Come si può leggere in un articolo precedentemente pubblicato, riguardante l’affascinante figura di Harriet Boyd Hawes, quando l’archeologia era ancora una disciplina “verde”, cioè ai suoi primi esordi, le donne erano tenute in poca considerazione, se non addirittura completamente ignorate, assenti dal panorama accademico, permeato di maschilismo. Fortunatamente le dovute eccezioni ci sono state: una di queste era Gertrude Bell.
La celebre archeologa Gertrude Bell (1868-1926), descritta dalla matrigna come una donna dal carattere esuberante, dimostrò di essere un po’ fuori dagli schemi ordinari dell’epoca in cui visse. Cresciuta in una famiglia benestante di industriali dalle idee liberali, Gertrude Bell fu, infatti, una delle primissime donne a frequentare un collegio, il Queen’s College. La cosa era a tutti gli effetti sbalorditiva se si pensa che all’epoca una donna della sua età, ovvero diciassette anni, non iniziava certamente studi accademici, ma veniva presentata a corte o introdotta nell’alta società per cercarsi un buon partito e sposarlo nell’arco, al massimo, di pochi anni. Gertrude Bell non era certamente fatta per tutto questo e, infatti, nel 1886 entrò a Oxford e, neanche due anni dopo, nel 1888, conseguì una laurea onoraria (purtroppo solo onoraria perché donna) in studi storici.
Alpinismo ed esplorazioni
In compagnia del fratello minore Maurice o del padre, e in seguito da sola grazie ai mezzi della propria famiglia, Gertrude Bell intraprese numerosi viaggi di esplorazione, le cui destinazioni erano spesso siti archeologici inesplorati e anche quasi irraggiungibili. Le furono tutt’altro che inutili, a tal proposito, tutte le abilità acquisite durante le sue arrampicate in montagna (una competenza scandalosa per una donna all’epoca).
Nel 1899, infatti, attraversò da sola per la prima volta il deserto, documentando siti antichi come Palmira (sull’Eufrate), Petra (in Giordania) e Baalbek (in Libano). E’ celebre una sua fotografia in cui posa in mezzo a Winston Churchill e Lawrence d’Arabia di fronte alla Sfinge di Giza.
Gertrude Bell e Lawrence d’Arabia
Allo scoppio della prima guerra mondiale, Gertrude Bell si impegnò attivamente come volontaria nella Croce Rossa prima in Inghilterra e poi in Francia, ma ben prestò risultò ancora più utile alla nazione.
La conoscenza della lingua e della cultura arabe, aggiunte a quella della geografia del Vicino Oriente, fecero sì che Gertrude Bell divenisse fondamentale nelle operazioni della rivolta araba del 5 giugno 1916, aiutando così l’agente segreto britannico Lawrence d’Arabia e il leader arabo Sharif Hussein contro l’impero ottomano.
Disegnare i confini dell’Oriente: nasce l’Iraq
Al termine del conflitto bellico, nel marzo 1917 l’esercito britannico conquistò Baghdad e Gertrude Bell si rivelò fondamentale nella mediazione tra la corona inglese e la cultura orientale di un nuovo Stato arabo indipendente che di lì a poco sarebbe nato. A Bell toccò il delicato compito di disegnare i confini, specialmente culturali, del nuovo paese, cercando di risolvere il cosiddetto “problema mediorientale”, aggravato dall’accordo Sykes-Picot del 1916, che annullava di fatto le promesse fatte al futuro sovrano dell’Iraq Hussein.
Gertrude Bell riuscì a trovare una soluzione, ma molti criticarono il suo operato: in particolare il popolo del nuovo stato, ritenuto incapaci di autogovernarsi. Gertrude Bell si avvalse anche della coesione culturale che il patrimonio archeologico dell’Iraq poteva offrire ai suoi cittadini. Così fondò, con il patrocinio del figlio del sovrano, ormai salito al trono, il Museo delle antichità di Baghdad con l’obiettivo di valorizzare i reperti e proteggerli. Tuttavia, non mancarono le critiche — come del resto per tutto il suo operato politico — e fu accusata da alcuni di aver contribuito alla privazione del paese di molte delle sue opere.
Nicola Gautero
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