Oltre la cronaca, disagio e violenza nelle nostre scuole

La notizia è arrivata come uno schiaffo: in un istituto superiore italiano, uno studente ha ucciso un compagno con un coltello durante l’orario di lezione. Non è accaduto di notte, in un vicolo o in una piazza, ma dentro la scuola, un luogo in cui ragazzi e insegnanti dovrebbero sentirsi ed essere al sicuro. Ogni volta che succede, la comunità scolastica resta spiazzata e cerca una spiegazione. Le domande “Com’è possibile?” e “Com’è potuto accadere?” rimbalzano da una persona all’altra. Eppure, a guardare più da vicino, questi episodi non sono fulmini a ciel sereno, piuttosto sono l’estremo di una catena che spesso inizia nel quotidiano, in modo quasi impercettibile agli occhi degli adulti.

Disagio e solitudine – Crediti: immagine creata da Barbara Ferrari con l’assistenza di Microsoft Copilot

Un fenomeno che (quasi) non sorprende più

Negli ultimi anni, le scuole italiane hanno segnalato un aumento costante degli episodi problematici: violenze tra pari, aggressioni ai docenti, bullismo e comportamenti difficili da gestire, con tensioni che si trascinano dentro e fuori dalle aule. In molti istituti, oggi, non è raro che intervengano i servizi sociali o le forze dell’ordine per affrontare situazioni che un tempo sarebbero state considerate eccezionali. È un cambiamento profondo, che racconta un disagio crescente e diffuso.

Accanto a questo, le ricerche sul bullismo mostrano una realtà altrettanto preoccupante: molti studenti riferiscono di aver subito prese in giro e umiliazioni ripetute. Si tratta di forme di violenza meno visibili, ma comunque incisive, che rappresentano un terreno su cui possono germogliare dinamiche più gravi.

A questo quadro, si aggiunge un elemento sempre più evidente, soprattutto dopo la pandemia: alcuni adolescenti incontrano raramente i loro amici fuori da scuola, le loro relazioni si consumano quasi esclusivamente tra i banchi o online. Le ricerche del CNR sul ritiro sociale mostrano che un numero crescente di ragazzi trascorre molto tempo chiuso in casa, con poche interazioni e spesso mediate dagli schermi. Per loro, la scuola diventa l’unico spazio di incontro, non hanno luoghi in cui respirare e ricostruire la fiducia: le tensioni restano a scuola e si accumulano giorno dopo giorno.

Queste situazioni possono scatenare il passaggio al livello successivo, in cui il conflitto, non trovando vie d’uscita, rischia di trasformarsi in violenza.

Quando il conflitto diventa violenza

La violenza a scuola non nasce mai all’improvviso. Inizia con una battuta che ferisce, con un soprannome che si attacca addosso e con un gruppo che decide chi è dentro e chi è fuori. Poi arrivano gli spintoni, le sfide obbligatorie e i video girati di nascosto. In alcuni casi, la spirale si allarga con minacce e coltelli portati “per difesa”, fino ad arrivare ai gesti noti alla cronaca che travolgono la vita dei ragazzi e delle loro famiglie. Non è una frattura improvvisa: ogni passaggio è un segnale che spesso gli adulti non vedono, o non vogliono vedere.

Oggi, però, tutto sembra accelerare più facilmente verso l’estremo e le cause di questo fatto sono molte e intrecciate. I ragazzi hanno accesso a oggetti pericolosi, spesso senza percepirne davvero la gravità. Alcune serie TV e videogiochi di scontri e combattimenti sembrano normalizzare le risposte violente. La scuola è un luogo di pressione costante fatta di voti e di giudizi, che possono arrivare sia dagli insegnanti sia dai compagni e in cui in palio, spesso, c’è la reputazione.
E gli adulti? A volte, travolti da mille emergenze, tendono a sottovalutare con un generico “si sistemano da soli” o “sono cose che succedono a quell’età”. Tuttavia, non sempre i problemi si sistemano da soli e non sempre sono solo conseguenze dell’età.

La voce degli studenti: cosa raccontano i ragazzi

Le voci degli studenti raccontano una realtà che raramente arriva sui giornali: molti vivono la scuola come un luogo di tensione costante, dove basta poco per sentirsi esposti e ogni errore pesa più del necessario.

Molti raccontano di non sapere a chi rivolgersi quando qualcosa non va: temono che parlare possa peggiorare la situazione, o che gli adulti non possano capire. Alcuni dicono che gli insegnanti intervengono solo quando la situazione è già esplosa; altri che non esistono spazi sicuri dove potersi fermare a prendere fiato e a chiedere aiuto senza sentirsi giudicati.

Dalle indagini sul benessere scolastico, emerge che gli studenti non chiedono punizioni più dure, ma presenza. Vogliono adulti che li ascoltino prima che il conflitto diventi violenza, che sappiano leggere i segnali, che non minimizzino. Chiedono relazioni più stabili, meno fretta, meno paura di sbagliare.

E poi c’è la solitudine, quella che non si vede: ragazzi che si sentono isolati anche in classi numerose, che vivono la scuola come un luogo dove, più che crescere, bisogna difendersi. In questo vuoto di ascolto e di riconoscimento, spesso si infilano le dinamiche più tossiche.

La richiesta è semplice: essere visti. Non quando è già troppo tardi, ma ogni giorno, nei piccoli gesti che fanno la differenza.

La risposta delle istituzioni: tra sicurezza e prevenzione

Di fronte a tutto questo, le istituzioni oscillano tra due risposte. Da un lato la sicurezza fisica, fatta di metal detector e nuovi protocolli, e, dall’altro, la prevenzione educativa. In alcuni territori si discute di introdurre sistemi di controllo più rigidi, in altri si investe su psicologi scolastici e sportelli d’ascolto. Negli ultimi anni, sempre più scuole hanno attivato servizi di supporto psicologico e percorsi dedicati alla gestione dei conflitti: è un segnale importante che il disagio degli studenti non è più un’eccezione, ma una realtà quotidiana per cui sono necessarie competenze e risorse stabili.

Molti pedagogisti insistono su un punto: la sicurezza non può essere solo controllo. La gestione dei conflitti è una competenza educativa che va insegnata, non lasciata al caso. Senza adulti formati e contesti adeguati, ogni intervento arriva sempre troppo tardi.

Vedere i segnali, non solo gli episodi

E allora torniamo al caso che ha aperto questo articolo, non per indulgere nella cronaca nera, ma per ricordarci che ogni gesto estremo è l’ultimo anello di una catena. È necessario, quindi, cambiare la domanda iniziale: quel “Com’è potuto accadere?” deve trasformarsi in “Quali segnali abbiamo ignorato lungo il percorso?”. La violenza nelle scuole non è un destino inevitabile, è un fenomeno che possiamo comprendere meglio, se scegliamo di guardarlo davvero senza aspettare il prossimo titolo di giornale.

Riconoscere per tempo i segnali del disagio e creare spazi in cui ci si senta ascoltati e compresi è una responsabilità di tutti: è da questa attenzione comune che può nascere una risposta reale.

Barbara Ferrari

Fonti

CNR – Consiglio Nazionale delle Ricerche, “Rischio “hikikomori” tra gli adolescenti italiani: individuati i fattori determinanti”, 28 gennaio 2025, ultima consultazione 31 gennaio 2026, link: https://www.cnr.it/it/comunicato-stampa/13251/rischio-hikikomori-tra-gli-adolescenti-italiani-individuati-i-fattori-determinanti

Chimera Patrizia, “87mila studenti hanno usato un coltello a scuola nel 2025: i dati”, V:Scuola, 21 gennaio 2026, ultima consultazione: 31 gennaio 2026, link: https://sapere.virgilio.it/scuola/mondo-scuola/87mila-studenti-hanno-usato-un-coltello-a-scuola-nel-2025-i-dati?utm_source=copilot.com

ESPAD, A cura di Biagioni Silvia, Fizzarotti Corrado, Molinaro Sabrina, “Rapporto di Ricerca sulla diffusione dei comportamenti a rischio fra gli studenti delle scuole superiori di secondo grado. Sotto la superficie – Le nuove sfide dell’adolescenza tra rischi e quotidianità”, Pisa, Istituto di Fisiologia Clinica – CNR, 2024

Intravaia Salvo, “Le scuole ostaggio della violenza: in cinque anni boom di aggressioni e bullismo”, la Repubblica, 19 gennaio 2026, ultima consultazione 31 gennaio 2026, link: https://www.repubblica.it/cronaca/2026/01/19/news/scuola_violenza_aggressioni_bullismo-425104233/

Unicef – per ogni bambino, “Stati Generali dell’Educazione e della Prevenzione – Edizione 2025 Bullismo e cyberbullismo: dati, impegni e protocolli per un’alleanza educativa nazionale”, 9 ottobre 2025, ultima consultazione: 31 gennaio 2026, link:
https://www.unicef.it/media/stati-generali-dell-educazione-e-della-prevenzione-edizione-2025-bullismo-e-cyberbullismo-dati-impegni-e-protocolli-per-un-alleanza-educativa-nazionale/?utm_source=copilot.com

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