Piccoli sovranisti crescono

Si respira aria di festa nel dicastero di via Trastevere, dove si è da poco ricevuto il parere positivo espresso dal Consiglio di Stato in merito al testo — precedentemente modificato e integrato — delle Indicazioni nazionali per la scuola dell’infanzia e del primo ciclo d’istruzione, in vigore a partire dall’anno scolastico 2026/2027. “Grazie alla leale collaborazione tra le istituzioni sono state riconosciute la serietà e la qualità delle nostre proposte”, ha riportato in un post Instagram il Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, per poi aggiungere: “Procediamo con determinazione e impegno nel costruire una scuola di sempre maggiore qualità, con programmi che siano in grado di dare ai giovani le conoscenze e competenze necessarie per affrontare le sfide del presente, consapevoli dello straordinario patrimonio del nostro passato.”

Ed è proprio nei confronti della sezione delle Indicazioni dedicata allo studio dello “straordinario patrimonio del nostro passato” — la storia — che sono state indirizzate alcune delle critiche più feroci, avanzate in questi mesi da svariati sindacati e associazioni del Terzo settore legate alla scuola. Per comprendere appieno le ragioni dei detrattori, è necessario consultare la prima versione del documento, pubblicata dal ministero l’11 marzo scorso. A pagina 69, le linee guida per l’insegnamento della storia nella scuola primaria — curate da una commissione specifica, sotto la direzione dello storico Ernesto Galli della Loggia — si aprono con un incipit che, nella sua sentenziosità, appare programmatico: “Solo l’Occidente conosce la Storia.”

“I greci, i latini, nostri primi maestri”, prosegue il testo citando un Marc Bloch preso per i capelli, “erano popoli scrittori di storia. Il cristianesimo è una religione di storici […] è nella durata, dunque nella storia, che si svolge il gran dramma del Peccato e della Redenzione”. In altre parole, si sottintende che le popolazioni non cristiane, caratterizzate da religioni legate a mitologie quasi estranee al tempo umano, non avrebbero avuto per questa ragione una storiografia — un salto logico che Bloch, nel lontano 1940, all’interno della sua Apologia della storia, non si è mai permesso di fare.

Lo storico Leonardo Tondelli ha sottolineato all’interno dell’editoriale “Insegnare la storia dei bianchi”, pubblicato sul Manifesto, quanto l’esperienza dei post colonial studies — figlia del processo politico di decolonizzazione del secolo scorso — abbia allargato la visuale della ricerca accademica, la quale oggi rimette in questione il punto di vista eurocentrico. Il Direttivo dell’Associazione italiana per gli studi cinesi in un comunicato pubblicato su Domani scrive: come si può dimenticare nel 2025 il valore della produzione storiografica cinese quando quest’ultima ha espresso, lungo i secoli, “un identico bisogno di interpretare i fatti storici e di pensare e interpretare il passato in termini critici”?

Inoltre, se, come dichiarato dal ministro Valditara al Corriere della Sera, la storia è “fondamentale per capire chi siamo, da dove veniamo e dove vogliamo andare”, la narrazione dell’“Occidente” come civiltà fondata sulla religione cristiana e naturalmente portata al progresso non può che destare preoccupazione, per via dei toni fideistici e smaccatamente identitari, che incentivano l’esclusione anziché la coesione sociale.
Coerentemente con quanto affermato poc’anzi, la commissione ritiene l’apprendimento della storia uno strumento al servizio di un modello d’integrazione di tipo assimilazionista: “Nella scuola primaria sembra poi necessario che l’insegnamento abbia al centro la dimensione nazionale italiana, sia al fine di far maturare nell’alunno la consapevolezza della propria identità di persona e di cittadino, sia — vista la sempre maggiore presenza di giovani provenienti da altre culture — al fine di favorire l’integrazione di questi ultimi, integrazione che dipende anche, in modo determinante, dalla conoscenza dell’identità storico-culturale del paese in cui ci si trova a vivere.”

Non c’è quindi spazio, in questa concezione della scuola, per abbracciare le diversità, tantomeno per la celebrare quelle “differenze” che, a dispetto di quanto sostenuto dall’attuale governo, arricchiscono il patrimonio culturale di un Paese. L’impostazione poco tollerante e sinceramente passatista del documento è riscontrabile anche nelle parole dello stesso Galli della Loggia, il quale ha dichiarato in un’intervista rilasciata per Una città: “Quando tu partecipi di una stessa cultura come accade nell’ambito di una nazione, io capisco chi sei non solo attraverso le parole, attraverso la lingua, ma da mille cose perché ho una confidenza con la gestualità, con il modo di guardare, di parlare, tutte cose che mi trasmettono dei segnali che mi fanno capire chi sei. Ma se non c’è questo terreno comune, la comunicazione, essenziale per lo sviluppo della socialità democratica, diventa impossibile.”

Si potrebbe a lungo dibattere, in altri spazi, sul significato attribuito dallo storico Galli della Loggia al termine “nazione”. Tuttavia quello che ci interessa sottolineare in questa sede è che, con l’introduzione delle Indicazioni nazionali, la discussione critica in classe sarà ridotta ai minimi termini: il testo consiglia, infatti, l’adozione di un approccio di insegnamento della storia di tipo narrativo, fondato, cioè, sul racconto “affascinante” (e calato dall’alto) dei fatti del passato, a discapito del lavoro di lettura e analisi delle fonti, ritenuto troppo difficile per classi di bambini o di ragazzi.

Il testo, in seguito alle richieste di modifica avanzate dal Consiglio di Stato, è stato in parte riscritto e alcune delle frasi più controverse sono state eliminate. Il contenuto dei programmi e l’impostazione generale degli studi restano però invariati. La storia, grazie alle riforme di questo governo, diventerà finalmente la scienza degli uomini nel tempo, sostiene il ministro Valditara.
Se lo sapesse il povero Marc Bloch…

Micol Cottino

Fonti

https://zetaluiss.it/2025/03/20/nuove-indicazioni-scuola-storia-bibbia

https://www.orizzontescuola.it/nuove-indicazioni-nazionali-galli-della-loggia-lossessione-per-il-presente-ha-danneggiato-la-pedagogia-studiare-storia-significa-immergersi-nel-passato-non-limitarsi-a-frammenti-superficiali/

https://brokenchalk.org/category/countries/europe/italy/

https://www.lacapitalenews.it/editoriali/giuseppe-valditara-ritratto-ironico-di-un-ministro-fuori-dal-tempo/

https://www.rainews.it/tgr/piemonte/articoli/2023/05/valditara-la-mia-non-e-una-scuola-gentiliana-4030b166-7762-49cf-92de-0b9912036ed0.html

https://www.satisfiction.eu/giuseppe-valditara-la-scuola-dei-talenti/

https://www.orizzontescuola.it/nuove-indicazioni-nazionali-valditara-la-bibbia-alla-scuola-primaria-come-iliade-e-odissea-latino-alle-medie-come-palestra-di-logica-e-ragionamento/

https://www.ilsole24ore.com/art/latino-seconda-media-e-bibbia-primaria-ecco-programmi-valditara-AGUc1pSD

https://www.orizzontescuola.it/nuove-indicazioni-nazionali-galli-della-loggia-lossessione-per-il-presente-ha-danneggiato-la-pedagogia-studiare-storia-significa-immergersi-nel-passato-non-limitarsi-a-frammenti-superficiali/

https://www.mim.gov.it/-/pubblicato-il-testo-delle-nuove-indicazioni-per-la-scuola-dell-infanzia-e-primo-ciclo-di-istruzione-materiali-per-il-dibattito-pubblico

https://ilmanifesto.it/insegnare-la-storia-dei-bianchi

https://unacitta.it/it/intervista/2764-le-cose-in-comune

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  1. Avatar di Thanh Huy Boggio Thanh Huy Boggio ha detto:

    Articolo molto interessante che condivido assolutamente!

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    1. Avatar di Micol Cottino Micol Cottino ha detto:

      Grazie mille Thanh!

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