Da capo fondamentale nel guardaroba di un gentleman a reperto da museo

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Ogni persona cui venga chiesto di immaginare un ballo ottocentesco di principi e principesse, magari a Vienna o a Parigi, ha in mente un’immagine ben precisa, consolidata da un gran numero di film e serie tv. Le donne portano abiti lunghi, amplissimi (merito delle crinoline), di mille colori; gli uomini, invece, indossano o uniformi scintillanti con cordelline dorate che pendono dalla spalla, oppure l’abito da sera per eccellenza, il frac. C’è stato un tempo in cui quest’abito era assolutamente indispensabile per i cosiddetti “eventi di società”, ossia le occasioni mondane più importanti, in cui era richiesta la massima formalità. Oggi, invece, la marsina (altro nome per indicare frac) sopravvive in pochissime occasioni, come i banchetti o i matrimoni dei reali, oppure la consegna di premi Nobel, escluso quello per la pace, ed è stata sostituita in maniera ubiquitaria dallo smoking perfino nei ricevimenti più lussuosi. Questo porta a una domanda: come mai un abito che per oltre un secolo ha rappresentato il massimo grado dell’eleganza maschile è ormai pressoché scomparso?

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Si parta dalle basi: cos’è un frac? Tanto per cominciare, non è uno smoking: il papillon è bianco (da cui il nome inglese, white tie), non nero, come anche il panciotto. La marsina non si chiude e ha un taglio a zeta molto caratteristico che lo distingue dal tight, anch’esso dotato di giacca a code. Probabilmente, chiunque abbia visto Tom e Jerry o i Looney Tunes ricorda gli sketch in cui lo sparato della camicia si arrotola come una tapparella e il colletto si apre. Ebbene, non si tratta di esagerazioni: quando il frac giunse alla sua massima evoluzione, nella tarda epoca vittoriana, si arrivò a preferire colletto, polsini e sparato staccabili, in modo da rendere le parti più esposte allo sporco più facilmente lavabili, anche se questo non fece altro che aumentarne la complessità e la scomodità. Non si trattava di un problema per chi lo indossava con l’aiuto della servitù, ma diventava una vera sfida per chi doveva metterlo da solo. La moda di portare camicia e colletto inamidati (dunque molto rigidi) peggiorò ulteriormente la comodità del capo.

https://witness2fashion.wordpress.com/2013/12/11/white-tie-tails-mens-formalwear-for-1936-2/
Se l’Ottocento fu un secolo di convivenza più o meno pacifica tra nobiltà e borghesia, il Novecento vide tramontare definitivamente la classe sociale dell’aristocrazia, che aveva dominato l’Europa dai tempi di Carlo Magno. Dopo la Prima guerra mondiale e il conseguente crollo di ben quattro imperi (Austria-Ungheria, Germania, Russia e Impero ottomano), la repubblica si affermò stabilmente come sistema di governo e il diritto divino dei reali venne relegato al passato. La Gran Bretagna perse il suo ruolo di grande potenza egemone facendo posto agli Stati Uniti, la cui rampante classe imprenditoriale adorava lo smoking, che oltreoceano si chiama tuxedo (dal nome della baia di New York in cui risiedevano i super ricchi dell’epoca, Jay Gatsby incluso), più semplice, più moderno, più glamour. Una camicia sola, senza pezzi staccabili, una giacca che si abbottona, fiori sgargianti all’occhiello: era l’America degli anni ruggenti. Il frac, legato alla musica classica e ai balli, non poté reggere l’urto del jazz e dello sviluppo industriale.

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Ben presto, il frac scomparve anche dagli ambienti diplomatici. Un abito semplice, il classico “giacca e cravatta”, andava benissimo per i rapporti tra repubbliche, in cui le distinzioni di rango non erano più importanti, e se ci fosse stato bisogno di più formalità si sarebbe potuto sempre ricorrere allo smoking. John Kennedy fu l’ultimo presidente a indossare il frac per il ballo d’insediamento presidenziale, nel 1961, e, assieme a lui, smisero di indossarlo grossomodo tutti i capi di Stato del mondo, fatta eccezione per i monarchi. Il cinema contribuì a consolidare l’immagine del frac come capo sorpassato, indossato da vampiri (Dracula con Bela Lugosi è l’esempio più classico) o ballerini degli anni ’30 come Fred Astaire, per non parlare della sua ridicolizzazione nei cartoni animati. I personaggi “in” portano lo smoking: basti pensare ai vari James Bond o a Richard Gere in Pretty Woman. Tra i pochi Paesi repubblicani che conservano una solida tradizione del frac c’è l’Austria, in cui la stagione dei balli (oltre 400 tra novembre e febbraio) mantiene vivo questo abito, catturando l’attenzione anche di tanti giovani tra Millennial e Gen Z. Saltuariamente, il frac ricompare anche al Met Gala di New York, ma gli esiti non sono sempre dei migliori.

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Il frac è un capo di gran lunga più elitario ed elaborato dello smoking, legato a un sistema sociale che — per fortuna — non esiste più. Col superamento di quei valori e di quegli equilibri sociali, è venuta meno anche la necessità di sottolinearli attraverso il vestiario e, in particolare, attraverso la marsina, il capo che meglio li condensava. Oggi, il frac viene indossato solo in cerimonie di altissimo profilo, distanti dalla realtà quotidiana e, spesso, chi sceglie di portarlo non ha nemmeno ben chiare le regole assolute e severissime che normano questa mise. La scomparsa a cui la marsina sta andando incontro rimane una nota dolente per chi ne è appassionato, ma è un chiaro segno dei tempi che cambiano: lo smoking è il simbolo dell’eleganza moderna, rampante, festaiola, mentre il frac rappresenta, nell’immaginario collettivo, l’opulenza, lo snobismo, il galateo. Questo, tuttavia, non deve scoraggiare chi vuole indossarlo ancora oggi: nelle nuove generazioni c’è un grande interesse verso la moda classica e il frac, con la sua aria fiabesca e un po’ gotica, sta conoscendo una riscoperta, seppur timida e assai di nicchia. Chissà che un giorno non possa tornare di moda, spogliato del suo retaggio classista e altezzoso?
Vincenzo Ferreri Mastrocinque
Fonti
Green Dennis, There’s a dress code more formal than black-tie that you’ve probably never heard of, 28/09/2015, Business Insider, consultato il: 08/02/2026.
https://www.businessinsider.com/everything-you-need-to-know-about-dressing-white-tie-appropriate-2015-9
Schneider Sven Raphael, Why Did Men Stop Wearing White Tie (Formal Tailcoats)?, 27/10/2022, Gentleman’s Gazette, consultato il: 08/02/2026.
https://www. gentlemansgazette.com/men-stop-wearing-white-tie/
Taylor Elise, What is White Tie? The Definition—And Origins—Of Society’s Most Formal Dress Code, 26/02/2024, Vogue, consultato il: 08/02/2026.
https://www.vogue.com/article/white-tie-dress-code-definition
