La sicurezza delle frontiere non può esistere se non ci sono vittime e, per essere chiari, se non ci sono morti.
Thanos Plevris, Ministro greco della Migrazione e dell’Asilo, 2011
Fonte: Politico
Non sentiamo spesso parlare della situazione delle persone migranti che sbarcano sulle coste delle isole greche. Eppure, continuano ad arrivare, ogni giorno, e le condizioni in cui sono costrette a vivere restano drammatiche e in gran parte invisibili.
Dopo l’incendio del campo di Moria – avvenuto nel settembre 2020 e passato alla storia come uno dei simboli più evidenti del fallimento delle politiche migratorie europee – sull’isola di Lesbo è entrato in funzione un nuovo campo: Mavrovouni. Moria, progettato per ospitare circa 3.000 persone, era arrivato ad accoglierne oltre 20.000, in condizioni disumane. Il nuovo campo, sorto su un’ex area militare a ridosso del mare, è composto da container e tende bianche che disegnano un paesaggio distopico, una sorta di villaggio separato dal resto dell’isola.
Le persone migranti che vivono a Mavrovouni sono esposte alle intemperie, lontane dal centro città, alloggiate in tende temporanee molto piccole e con accesso limitato a cibo e servizi di base. Eppure, per quanto critiche, queste condizioni rischiano di apparire persino “migliori” se confrontate con il nuovo campo attualmente in costruzione a Lesbo: il CCAC (Closed Controlled Access Centre) di Vastria.
Il progetto di Vastria è stato approvato nel 2021 e finanziato con fondi europei, e dovrebbe diventare il modello per la costruzione di nuovi campi in territorio europeo. Il campo è progettato per ospitare fino a 5.000 persone, ma con una distribuzione che solleva interrogativi importanti: solo 262 posti sono destinati a uomini single, che rappresentano invece la categoria più numerosa: attualmente, più di 500 uomini single vivono a Mavrovouni. Dove verranno trasferiti? E cosa succederà a chi non rientra nei numeri previsti?
Il nuovo centro prevede inoltre una sezione dedicata alle persone migranti la cui richiesta d’asilo è stata respinta e che sono in attesa di rimpatrio: di fatto, un centro di detenzione.
A differenza delle strutture precedenti, Vastria rappresenta un nuovo modello di “accoglienza”: isolato, altamente sorvegliato e difficilmente accessibile.

https://cpt.org/2025/07/16/new-report-unpacks-the-construction-of-a-closed-migrant-detention
Il campo si trova infatti a circa 30 chilometri dalla città di Mitilene, nel cuore della più grande foresta dell’isola. Non è servito da trasporti pubblici ed è collegato alla strada principale solo da una via sterrata. Nei dintorni non esiste alcun servizio. Questo solleva domande concrete e urgenti: ad esempio, dove potranno acquistare cibo le persone migranti, se quello distribuito nel campo – come già accaduto in passato – risulterà insufficiente o avariato? Nel CCAC di Samos, già operativo, sono stati segnalati casi di malnutrizione. Allo stesso modo, resta poco chiaro come verranno garantiti diritti fondamentali come l’accesso alla salute, all’istruzione e all’assistenza legale, già oggi ampiamente disattesi.
Non si sa nemmeno come verrà regolato l’accesso di osservatori esterni e del personale delle ONG, che attualmente suppliscono alle carenze dello Stato greco, fornendo servizi essenziali e svolgendo un ruolo fondamentale di monitoraggio e advocacy sulle condizioni di vita all’interno dei campi.
A rendere il quadro ancora più preoccupante c’è il fatto che Vastria si trova in una zona classificata ad alto rischio di incendi, nel mezzo di una foresta e accanto alla discarica di Lesbo, senza adeguate vie di fuga antincendio. Una minaccia diretta al diritto alla vita delle persone che vi saranno confinate. Dopo una prima interruzione dei lavori a causa dell’elevato rischio di incendi, la costruzione è ripresa.
Il campo sarà poi interamente sorvegliato, con videocamere distribuite in modo capillare, capaci di reagire ai movimenti sulle recinzioni, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale. Insieme ai droni, ai sistemi di allarme, ai metal detector e alle apparecchiature a raggi X, le telecamere formano un sistema chiamato “Centaur”. L’accesso sarà invece gestito dal sistema “Hyperion”, che controllerà entrate e uscite attraverso un’autenticazione a doppio fattore, cioè una carta d’identità e il dato biometrico dell’impronta digitale. Vastria rischia di diventare un vero e proprio panopticon moderno, un luogo di controllo biopolitico permanente. Il Ministro greco della Migrazione e dell’Asilo è stato multato dalla Hellenic Data Protection Authority per violazioni in materia di protezione dei dati, ma non è chiaro se le modifiche richieste siano state effettivamente implementate.
In questo modo, la vita delle persone migranti viene ulteriormente allontanata dallo sguardo della società civile, aumentando il rischio di abusi e violazioni dei diritti umani. Vastria rappresenta un tassello pienamente consapevole della politica migratoria greca – e più in generale europea – basata sulla deterrenza: creare condizioni talmente dure da scoraggiare nuovi arrivi. Una politica che militarizza gli spazi dell’accoglienza, normalizza la violenza e accetta la perdita di vite umane come strumento di controllo dei confini.
Serena Savarese
Fonti
Ferrara Rossella, “Vite monitorate: come la tecnologia ridefinisce la libertà nel CCAC di Samos in Grecia. Le organizzazioni denunciano monitoraggio oppressivo e abusi”, Melting Pot, 25 agosto 2025, ultima consultazione: 11 gennaio 2026, link: https://www.meltingpot.org/2025/08/vite-monitorate-come-la-tecnologia-ridefinisce-la-liberta-nel-ccac-di-samos-in-grecia/
Lo Piccolo Maria Giuliana, “Grecia. Il Closed Controlled Access Centre (CCAC) di Vastria. Un modello della politica migratoria europea”, Melting Pot, 2 settembre 2025, ultima consultazione: 11 gennaio 2026, link: https://www.meltingpot.org/2025/09/grecia-il-closed-controlled-access-centre-ccac-di-vastria/
Galinos Spyros, Karvouni Christina, How to build a detention centre: The case of Vastria in Lesvos, Lesvos, Community Peacemaker Teams – Aegean Migrant Solidarity, 2025. https://cpt.org/wp-content/uploads/vastria-report-2025-en.pdf
