Icona Callas presenta: Maria Callas e Biki – storie di un archivio

A 100 anni dalla sua nascita, l’Università degli Studi di Torino decide di rendere omaggio a Maria Callas, una grande interprete del secolo scorso, con “Icona Callas”: una serie di iniziative tra incontri, performance, proiezioni e mostre alla scoperta del suo mondo. Molteplici, diversificate e legate a differenti aspetti culturali, le iniziative proposte per conoscerla meglio: dall’esperienza video immersiva Seven Deaths di Marina Abramović, al disco Callas/Medea; dalle sue fotografie, alle tavole di Vanna Vinci che la ritraggono; da uno spettacolo teatrale e una rassegna cinematografica, alle masterclass con ospiti che (attraverso temi diversi) riconducono il proprio discorso esattamente all’icona protagonista del palinsesto.

Martedì 12 dicembre, l’Aula magna della Cavallerizza Reale ha ospitato una grande studiosa di moda dei nostri tempi, Simona Segre-Reinach, che, con la mediazione di Giulia Carluccio (Unito), durante la masterclass “Maria Callas e Biki. Storie di un archivio”, ha illustrato e approfondito un aspetto cruciale per la carriera della soprano: il suo incontro con la sarta e poi stilista milanese Biki. L’intreccio e la positiva influenza reciproca delle due donne sono ciò che Segre-Reinach sottolinea nel suo libro dedicato a Biki, il loro incontro è stato un punto di svolta per entrambe, ma soprattutto è stato possibile grazie ad un terzo importante elemento: Alain Reynaud, il genero di Biki. È stato lui a realizzare i disegni per la stilista, che a sua volta era fautrice dell’idea, dei colori e dei tessuti scelti.

Il debutto di Callas alla Scala di Milano è datato 1950, risale invece all’anno successivo l’accordo Biki – Reynaud: da lì in poi, i tre sono inseparabili e attuano una vera e propria trasformazione dell’immagine della soprano. La stessa Maria è la prima ad attuare una trasformazione poiché dimagrisce considerevolmente, attuando una costruzione del personaggio che parte dal corpo; in seconda battuta, Biki e Alain la aiutano a creare un altro strato di trasformazione, un abbigliamento elegante e ricercato, poi diventato iconico e caratteristico della sua persona in riferimento al sodalizio con i due.  

Fonte: Io Donna

Lo stile della designer milanese è fatto di un’eleganza perfetta e rigorosa, secondo lei bisognava vestirsi come si deve all’ora che si deve. Questo concetto viene riflesso poi sulla figura di Callas che, con la sua anima tragica, riesce a risultare una fusione di eleganza artistica e borghese al tempo stesso: un’artista che però ha come sfondo rigide regole del buongusto. Cappe, pellicce, cappotti sartoriali, abiti da sera, vestiti strutturati con plissé e drappeggi, il turchese, il verde smeraldo e il nero (impreziosito da gioielli) sono le caratteristiche principali dello stile di Biki sulla soprano. Da non dimenticare, poi, i suoi iconici chignon che lasciavano respiro a giri di perle, collane e orecchini di diamanti.

In fondo, si sta parlando di due donne molto diverse tra loro (ma anche con tanti punti in comune) che hanno saputo fare della propria collaborazione un risultato utile per entrambe le parti. Due donne in carriera nella Milano degli anni ’50 e ‘60, entrambe legate al desiderio di emancipazione femminile, all’ambiente della Scala e dotate di grande forza di volontà, hanno però due personalità opposte. Biki, donna pratica di successo, è la principale fautrice del cambio look in positivo di Callas: ciò comporta anche maggiore fama per la seconda, poiché artisticamente riconoscibile per un suo stile ben preciso: con gli abiti di Biki, Callas diventa una vera e propria diva. Maria invece, al contrario, è un’eroina tragica e, dal canto suo, fa risplendere (ancora oggi nel nostro immaginario) le creazioni di Biki, dandole maggior lustro e successo.

Alessandra Picciariello

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