Intrigo e amore è un’opera drammatica di Friedrich Schiller del 1783, chiaro esempio della corrente dello Sturm und Drang. Giuseppe Verdi ne trae un’opera lirica in tre atti intitolata Luisa Miller, rappresentata per la prima volta nel 1849.
Il dramma borghese di Schiller
Il passaggio dal dramma al melodramma riduce la vena politica della storia. In Schiller, la critica politica è al centro: l’abuso di potere, corrotto e arrogante, viene in più forme rimarcato come ostile ai cittadini e al suo popolo. Anche la critica sociale è forte: la società, meschina, è contaminata dal pregiudizio che gli uomini non sono tutti uguali; passano in secondo piano, invece, sentimenti che sono intrinsechi nella natura umana, come l’amore. Il padre della protagonista è una figura meschina e la madre è un’arrivista disposta a sacrificare la felicità della figlia, ella infatti asseconda i suoi sentimenti solo perché l’amato è ricco e potente. Vi sono poi molti tratti autobiografici: il dramma si svolge in una corte tedesca prima della Rivoluzione francese, quando c’erano ancora tanti piccoli Stati con a capo delle corti. I pettegolezzi, le macchinazioni di potere, il grande dispendio di denaro in contrapposizione ad un popolo che soffre la fame, i molti piccoli “don Rodrigo” assimilabili alla figura di Carlo Eugenio del Württember, principe mecenate dell’autore con cui spesso litigava.
I mutamenti di trama di Verdi
Tutti questi elementi si perdono nell’opera verdiana. L’amore qui è ostacolato da cattivi e non signori potenti. Luisa è figlia del contadino-soldato Miller. Vive in un paesino del Tirolo (non una corte tedesca), ambientazione che contribuisce a creare intorno alla protagonista un’idea di innocenza e ingenuità, lontana dalla corruzione cittadina dalle buone maniere artificiose. Uno dei temi strumentali ricorrenti è quindi la musica pastorale svizzera. Rispetto al dramma originario manca la figura della madre, il che rende l’idea di un’orfana buona e sofferente.
In Schiller, Luise è innamorata di Ferdinand, figlio del Presidente von Walter, il quale però desidera per lui un matrimonio di alto profilo. Egli, infatti, vorrebbe che il figlio si sposasse con Lady Milford, amante del principe, in modo da accrescere il proprio potere. L’amore fra Luise e Ferdinand è ostacolato perché borghesia e nobiltà non possono unirsi: il padre di Luise, infatti, è un semplice musicista, i quali, al tempo, erano considerati come non di più di artigiani stipendiati (basti pensare che lo stesso Beethoven, invitato ai ricevimenti per esibirsi, veniva fatto accomodare al tavolo dei servitori).
In Verdi, Luisa è innamorata di Rodolfo (il nome del protagonista maschile è stato cambiato per non urtare la sensibilità del re di Napoli), figlio del conte Walter, il quale però vorrebbe che si unisse in matrimonio con la duchessa Federica. Quest’ultima è un’amica di infanzia di Rodolfo; il giovanotto, infatti, fa l’errore di confidarsi con lei, la quale, tuttavia, si rivelerà essergli ostile. In generale, nel corso dell’opera, i due innamorati devono confrontarsi con una serie di cattiverie architettate ai loro danni. Il giovane Rodolfo è disposto a rinunciare alle sue ricchezze per amore. Il conte, però, minaccia di far arrestare il padre di Luisa, in modo tale da poterla ricattare: se vuole salvarlo, è costretta a firmare una lettera in cui finge di amare il tirapiedi del conte, una losca figura di nome Wurm, che in tedesco significa “verme” (nel dramma borghese è un maresciallo, in modo da far apparire Luisa un’arrivista). Luisa asseconda i voleri del conte ed è decisa a uccidersi, mentre Rodolfo crede alle sue parole. Entrambi, in conclusione, muoiono per effetto del veleno, ma prima che ciò accada riescono a confessarsi la verità. In Schiller, Luise muore velocemente e Walter viene perdonato da Ferdinand. Nell’opera lirica, invece, la tragedia viene prolungato per catarsi: Rodolfo uccide Wurm e condanna il padre a una pena eterna per la propria morte.
Le innovazioni musicali
Luisa Miller fa da cerniera tra il primo (quello giovanile che va fino a Stiffelio) e il secondo stile di Verdi. Uno dei suoi maggiori studiosi, Basevi, scrisse nel 1859 che l’opera verdiana poteva essere letta in due modi: come un’opera apparentemente più debole rispetto a quelle successive o, al contrario, come un’opera antesignana. In particolare, sono interessanti due elementi: la presenza del declamato, che irrompe in molte occasioni (non raggiunge i livelli di intensità del Rigoletto, ma è comunque un’ottima prova generale); l’evoluzione della protagonista, la quale non per nulla dà il nome all’opera (l’idea del personaggio che evolve verrà meglio esemplificato nel Rigoletto con Gilda). Luisa, infatti, si trasforma: da innocente e innamorata nel primo atto (lirismo), a donna che tiene testa a Wurm nel secondo (canto drammatico e asciutto), fino al ritorno alla purezza, seppur ormai superato il lirismo del primo atto.
Le voci
Le parti principali sono tre: Luisa (soprano), Rodolfo (tenore), Miller (baritono). Il conte Walter e il tirapiedi Wurm sono bassi. Solo Rodolfo, Miller e Luisa hanno arie doppie; Walter ha solo l’aria semplice; Wurm non è mai da solo. Federica, la promessa sposa di Rodolfo, è un contralto che ha due duetti: uno con Rodolfo, uno con Luisa.
Nicole Zunino
Fonte: Julien Budden, Le opere di Verdi, vol. I, Torino, EDT, 1985
