5 luglio 1996, è questo il giorno in cui è nata Dolly: la prima pecora nella storia clonata con successo. Perché è così importante questo evento? Quali problemi etici gli scienziati devono affrontare per portare avanti questa tecnologia? Clonare può essere considerato un atto moralmente giusto?
Breve storia della clonazione
Con il termine “clonazione” si fa riferimento a una specifica tecnica che consente la nascita di individui con il medesimo patrimonio genetico.
La sua storia è iniziata già nel 1938, quando il biologo tedesco Hans Spemann immaginò un esperimento semplice ma rivoluzionario: prendere il nucleo (cioè il cuore genetico) di una cellula adulta e inserirlo in una cellula uovo svuotata del proprio nucleo (“ovocita enucleato”), per vedere se si potesse sviluppare un nuovo organismo identico all’originale. Per scarsità di strumenti all’epoca Spemann non riuscì a portare a termine l’esperimento, ma servì da scintilla per incuriosire le menti degli scienziati dei decenni successivi.
Nel 1952, Briggs e King – due ricercatori statunitensi – riproposero l’esperimento ideato da Hans adoperando le nuove tecnologie disponibili all’epoca. I due scienziati riuscirono a prelevare il nucleo da una cellula embrionale di rana leopardo e a trasferirlo in una cellula uovo enucleata. L’embrione ottenuto riuscì a raggiungere lo stadio di girino, ma non a proseguire oltre.
Negli anni ’60 il biologo John Gurdon ripropose un esperimento simile: trasferendo il nucleo prelevato da una cellula dell’intestino di un girino in un ovocita enucleato, riuscì a far sviluppare un ulteriore girino con lo stesso patrimonio genetico del primo. Gurdon dimostrò che il nucleo di una cellula già specializzata (cioè programmata per un compito preciso, come digerire o trasportare ossigeno) può, in determinate condizioni, ripristinare il proprio programma genetico a uno stato indifferenziato, capace cioè di dare origine a tutte le cellule del corpo, e guidare lo sviluppo di un nuovo organismo.
Queste ricerche portarono, decenni dopo, alla nascita di Dolly.
Dolly e casi italiani
Il 5 luglio 1996 nel Roslin Institute, in Scozia, grazie al lavoro di Ian Wilmut e la sua équipe, nacque la pecora Dolly. La notizia venne resa pubblica solamente l’anno dopo, il 27 febbraio 1997, su un articolo sulla rivista scientifica inglese Nature. Questo evento spinse tantissime persone estranee al mondo scientifico ad appassionarsi alla clonazione, che divenne quindi una componente essenziale della memoria collettiva dell’epoca.
Anche in Italia abbiamo avuto le nostre “pecore Dolly“: nel 1999 in un laboratorio vicino a Cremona nacque Galileo, il primo toro al mondo a essere stato clonato. L’esperimento fu condotto da Cesare Galli, il quale avrebbe poi nel 2003 fatto nascere Prometea, il clone di una cavalla.
La particolarità del caso di Prometea sta nel fatto che, dopo aver prelevato il nucleo da una cellula della madre e averlo inserito in un ovocita enucleato (sempre suo), l’embrione così formato fu impiantato dentro di lei, la quale dunque portò avanti la gravidanza del proprio clone.
A cosa potrebbe servire oggi la clonazione?
Esistono 2 tipi di clonazione: quella terapeutica e quella riproduttiva.
La clonazione terapeutica serve per ovviare al problema dell’istocompatibilità (cioè la tendenza del corpo a rigettare ciò che gli è estraneo) quando affrontiamo un trapianto, oltre che a eludere il problema della “ricerca donatori” e delle lunghe liste d’attesa.
In questa tipologia di clonazione si preleva una cellula dal paziente (ad esempio dalla pelle), se ne estrae il nucleo e lo si inserisce in un ovocita enucleato. Questo dà origine a un embrione da cui si possono ricavare cellule staminali, utili per rigenerare l’organo o il tessuto necessario.
La clonazione riproduttiva invece ci consentirebbe di recuperare tutti quegli animali che nel corso dei secoli si sono estinti: utilizzando il DNA che abbiamo conservato di quelle specie riusciremmo a riprodurne artificialmente altri esemplari (o ad aumentare il numero di quelli viventi).
Problemi etici
Ci sono varie obiezioni che dominano il dibattito etico, anche in vista di una possibile “clonazione umana”:
- Il diritto al futuro aperto
Hans Jonas afferma di essere contrario alla clonazione poiché questa andrebbe contro il diritto al futuro aperto. Secondo Jonas, un clone è portato a priori a compiere le stesse scelte di vita dell’individuo da cui è stato clonato. In questo senso la sua autodeterminazione verrebbe limitata dall’immaginario sociale, che gli attribuirebbe determinate aspettative (cosa che in realtà di per sé avviene in ogni caso: tutti siamo in qualche modo “influenzati” da quello che ci circonda, non siamo realmente “liberi”).
- La relazione genitore-figlio
La PAV (Pontificia Accademia per la Vita) invece critica la clonazione considerandola una sorta di perversione delle relazioni fondamentali dell’individuo. Essa romperebbe il legame naturale tra aspetti genetici (vale a dire la persona da cui si eredita il DNA) e aspetti relazionali (cioè il legame affettivo, educativo e familiare con i genitori). Verrebbe meno l’ideale di famiglia classica (figlio che nasce da genitori geneticamente differenti), permettendo a qualunque individuo di auto-riprodursi (in altri termini: “io diverrei genitore di me stesso”).
Di per sé la relazione genitore-figlio non dipende unicamente dalla genetica, ma dall’amore, dall’educazione e dalla cura quotidiana. Quindi separare genetica e affetto non è di per sé un problema.
- Il diritto all’unicità biologica
Secondo Maria Luisa Di Pietro, la clonazione andrebbe contro il diritto all’unicità biologica: renderebbe cioè gli esseri umani “meno unici” e più interscambiabili tra loro, alla stregua di meri oggetti. Per lei, ciò che garantisce valore a ogni individuo sarebbe la sua insostituibilità, la sua unicità nel mondo. La critica per rispondere cita il caso dei “gemelli”: ciò che li rende “di valore” non è tanto la loro differenza fenomenica (di aspetto), quanto la loro differenza di pensiero (lì starebbero le rispettive unicità).
A ciò si aggiungono le tipiche critiche contro l’aborto: la clonazione porterebbe a un eccessivo consumo di embrioni (il processo di ottenimento di cellule staminali li distrugge). In contesti cattolici questo viene paragonato a una sorta di omicidio.
Conclusione
La clonazione è una delle tematiche più controverse della bioetica moderna. Questa tecnologia, se completamente sviluppata, potrebbe cambiare il destino del mondo e dell’essere umano per sempre. Da una parte potrebbe essere lo strumento riparatore del danno fatto nel corso dei decenni verso le specie estinte, dall’altra rischierebbe di rendere un individuo, percepito come unico, “eccessivamente sostituibile” e di conseguenza fargli perdere la propria particolarità. Il tempo dipanerà i nostri dubbi!
Cosa ne pensi della clonazione? Ti affascina o ti preoccupa? Faccelo sapere nei commenti!
Octavio Moretto

🎀 Nella clonazione si riscontra l’assenza del Nesso universale ~ Cio’ che fu creato da entita’ divine possiede il Nesso, che Giordano Bruno defini’ “scintilla divina” ~ Il Nesso e’ elemento spiritualmente vivo e attivo che connette ogni essere con l’Universo e le Sue Leggi, sia nella vita mortale (demiurgica) sia in quella imperitura (Spirito universale) ~ La clonazione e’ una costruzione biologica che non possiede il Nesso, e questo, nell’uomo, sottende l’assenza dell’anima, della coscienza, della consapevolezza e delle caratteristiche empatiche che fanno di un essere umano un essere potenzialmente buono in quanto connesso con le Leggi universali come un feto e’ connesso alla madre dal cordone ombelicale ~ Il cordone ombelicale veicola e trasmette tutto il necessario, compreso il “sentire” ~ Quando il bimbo nasce “sa” quanto basta, e sa comprendere e utilizzare il Nesso.
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