Proteste in Perù: cosa sta succedendo nel Paese?

Resta alta la tensione in Perù, ove migliaia di persone sono scese in piazza, non solo nella Capitale Lima e nelle regioni centro meridionali, ma anche nelle aree rurali e più povere dello Stato. Rimangono molteplici le proteste antigovernative e gli scontri fra manifestanti e forze dell’ordine.

Ma cosa sta succedendo nel Paese?

Al termine di un lungo braccio di ferro tra il potere legislativo e quello esecutivo, il Congresso peruviano è stato costretto ad accelerare un procedimento d’impeachment riguardo il comportamento immorale del presidente Pedro Castillo, il quale è stato ritenuto colpevole di azioni illecite nell’esercizio delle proprie cariche pubbliche. Il voto del Congresso, calendarizzato in data 7 dicembre 2022, era il terzo tentativo di rimuoverlo dal suo incarico per via di accuse di corruzione, instabilità di governo e intense proteste contro il suo filone presidenziale.  

Castillo, in data congiunta, ha tentato di eludere la mozione di sfiducia, tenendo un discorso alla nazione, in cui cerca d’istituire sbrigativamente un nuovo governo di eccezione (“In risposta alla richiesta dei cittadini in tutto il paese, abbiamo preso la decisione di istituire un governo di emergenza volto a stabilire lo stato di diritto e la democrazia” furono le sue esatte parole al popolo).

Durante l’allocuzione, trasmessa in diretta nazionale, aveva indetto le elezioni per un Congresso costituente che elaborasse una nuova Costituzione entro 9 mesi e aveva annunciato l’intenzione di voler imporre un coprifuoco obbligatorio alla popolazione, disponendo, inoltre, la riorganizzazione della magistratura e degli organi di giustizia.

In opposizione alle sue volontà, è intervenuta la vicepresidente, Dina Boluarte, assieme a parte dei suoi ministri e della maggioranza dei membri del Congresso, che a sua volta con 101 voti su 130, ha votato per destituirlo e metterlo in stato d’accusa per quello che sembra dichiaratamente un ‘golpe istituzionale’.

“Qualsiasi atto contrario all’ordine costituzionale stabilito costituisce una violazione della Costituzione e genera inosservanza da parte delle Forze Armate e della Polizia Nazionale”, avevano infine chiarito Forze Armate e Polizia, schierandosi  contro l’ormai ex presidente Castillo per “incapacità morale permanente”.

A seguito della destituzione, il Parlamento ha convocato la vice presidente Dina Boluarte, per ufficializzare la successione presidenziale. Boluarte ha prestato giuramento, diventando la prima donna alla guida del paese andino. La procura ha, poi, arrestato Castillo nella sede della prefettura di Lima: l’ex leader è stato condannato a 18 mesi di carcere con l’accusa di ribellione e di tentato di colpo di Stato.

Numerose sono state le sommosse popolari contro il nuovo Governo, in difesa della vecchia presidenza peruviana. In assenza di prospettive per la soluzione della crisi sociale e politica in atto da oltre due mesi, migliaia di persone sono scese in piazza per chiedere le dimissioni di Boluarte, lo scioglimento del Parlamento, elezioni generali anticipate e una nuova Costituzione

Circa sessanta sono i morti e centinaia i feriti, quasi tutti civili, strade e aeroporti bloccati e anche la principale località turistica del Paese, Machu Picchu, è rimasta chiusa al pubblico per mesi. La procura generale peruviana ha avviato un’indagine proprio sull’operato della neo presidente Boluarte, per le violenze compiute dalla polizia durante gli scontri. Dopo ripetuti appelli al dialogo e interventi delle forze di sicurezza circoscritti ai punti più caldi del Paese,  Boluarte ha deciso di optare per 30 giorni di Stato di emergenza su tutto il territorio, con coprifuoco in alcune regioni. Gli scontri non sono cessati e il malcontento del Paese rimane altissimo.

Alessia Dotta

Crediti immagine di copertina: https://www.pressenza.com/it/2023/01/peru-le-conquiste-di-pedro-castillo-che-non-piacciono-allelite/

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