Immagina un eroe. Quasi sicuramente, penserai a un individuo praticamente perfetto: un uomo capace di mettere la propria vita a rischio per salvare quella altrui, con straordinarie abilità psico-fisiche, la cui forza è universalmente riconosciuta e – ciliegina sulla torta – dotato di una bellezza erculea. Insomma, ti verrà in mente qualcuno, come Achille o Superman, in grado di compiere imprese straordinarie da solo, agevolato dalla natura non totalmente umana (Achille era un semidio; Superman un alieno). Perciò, identificarci con loro risulta quasi impossibile: sono personaggi irrealistici, con cui noi “normali” abbiamo poco – se non nulla – a che fare; sono esseri che tutt’al più ammiriamo e idolatriamo.
Esistono eroi che non corrispondono alla descrizione appena tracciata? Se sì, sarebbero davvero da considerarsi tali? Se pensiamo alle saghe fantasy più celebri, emerge una figura che ha salvato il mondo mettendo più volte a rischio la propria vita: Frodo Baggins, il protagonista del Signore degli Anelli, trilogia di J.R.R. Tolkien (1892-1973). Frodo non ha poteri sovraumani né è un adone, ma compie un’impresa che forse nessun altro sarebbe riuscito a portare a termine.
Come tutti sappiamo, Frodo è un Hobbit. Appartiene cioè a un popolo di “mezzuomini” alti tra i 90 e i 120cm, dai grandi piedi pelosi, la cui attitudine è mite e tranquilla, e le cui passioni più grandi sono il cibo, il riposo e le feste. Abitano nella Contea, una regione pacifica e rurale situata a nord-ovest della Terra di Mezzo, in casupole sotterranee scavate nelle colline. Frodo vive insieme allo zio Bilbo e, grazie alla condizione agiata, hanno un giardiniere, Sam (il migliore amico di Frodo). Non sembra la descrizione di un eroe, vero?
Eppure, Frodo si ritrova catapultato nella più terribile tra le imprese. Egli, per mezzo di Bilbo, diventa il portatore dell’Anello un tempo appartenuto a Sauron, Signore del Male per eccellenza, il cui potere è tornato all’apice. L’Anello ha dentro di sé una forza unica, che incarna l’essenza stessa del male. Resistere alle sue tentazioni risulterebbe impossibile per chiunque; esso ha portato alla pazzia Gollum (un tempo, un altro possessore dell’Anello), divenuto quasi un animale, ossessionato da quello che era stato il suo “tesoro”. L’Anello deve essere distrutto: per farlo, deve essere gettato nelle fiamme del Monte Fato, luogo della sua creazione.
Molti fan di LOTR (Lord Of The Rings) dubitano che Frodo dovesse essere il protagonista. Innanzitutto, quest’ultimo non riesce mai a farcela da solo: senza i propri compagni probabilmente sarebbe morto già all’inizio della sua avventura. La Compagnia dell’Anello (Fellowship of the Ring), cioè il gruppo che viene formato per portare a termine la missione di distruzione dell’Anello, è costituita da molti eroi valorosissimi (Gandalf, Legolas, Gimli, Aragorn, Boromir). Nessuno di loro però resisterebbe all’Anello: Boromir, pur non avendolo mai indossato, ne soffre comunque la vicinanza e aggredisce Frodo, causando la separazione della Compagnia; Gandalf lo rifiuta, terrorizzato dalla forza che potrebbe avere su di lui. Lo stesso Tolkien, nella Lettera 246, commenta che «Gandalf come Signore dell’Anello sarebbe stato molto peggio di Sauron» proprio per il suo potere eccessivo.
Frodo riesce ad arrivare al Monte Fato, anche grazie all’aiuto di Sam. Quindi, la sua forza di volontà è tale da resistere alle tentazioni dell’anello? Anche in questo caso, la risposta è (parzialmente) negativa. Ciò che alcuni lettori recriminano maggiormente a Frodo è che nel finale tentenna. Dopo il lungo viaggio percorso, le insidie vinte, le vittime mietute, la tragedia vissuta… Frodo non riesce a gettare via l’Anello nel Monte Fato: è il suo “tesoro”. Anzi, indossandolo all’anulare, Sauron capta la posizione dell’Hobbit e interviene immediatamente. Il male sta per vincere. Ma poi accade qualcosa che neppure Sauron ha pianificato: Gollum attacca Frodo, strappandogli il dito a morsi. L’Anello è di nuovo suo… ma per pochi attimi. Egli cade proprio tra le fiamme del Monte Fato e l’Anello con lui. Il Bene ha trionfato, ma Frodo ha fallito. Strano, visto che un eroe dovrebbe salvare il mondo solo grazie alla propria volontà.
Anche Tolkien ammette, in un certo senso, il fallimento di Frodo. Ma non è da ricondurre alla sua moralità:
Non credo che quello di Frodo sia stato un fallimento morale. All’ultimo momento la pressione dell’Anello avrebbe raggiunto il suo massimo – impossibile, direi, per chiunque resistere, certamente dopo un lungo possesso, mesi di crescente tormento, e quando si è affamati ed esausti. Frodo aveva fatto quello che poteva e aveva dato tutto se stesso (come strumento della Provvidenza) e aveva prodotto una situazione in cui l’oggetto della sua ricerca poteva essere raggiunto. La sua umiltà (con cui aveva iniziato) e le sue sofferenze furono giustamente ricompensate dal più alto onore; e il suo esercizio di pazienza e misericordia verso Gollum gli guadagnò la Misericordia: il suo fallimento fu sanato.
Ciò che davvero conta è che Frodo ha agito per il bene di tutta la Terra di Mezzo, seppur sapesse di non essere adatto al ruolo e che probabilmente sarebbe morto. Ha rinunciato alla propria spensieratezza e al proprio essere: nel corso della storia parla e agisce sempre meno, si concentra quasi unicamente sulla propria sofferenza. Lo testimonia anche il commento di Tolkien:
Frodo intraprese la sua cerca per amore – per salvare il mondo che conosceva dal disastro a proprie spese, se avesse potuto; e anche in completa umiltà, riconoscendo di essere del tutto inadeguato al compito. Il suo vero contratto era solo fare ciò che poteva, cercare di trovare una via, e andare avanti sulla strada finché la sua forza di mente e corpo glielo permettevano. Lo fece. Non vedo personalmente che il cedimento della sua mente e volontà sotto una pressione demoniaca dopo il tormento sia stato un fallimento morale più di quanto lo sarebbe stato il cedimento del suo corpo – per esempio, venendo strangolato da Gollum o schiacciato da una roccia caduta.
Alla fine della propria impresa, non riesce neppure a godersi lo status di eroe appena ottenuto: si sente tormentato, non crede che la Contea possa ospitarlo ulteriormente (e, infatti, andrà via con Gandalf e Bilbo oltre il mare): «Sebbene io possa venire nella Contea, non sembrerà la stessa cosa, perché io non sarò lo stesso».
Forse, Frodo non è un eroe nel senso canonico del termine: non riusciamo a provare un senso di idolatria nei suoi confronti. Forse, ci spaventa il fatto che siamo così simili a lui: nel corso della vita, ci troviamo ad affrontare sfide che non avremmo nemmeno voluto conoscere. Crediamo esistano persone che avrebbero potuto essere più adatte di noi. Veniamo aiutati da molti, ma nonostante ciò, falliamo. Siamo continuamente tormentati dal pensiero della sconfitta. Frodo non è un eroe e al tempo stesso è il migliore tra tutti gli eroi mai creati: è la più debole delle creature che riesce a sconfiggere il male assoluto. E dovremmo sentirci onorati a essere deboli come lui.
Alessia Vinci
Fonti
Tolkien J.R.R., La Compagnia dell’Anello. Il Signore degli Anelli vol. 1, trad. di Fatica Ottavio, Milano, Bompiani, 2019.
Tolkien J.R.R., Le due torri. Il Signore degli Anelli vol. 2, trad. di Fatica Ottavio, Milano, Bompiani, 2019.
Tolkien J.R.R., Il ritorno del re. Il Signore degli Anelli vol. 3, trad. di Fatica Ottavio, Milano, Bompiani, 2020.
Tolkien J.R.R., The Letters of J.R.R. Tolkien, ultima consultazione: 24 marzo 2024, link: https://thepasswordunito.com/wp-content/uploads/2026/04/19e3b-the_letters_of_j.rrtolkien.pdf
