L’11 maggio 2022 la commissaria europea per gli affari interni Ylva Johansson ha presentato il “Regolamento per la prevenzione e la lotta contro l’abuso sessuale su minori”, comunemente noto come Chat Control. Si tratta di una nuova proposta atta a prevenire casi di violenza sessuale su minori, ma che – sotto l’auspicabile obiettivo da raggiungere – nasconde dei gravi rischi per la privacy di ogni cittadino della UE, rimanendo ancora oggi una questione aperta nel Parlamento Europeo.
Che cos’è?
Chat Control, se implementato, renderebbe legale la scansione automatica da parte degli Stati membri di ogni foto, messaggio, nota vocale o file inviato online, incluse le comunicazioni protette da crittografia end-to-end. Il tutto grazie all’aiuto dell’intelligenza artificiale che, nel caso riscontrasse elementi sospetti, segnalerebbe immediatamente ogni cosa alle autorità (anche generando falsi positivi).
Il desiderio alla base è quello di contrastare il fenomeno della violenza sessuale su minori: secondo l‘UNICEF, circa un miliardo di persone ha subito, durante la propria vita, atti di violenza in giovane età (dati 2024), mentre, secondo il Council of Europe, solo in Europa 1 minore ogni 5 (dati 2022). La misura di sorveglianza, d’altra parte, coinvolgerebbe l’intera popolazione europea, a eccezione di politici, membri delle forze dell’ordine e il personale militare, i quali non verrebbero sorvegliati a causa dell’obbligo al segreto professionale.
L’argomento del doppio effetto
Chi considera Chat Control la migliore soluzione fa affidamento su quello che in gergo tecnico viene chiamato “argomento del doppio effetto” (tipicamente impiegato nella bioetica), anche se adottandolo in maniera inadeguata. Secondo il principio del duplice effetto, un’azione per essere considerata moralmente giusta deve rispettare una serie di criteri: 1. l’atto deve essere moralmente buono o indifferente; 2. L’effetto buono deve essere l’obiettivo diretto; 3. L’effetto negativo non deve costituire il mezzo; 4. L’effetto buono deve essere proporzionalmente maggiore dell’effetto negativo.
Quando, per esempio, abbiamo il caso clinico di una donna incinta la cui vita è messa a rischio a causa dell’utero malato, rimuovere l’utero comporterebbe la morte del feto, ma questo sarebbe un effetto collaterale del tentativo di salvare la donna. Nel caso di Chat Control, quest’ultimo non riesce ad adempiere a tutti i criteri: la sorveglianza generale non si manifesta come effetto collaterale, ma come mezzo arbitrario per raggiungere l’effetto buono, andando contro il terzo criterio del duplice effetto.
Problemi etici
Dal punto di vista etico, il sentimento che si percepisce alla base di questa operazione è una certa sfiducia nei confronti dei propri cittadini, criminalizzando celatamente e mettendo a rischio lo sviluppo della loro identità. Secondo Hannah Arendt, infatti, l’identità e il pensiero degli individui si vengono a formare proprio nella dimensione privata. Mettere in atto una sorveglianza di massa andrebbe a intaccare lo spazio privato, generando quello che nel lessico giuridico del common law viene definito “chilling effect”, cioè una sorta di paralisi nell’esprimere la propria opinione per paura di possibili ripercussioni. Quanto è libera una persona se continuamente osservata?
Problemi politici
I problemi etici si uniscono poi a quelli politici: Agamben, filosofo italiano, riprendendo il concetto di “stato di eccezione” teorizzato da Carl Schmitt, analizza come nella contemporaneità si tenda a sacrificare la libertà in nome della sicurezza. Lo stato di eccezione è uno stato in cui le leggi vigenti vengono superate e trascese per garantire la sicurezza, andando anche molto spesso contro le leggi stesse (es. criminalizzazione dell’obiezione di coscienza in Ucraina, seppur garantita dalla Costituzione, ma non presa in considerazione con la legge marziale). Lo stato di eccezione viene introdotto come misura emergenziale, ma finisce per diventare la normalità. La conseguenza della sua permanenza è la “nuda vita”, cioè la trasformazione del cittadino da ente attivo – e motivo per cui la società si viene a formare – a oggetto amministrativo, a entità sottomessa al potere statale (e non il contrario).
La sorveglianza di massa – così intesa da Chat Control – si basa su due presupposti impliciti, cioè sul fatto che lo stato faccia necessariamente il bene del cittadino e che esso non possa sbagliare. In questo senso, dotandosi di strumenti di controllo, lo stato non tiene in considerazione la propria natura volubile, non prevedendo quello che potrebbe essere un uso scorretto delle proprie strumentazioni. Per questo motivo, quando si propongono leggi e nuove iniziative, lo stato deve riconoscere la propria caducità e possibilità di errore, lasciando così spazio di manovra ai cittadini per poterlo, nel caso fosse richiesto, contrastare.
Problemi tecnici
Realizzare il progetto di Chat Control non è esente da problematiche: l’indebolimento delle comunicazioni basate su crittografia end-to-end, infatti, potrebbe aprire porte agli hacker per accedere ai dati sensibili di milioni di utenti (password, conti bancari, informazioni private), comportando un rischio concreto dato l’aumento dei casi di cybercrime annuali nel mondo. Solamente in Italia, il fenomeno è aumentato del 15% nel 2024 rispetto all’anno precedente (dati riferiti ai “casi gravi”, la crescita globale è del 27%), statistica che prende ancora più spessore se si considera che, come Paese, da solo, ha subito il 10% degli attacchi globali (gli attacchi al settore pubblico in Europa sono aumentati del 90%). Nel 2025, nel primo semestre si sono registrati già 53% di attacchi in più rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.
L’innovazione è rapida e le metodologie di investigazione devono cercare di rimanere al passo coi tempi, avendo però la consapevolezza che, per fare ciò, indebolire gli strumenti di protezione potrebbe portare, eventualmente, a più rischi che guadagni.
Esistono soluzioni alternative?
Diverse associazioni che si occupano di tutela dei minori hanno affermato che la sorveglianza di massa e l’indebolimento della protezione online possano aumentare ancora di più i rischi che i minori incorrono in rete. A tal proposito, Hanita Kosher, professoressa in un’università di Gerusalemme specializzata in problemi relativi al benessere dei minori, in un articolo ha definito i bambini come degli “esperti silenziosi” nel trattare questo problema: sostiene che, anche se rappresentano le vittime dirette, non sono mai stati realmente dotati degli strumenti adeguati per combattere la violenza da loro subita, rimanendo dei ricettori passivi dei servizi di protezione esterna. Perché non ripartire proprio da loro?
Renderli soggetti attivi nella ricerca, dandogli consapevolezza e sviluppando strategie adeguate per risolvere il problema, offrendo loro proprio quegli strumenti adatti a riconoscere queste situazioni perniciose e rendendo chiare le figure a cui possono far riferimento per chiedere aiuto. In altre parole, bisogna ripensare la protezione ripartendo dai protetti.
Conclusione
Che questa sia la giusta direzione per non dover per forza fondare una società sulla sorveglianza di massa? L’Italia rimane indecisa su come posizionarsi a riguardo, in un dibattito che sembra ancora molto lontano dal chiudersi. La domanda che oggi, più che mai, resta centrale è: ci può essere veramente sicurezza nell’estremo controllo?
Octavio Moretto

🎀 Bell’articolo
"Mi piace"Piace a 1 persona
Grazie mille!
"Mi piace""Mi piace"