Via del Corno è lì, tra Palazzo Vecchio e Santa Croce, in quei cinquanta metri del centro di Firenze. Un piccolo ponte, se si vuole, tra due vie più grandi – Via dei Leoni e Via del Parlagio – a un minuto dalla chiassosa strada che oggi ospita l’Antico Vinaio. Chiunque capiti tra quelle mura distanti appena due metri, è di passaggio. Del resto, perché fermarsi? Non ci sono marciapiedi, non c’è traffico. Solo fili tesi tra le finestre con panni stesi ad asciugare. Chi cerca Via del Corno a volte non nota nemmeno di esserci passato. Gira e rigira, solo la targa bianca del Comune di Firenze segnala ciò che si sta cercando: «In questa casa dell’antico centro, visse per alcuni anni Vasco Pratolini, narratore di storie italiane e di Firenze, che in Via del Corno ambientò il romanzo patrimonio della nostra letteratura. Il comune di Firenze nel centenario della sua nascita. 19 ottobre 2013».
Pratolini è uno scrittore-pittore, e la motivazione è resa immediata dai suoi scritti. Attraverso un lirismo realistico, Vasco riporta storie di amori ossessionanti o lievi come piume, di odi ancestrali o appena nate, di amicizie, di giovani e di vecchi, di morte, ma soprattutto di vita. Forse, invece di riportare, è più giusto dire dipingere: le pagine sono realizzate con pennellate che compongono l’affresco dell’esistenza della gente semplice tra la quale è cresciuto, della sua amatissima Firenze, delle feste cittadine, del comportamento dei fiorentini, e anche dei problemi sociali e politici, in effetti da lui vissuti in prima persona.
Uno spaccato di vita fiorentina
Cronache di poveri amanti è un grande romanzo, il più noto dello scrittore insieme a Metello. Pubblicato nel 1946, è ambientato nella Firenze del 1926-1927, quando il Fascismo stava espandendo la propria ragnatela e c’era già chi combatteva, avendo capito come sarebbe andata a finire la Storia. Un romanzo soprattutto sonoro, poiché il suono attraversa il racconto. Partendo da quel trillo di sveglia che risuona nelle prime pagine, e che costringe ad una levataccia non solo il proprietario, ma anche gli appartamenti dall’altro lato della strada. Una via stretta, con pareti di carta velina impastati di miseria, cosicché “tutti sanno tutto di tutti”. Ogni singolo cornacchiaio – così Pratolini definisce gli abitanti della via – conosce i segreti del proprio vicino, forse persino meglio. E se si celano ancora dei misteri, gli abitanti di Via del Corno sanno bene che i nodi vengono sempre al pettine. Pratolini in questa strada ci ha vissuto veramente – ecco allora la targa – e per questo sa entrare in modo così intimo nella vita dei propri personaggi: è come se in prima persona stesse guardando Via del Corno dalla finestra della propria camera, sentendone i sussurri e le urla, i pianti e le risate. Una strada che è un mondo a sé, sospesa nel Tempo, che non vuole essere intaccata dai problemi esterni, anche se poi la Storia vi fa comunque irruzione. La storia di Via del Corno è eterna, ma anche ciclica. Ossimorica, così come i suoi abitanti.
Gli Angeli Custodi e la Signora
Protagonisti della scena sono gli Angeli custodi – Aurora, Milena, Bianca e Clara – quattro ragazze nate e cresciute in Via del Corno, della quale sono diventate le irreali protettrici, a detta della Signora. Tutte belle, tutte giovani. Fino a che Pratolini, una dopo l’altra, le fa precipitare nella polvere, in un continuo ciclo di miseria, quasi come se l’autore goda nel tormentare i propri personaggi, spingendoli nel baratro. Un buco nero dal quale solo qualcuna potrà risalire. All’opposto c’è la Signora, anziana e ricchissima megera con un passato da maîtresse. Grazie all’orecchio formidabile, la vecchia raccoglie informazioni sulla vita della via, un’esistenza da cui lei è esclusa, costretta a letto da un male cronico alla gola. Nonostante la sua carne sia in sfacelo, la donna possiede una mente lucidissima, un continuo lavorio di pensiero e meditazione. Cerca soprattutto il modo di vendicarsi contro il Nesi carbonaio, che le ha portato via Aurora, sua ex protetta. Proprio per il suo pascersi nella vendetta e l’essere continuamente a letto, la Signora gode sia della sofferenza altrui sia della compagnia di ragazze che ama definire “sue protette”, le uniche a starle accanto. Grazie a loro, si viene a conoscenza della possibile omosessualità della vecchia, rappresentata da Pratolini come una perversione calcolata: da giovane la Signora era stata una prostituta la cui bellezza veniva calpestata dagli uomini; ora il suo desiderio è rivolto alle donne, come rivalsa contro l’altro genere. Nonostante mediti di diventare la padrona della strada, cercando di sfrattare i cornacchiai dalle proprie case, a un certo punto impazzirà, per effetto della Provvidenza pratoliniana. La ripicca sui vicini non avrà mai luogo perché la mente della Signora si blocca, consegnandola ad un destino che per lei è peggio della morte. Senza attività mentale, la Signora finisce per essere vigilata tutto il tempo, non più padrona di se stessa, ma schiava dei propri impulsi, soprattutto sessuali.
Antifascisti vs. fascisti
L’irruzione della Storia in Via del Corno è affidata agli uomini. Anche se quasi tutti gli abitanti non si schierano politicamente, ci sono quattro personaggi la cui posizione è evidente e antitetica: Corrado, detto Maciste, e Ugo si capiscono essere comunisti; Carlo Bencini, detto Carlino, e Osvaldo sono convinti Fascisti. Schieramenti che inizialmente non creano dissapori, ma che entrano prepotentemente in scena nella seconda parte del romanzo. Emblematica è perciò la “Notte dell’apocalisse”. A tarda sera scoppia una rappresaglia fascista nel centro di Firenze: le camice nere vogliono prendere alcuni nomi di una lista di sovversivi. Venuti a saperlo, Ugo e Maciste cercano di arrivare prima dei fascisti per avvisare i compagni di scappare. Durante la fuga, Maciste, rappresentato come un eroe in sella al proprio sidecar («la stella cometa che annunzia il diluvio agli uomini di buona volontà») viene ucciso e cade, morto. Ugo riesce a scappare, portando poi avanti l’operato dell’amico. Nonostante ciò, la Storia di impossesserà in ogni caso di Via del Corno, proporzionalmente all’affermarsi del Fascismo in Italia.
Giovani e vecchi, anzi, Bene e Male
Una contrapposizione fondamentale delle Cronache è sicuramente quella tra i giovani e i vecchi, entrambi numerosi sulla scena. Un confronto che non si esaurisce solamente nella differenza di età. C’è una guerra in atto, portata avanti da entrambi i lati. Ed è evidente negli anziani, con la loro ferrea volontà di sottomettere la gioventù, di piegarla al proprio volere, ad ogni costo e nei modi più diversi. Per questo la Signora si circonda di ragazze che vuole tenere legate a sé a tutti i costi; per questo il Nesi stupra, mette incinta e picchia ripetutamente Aurora in modo da tenerla segregata in casa. O forse è meglio dire che è una lotta tra il Bene e il Male, tra la Vita e la Morte. Tra Milena che perde il marito, picchiato brutalmente perché rifiutatosi di iscriversi al Fascio, e Milena che contemporaneamente incontra l’amore. Un Bene interpretato fedelmente dagli Angeli custodi e dai rispettivi fidanzati, poiché nel loro amore l’eterna storia di Via del Corno ritrova freschezza. Angeli che di celestiale hanno poco o nulla, ma della cui purezza di cuore tutti sono convinti – anche Pratolini. Un Male di cui massima esponente è la Signora, che altro non è che il Male della Storia, del Passato che non ha futuro.
E allora, eccola qui Via del Corno, compresa tra le sue luci e le sue ombre. Quasi si sentono i trilli delle sveglie che svegliano i cornacchiai.
Rachele Crosetti

