidato allora da Saddam Hussein. Si è trattato di un supporto clandestino, venuto alla luce con le rivelazioni dello scandalo Irangate3. Israele, allora, si ritrova a supportare addirittura il governo dell’ayatollah Khomeini, vendendogli armi per difendersi dall’invasione irachena4. Il conflitto aperto tra i due Paesi non aveva mai assunto le proporzioni attuali, salvo una schermaglia avvenuta tra aprile e ottobre 2024.

Anche in questo caso, però, va tenuto in considerazione che l’Iran possiede circa il 7% dei giacimenti di metalli rari del mondo ed è su di essi che ha basato la propria economia, fin dai tempi più antichi. Molti analisti lamentavano un sottoutilizzo di queste risorse da parte del governo di Teheran5.
A settembre 2024, la Cina ha bloccato l’export di antimonio verso gli Stati Uniti6. Si tratta di un semimetallo cruciale per la fabbricazione di proiettili, batterie, sensori a infrarossi, pannelli solari, touch-screen e svariate altre applicazioni civili e militari. A marzo 2025, fonti vicine all’Iran riferiscono la scoperta di un giacimento imponente, pari a settemila tonnellate, pari al 10% dell’intera riserva globale. La notizia non ha ricevuto conferme ufficiali da parte di organismi internazionali e tuttavia ha destato clamore nei Paesi vicini, ma anche negli Stati Uniti. Perché Donald Trump abbia deciso di seguire Netanyahu in questa ulteriore espansione del conflitto è difficile a dirsi, ma che il governo di Washington sia a corto di terre rare è un fatto ben noto. Perché puntare la Groenlandia altrimenti, se non per mettere le mani sul secondo più grande giacimento del pianeta7?

Appare chiaro che questa nuova crisi in Medio Oriente, come molte altre guerre, non risponde solo a scopi politici, bensì anche a necessità finanziarie e produttive. In un periodo in cui i vecchi rapporti geopolitici vanno via via incrinandosi, anche gli equilibri del mercato fisiologicamente si alterano, creando la necessità di trovare nuove leve per salvaguardare le varie economie nazionali, a scapito della globalizzazione.

Netanyahu è dichiaratamente sionista e ha più volte dichiarato che «chi difende i palestinesi è antisemita», Trump è un uomo le cui scelte politiche appaiono spesso poco chiare e le iniziative dettate dall’umore del momento. Tuttavia, sarebbe ingenuo pensare che si siano buttati in questa impresa senza cercare dei tornaconti, per sé e per chi li supporta, sia in senso politico sia materiale.

Vincenzo Ferreri Mastrocinque

Fonti

1: https://www.wsj.com/articles/SB123275572295011847

2: https://www.timesofisrael.com/mossad-chief-top-general-visited-qatar-begged-it-to-pay-hamas-liberman-says/

3: https://www.britannica.com/event/Iran-Contra-Affair

4: https://www.jpost.com/middle-east/iran-news/article-806039

5: https://www.metallirari.com/ricchezze-minerarie-iran-patrimonio-sottoutilizzato/

6: https://scenarieconomici.it/il-problema-occidentale-dellantimonio-e-le-possibile-ricche-soluzioni/

7: https://en.wikipedia.org/wiki/Kvanefjeld

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