La Corte costituzionale d’Albania, in seguito a due ricorsi presentati dall’area d’opposizione di centrodestra (il partito democratico albanese, che è nato con una forte caratterizzazione anticomunista dopo gli anni del regime di Hoxha, ha posizioni conservatrici anche se europeiste), ha bloccato la ratifica dell’accordo bilaterale sulla gestione dei flussi migratori firmato con l’Italia a novembre. La Corte ha giurisdizione sulla compatibilità degli accordi con la Costituzione e i trattati internazionali.
L’inizio delle procedure di ratifica, calendarizzato per il 14 dicembre, è quindi sospeso fino a quando non verrà espresso un giudizio: la Corte ha tempo fino al 6 marzo per valutare se l’accordo violi la Costituzione albanese e se, come denunciato nei ricorsi, porti il paese a rinunciare alla sovranità su parte del proprio territorio.
Il protocollo d’intesa, annunciato a sorpresa in una conferenza stampa il 6 novembre con toni abbastanza confusi (la premier aveva dichiarato di star “disegnando la cornice politica e giuridica” alla quale sarebbero dovute seguire misure pratiche) e poi meglio definito nei giorni seguenti, prevede l’istituzione in territorio albanese di due centri per la detenzione delle persone migranti in attesa di ricevere un giudizio sulla propria domanda di asilo. Queste strutture dovrebbero accogliere solo persone adulte non vulnerabili e non in stato di gravidanza, e iniziare a farlo già nella primavera del 2024.
La spesa per la costruzione dei centri e il trasferimento dei migranti ricade interamente sull’Italia, anche se l’Albania ha dichiarato che i terreni saranno concessi gratuitamente: non sono state fornite cifre precise, ma si pensa che il costo per il paese sarà di diverse decine di milioni di euro. L’accordo ha durata di cinque anni ed è tacitamente rinnovabile.
Il premier albanese Edi Rama, socialista, che ha definito Giorgia Meloni “sorella d’Albania”, in più occasioni si è dichiarato stupito del fatto che questa mossa politica sia stata interpretata da alcuni giornalisti come parte di una strategia per ottenere l’appoggio dell’Italia per l’ingresso del paese nell’Unione Europea, e ha affermato in un’intervista a Repubblica che invece l’accordo vada collocato in un’ottica di riconoscenza della sua nazione nei confronti di uno stato che ha accolto molti immigrati albanesi nei decenni passati (chissà se vede l’ironia nel fatto che questa riconoscenza per essere stati accolti si traduca in disponibilità ad aiutarci a non accogliere): “Quando l’Italia ha bisogno, noi diamo una mano e siamo onorati di farlo. Perché l’Italia ci ha mostrato così tanto rispetto, ci ha dato una grande mano non una volta ma tante volte, ci ha accolti a braccia aperte quando sfuggivamo dall’inferno”.
L’applicabilità e la legalità del protocollo sono state messe in dubbio fin da subito da opposizione e associazioni di settore: se nei centri albanesi potranno essere portati solo adulti in salute sarà necessario attuare sbarchi selettivi, facendo scendere dalle navi italiane (perché l’accordo non riguarda i migranti portati in salvo dalle ONG) una parte dei naufraghi in Italia e una parte in Albania, ma questa è una procedura la cui legalità nell’ambito del diritto marittimo internazionale è molto poco plausibile e, inoltre, non è chiaro come un sistema che prevede l’analisi delle domande di asilo realizzata mentre i richiedenti si trovano in un paese estero ed extraeuropeo possa funzionare in modo efficiente.
Virginia Platini
Fonte immagine in evidenza: https://notizie.virgilio.it/migranti-l-alta-corte-albanese-sospende-la-ratifica-dell-accordo-con-l-italia-la-decisione-entro-3-mesi-1597870

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