La storia del fine vita in Italia

Dal 2019 a oggi in Italia sono state 15 le persone ad aver ricevuto l’autorizzazione a procedere per suicidio assistito, seppur le richieste siano molte di più.

La mancanza di una legge nazionale complica l’iter da seguire, costringendo molte persone a spostarsi fuori dall’Italia per poter portare avanti le proprie scelte.

Ma come siamo giunti a questo punto?

Il fine vita in Italia: definizioni

Prima di procedere ad analizzare il contesto italiano, è necessario chiarire tre termini che spesso vengono confusi, e cioè: eutanasia, suicidio assistito e desistenza terapeutica.

  • Con“eutanasia”, infatti, si intende l’atto diretto del medico di porre fine alla vita di un paziente che lo richiede. 
  • Con “suicidio clinicamente assistito”, invece, intendiamo l’atto da parte del medico di aiutare, fornendo i mezzi, il paziente che vuole porre fine alla propria vita.
  • La “desistenza terapeutica”, diversamente, si ha quando il paziente si astiene dal seguire determinati trattamenti che potrebbero salvargli la vita.

In Italia abbiamo due norme del Codice Penale che proibiscono da un lato l’aiuto al suicidio dell’altro, dall’altro l’istigazione al suicidio.

Chiunque susciti l’altrui determinazione a suicidarsi (istigazione al suicidio), o uccida il consenziente (l’omicidio di chi mi chiede “uccidimi” e vuole essere ucciso), è punibile con la reclusione.

Il suicidio assistito non è legale per una legge, bensì depenalizzato per una sentenza, la 242/2019.

Il caso di Dj Fabo

Il 13 giugno 2014, a seguito di un incidente, Fabiano Antoniani – in arte Dj Fabo – rimase tetraplegico, cieco e con difficoltà respiratorie

Non essendo dipendente da un respiratore, il suo caso non poteva rientrare nella categoria della desistenza terapeutica, circostanza che rese la situazione ancora più complessa.

Dopo uno sciopero della fame che non portò ai risultati sperati, decise di recarsi in Svizzera accompagnato da Marco Cappato. Una volta rispettata la volontà di Antoniani, Cappato tornò in Italia e si presentò spontaneamente alla procura di Milano per autodenunciarsi. La procura aprì un processo e la Corte d’Assise rimise la questione alla Corte costituzionale.

Il 25 settembre 2019 la Corte costituzionale dichiarò parzialmente illegittimo l’articolo 580 del Codice Penale, escludendo la punibilità per chi aiuta al suicidio un paziente che rispetta determinati criteri.

L’eutanasia in Italia resta invece ancora oggi illegale. 

Criteri attuali e limiti

Ci sono quattro criteri che devono essere rispettati simultaneamente per poter ricevere l’autorizzazione per il suicidio assistito. 

La persona paziente deve:

  1. essere affetta da patologie irreversibili;
  2. questa patologia deve produrre forti sofferenze intollerabili per la persona, che possono essere sia di natura fisica che psicologica;
  3. essere dipendente da dei trattamenti di sostegno vitale;
  4. essere capace di esprimere la propria volontà;

L’iter prevede innanzitutto il giudizio di una commissione medica che deve valutare se i criteri vengano rispettati o meno, a questo si aggiunge il parere di un comitato etico regionale che ne valuta invece l’eticità.

Ricevuti entrambi i responsi positivi si può procedere.

Molte persone, a causa dei tempi lunghi delle varie verifiche o per mancanza di delibera positiva, preferiscono spostarsi in Paesi come la Svizzera per portare avanti le proprie decisioni (come successo nel caso recente di Martina Oppelli).

Le questioni più controverse

Questi parametri si possono dimostrare troppo vaghi in alcuni casi: per esempio, se avessimo a che fare con un paziente psichiatrico, come potremmo valutarne correttamente la volontà di intendere? Qualcuno che soffre di depressione può richiedere il suicidio assistito? O ancora, un paziente minorenne può realmente essere considerato capace di esprimere la propria volontà?

Il Belgio e l’Olanda sono gli unici Paesi del mondo in cui è consentita l’eutanasia anche per i minori d’età, con metodologie di valutazione specifiche per queste casistiche (come il protocollo di Groningen nei Paesi Bassi).

In Inghilterra, quando il paziente non è in grado di dimostrare la propria volontà, si segue il criterio del “best interest”, andando cioè a porre in atto una scelta basandosi su quello che potrebbe essere ipoteticamente nel miglior interesse del paziente.

Negli Stati Uniti, invece, si usa principalmente il criterio del “substitute judgement”, colui che deve decidere si immedesima nel paziente per scegliere la soluzione più adeguata.

Queste metodologie hanno chiaramente dei limiti: entrambe si basano sul pregiudizio che parenti o medici siano in grado realmente di decidere cosa sia migliore per un paziente, che quindi siano in grado di immedesimarsi con successo in lui. Nonostante questi problemi, medici e bioeticisti continuano a usarlo nella propria pratica quotidianamente. 

Un possibile sostituto potrebbe essere rappresentato dal testamento biologico (anche detto DAT), un documento redatto dal paziente quando ancora capace di esprimere la propria volontà, in cui egli elenca le proprie scelte sanitarie nel caso quest’ultima gli venisse meno

Anche questa opzione presenta alcune problematiche, le persone col tempo tendono a cambiare opinione, si basa sempre sul decidere “oggi” per qualcosa che avverrà in un futuro indefinito.

Uno sguardo sull’Europa

Nell’Unione Europea sono 5 i Paesi che consentono sia il suicidio assistito che l’eutanasia, e cioè: l’Olanda, il Belgio, il Lussemburgo, la Spagna e il Portogallo

Il dibattito continua a essere molto acceso: man mano gli Stati si stanno aprendo sempre di più a queste nuove possibilità, anche se non senza difficoltà. 

Consentire l’eutanasia vorrebbe dire cambiare il paradigma con cui ci riferiamo ai medici, questi ultimi passerebbero da essere figure che si occupano unicamente della salute e della vita, a figure chiamate a gestire e a porre in atto anche decisioni estreme.

In una lotta globale tra visioni opposte, la domanda di fondo rimane però la stessa: chi ha davvero il diritto di decidere quando la vita ha raggiunto il suo limite?

Puoi trovare altre informazioni riguardo ai Paesi specifici qui.

Octavio Moretto

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