Eat Real food: le nuove linee guida alimentari USA Pt. 1

Dallo slogan Eat Real Food ai sussidi agli allevamenti: perché la nuova dieta di Trump è una scelta politica e non nutrizionale

Lo scorso 7 gennaio, l’amministrazione Trump ha presentato una nuova piramide alimentare. Si tratta delle nuove linee guida sull’alimentazione che, subito dopo essere state pubblicate sul sito ufficiale della Casa Bianca, hanno suscitato notevole scalpore, diventando l’argomento topico di moltissime testate giornalistiche.

Crediti: https://www.whitehouse.gov/articles/2026/01/what-they-are-saying-trump-administration-puts-real-food-first-in-dietary-guidelines/

Trump e Robert F. Kennedy Jr. si sono ritenuti altamente soddisfatti riguardo alle novità introdotte. Tra i cambiamenti, tuttavia, non figurano solo nuovi consigli alimentari per la popolazione statunitense. Quando la politica incontra il cibo, infatti, il dibattito non è mai lineare, e anche questa volta dal tavolo di confronto sono emersi diversi aspetti valoriali e sociali che sono stati messi in discussione. Scegliere se mangiare un certo alimento, in grandi o piccole quantità, consigliarne l’assunzione o meno, è sempre un’azione intrinsecamente carica di valori ideologici, sociali e identitari. Questo è accaduto anche nel caso dell’America, il fenomeno è pertanto osservabile in diversi punti.

Il primo aspetto riguarda la scelta estetica della comunicazione utilizzata per diffondere le nuove linee guida alimentari. In questo caso, l’immagine simbolo dell’alimentazione, ovvero la famosa piramide alimentare, viene completamente rovesciata, diventando un cono ribaltato. Tale impostazione grafica risulta particolarmente forte e vuole simboleggiare un ribaltamento rispetto alle precedenti indicazioni nutrizionali e, di conseguenza, la rottura con le amministrazioni del passato. 

Il tema dell’impostazione estetica si accompagna a un altro aspetto fondamentale: quello della comunicazione verbale. Le parole utilizzate come slogan per lanciare la nuova piramide alimentare, hanno ugualmente un forte impatto. Il motto scelto per la nuova campagna é infatti Eat Real Food, ovvero “mangia cibo reale”. Il ricorso al termine reale, in relazione al cibo, è altamente significativo. Oltre ad essere il nome dell’intera campagna, questo è anche il titolo dato al nuovo sito governativo dedicato, nel quale sono stati raccolti tutti gli studi e i report scientifici utilizzati per la realizzazione delle nuove linee guida. Interessante notare anche l’utilizzo della parola reset nei testi presenti sul sito della Casa Bianca, per indicare ancora una volta la rottura completa con le scelte antecedenti.

Nella stessa presentazione delle nuove disposizioni sul sito della Casa Bianca viene data molta importanza alla carne, riportando le parole dei presidenti nazionali dei produttori di carne di maiale e di carne di tacchino. Le scelte alimentari legate al consumo di carne sono forse tra le più controverse e ricche di valori sociali e identitari tra quelle menzionate. Infatti, si può scegliere di mangiare carne o non mangiare carne per moltissimi motivi, che siano essi religiosi, etici, salutari, o sociali. Trump e la sua amministrazione, perciò — mettendo al centro proprio l’interesse per il consumo di carne — prendono posizione riguardo a un tema di carattere politico e sociale, escludendo dalla piramide del real food chiunque non la consumi.

Negli Stati Uniti, il consumo di carne rappresenta un vero e proprio pilastro culturale, che definisce lo stile di vita della nazione. Dietro a questo fenomeno, tuttavia, si nascondono una realtà clinica ed economica sempre più allarmanti. Il modello della Standard American Diet, caratterizzato da un apporto massiccio di proteine animali e prodotti ultra processati, è oggi infatti pilastro dell’identità americana, nonostante i tantissimi studi scientifici che ne dimostrano le gravi ripercussioni sulla salute pubblica.

Uno dei nodi principali di questa analisi è rappresentato dal celebre studio dell’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (organismo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità), pubblicato su The Lancet Oncology, che ha classificato le carni lavorate come sicuramente cancerogene per l’uomo e la carne rossa come probabilmente cancerogena. Queste evidenze collegano direttamente le abitudini alimentari americane — e non solo — all’insorgenza di diverse patologie croniche. Oltre al rischio oncologico, la letteratura scientifica ha ampiamente documentato il legame tra l’elevata assunzione di carni rosse e lo sviluppo dei diabete di tipo due e di malattie cardiovascolari. Il consumo abituale di carni trasformate, ricche di sodio, conservanti e antibiotici, altera di fatto i processi metabolici e favorisce uno stato infiammatorio cronico che accelera il decadimento cellulare

La commissione EAT-Lancet, nel suo report sulla salute planetaria, dimostra come la dieta occidentale media superi di gran lunga i limiti di consumo di questo alimento consigliati per uno stile di vita sano. La proposta di una Great Food Trasformation è quindi una vera e propria necessità biologica, poiché ridurre drasticamente le proteine animali a favore di quelle vegetali, potrebbe prevenire milioni di morti premature ogni anno, specialmente in contesti come quello statunitense, dove l’obesità ha raggiunto livelli epidemici. 

La volontà di cambiamento delle abitudini dei consumatori, però, si scontra con una struttura economica che incentiva attivamente il consumo di carne e derivati. Le inchieste di Economia Circolare e le analisi di organizzazioni come Essere Animali evidenziano come i governi, nonostante i continui allarmi della scienza, continuino a erogare ingenti sussidi agli allevamenti intensivi. Questi finanziamenti pubblici mantengono artificialmente bassi i prezzi della carne, rendendola l’opzione più economica e accessibile per le fasce meno abbienti della popolazione mondiale, a scapito di frutta e verdura. 

Oggi, infatti, la carne è diventata un bene di massa che insieme danneggia la salute pubblica e accelera il collasso eco climatico a cui l’umanità sta andando incontro. Le emissioni di gas climalteranti, il consumo smodato di risorse idriche e la deforestazione legata alla produzione di mangimi dimostrano che il costo reale di un hamburger — o di un qualsiasi prodotto legato all’industria della carne — non rispecchia quello reale. Quest’ultimo, infatti, grava sulla collettività, sugli ecosistemi e su tutti gli animali non umani che l’industria della carne sfrutta. 

Una transizione verso un’alimentazione completamente vegetale richiede, per queste ragioni, una riforma strutturale delle politiche agricole che sospenda il finanziamento di prodotti come la carne, responsabili di danneggiare la salute umana, distruggere il pianeta e sfruttare più di 80 miliardi di animali non umani ogni anno.

Alessandro Santoni, Giulio De Meo

Fonti

Bouvard Véronique [et al.], “Carcinogenicity of consumption of red and processed meat”, The Lancet Oncology, 16 (2015), n. 16, ultima consultazione: 12 gennaio 2026, link: https://www.thelancet.com/journals/lanonc/article/PIIS1470-2045(15)00444-1/abstract

Essere Animali, “Ecco come i sussidi alla carne stanno distruggendo il pianeta”, 25 settembre 2019, ultima consultazione: 12 gennaio 2026, link: https://www.essereanimali.org/2019/09/sussidi-a-carne-distruggono-pianeta/

Fondazione Veronesi, “Dieta Mediterranea: una piramide di salute. La dieta mediterranea è uno stile alimentare. Com’è composta la piramide? Quali sono i benefici di questo schema dietetico?”, 04 luglio 2011, ultima consultazione 13 gennaio 2026, link: https://www.fondazioneveronesi.it/magazine/alimentazione/dieta-mediterranea-una-piramide-di-salute

Micha Renata, Wallace Sarah K, Mozaffarian Dariush, “Red and processed meat consumption and risk of incident coronary heart disease, stroke, and diabetes mellitus: a systematic review and meta-analysis”, Circulation, 121 (2010), n. 21, ultima consultazione: 12 gennaio 2026, link: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/21831992/

Qian Feng [et al.], “Red and processed meat consumption and type 2 diabetes incidence: a systematic review and meta-analysis of prospective cohort studies”, European Journal of Epidemiology, 37 (2022), n. 8, ultima consultazione: 12 gennaio 2026, link: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/35912635/

Realfood.gov, ultima consultazione 13 gennaio 2026, link: https://realfood.gov/

Redazione Economia Circolare, “Ecco quanti soldi pubblici finanziano gli allevamenti intensivi in Italia”, 29 novembre 2021, ultima consultazione: 12 gennaio 2026, link: https://economiacircolare.com/finanziamenti-allevamenti-intensivi/

The White House, “WHAT THEY ARE SAYING: Trump Administration Puts Real Food First in Dietary Guidelines”, 8 gennaio 2026, ultima consultazione: 13 gennaio 2026, link: https://www.whitehouse.gov/articles/2026/01/what-they-are-saying-trump-administration-puts-real-food-first-in-dietary-guidelines/

Willett Walter [et al.], “Food in the Anthropocene: the EAT-Lancet Commission on healthy diets from sustainable food systems”, The Lancet, 393 (2019), n. 10170, ultima consultazione: 12 gennaio 2026, link: https://www.thelancet.com/journals/lancet/article/PIIS0140-6736(19)30041-8/fulltext

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