Le paillettes riflettono arcobaleni di brillantini, il body colora la pedana, gli ombretti pitturano le palpebre, lo chignon incornicia il volto, le note musicali accompagnano le esecuzioni, il flash cattura i salti, gli applausi scandiscono il ritmo dei sorrisi, la coppa occupa il centro della mensola, le compagne si abbracciano a vicenda.
Questo è un lato della medaglia, quello dei successi, ma la ginnastica ritmica non è costituita solo dal gradino più alto del podio. Infatti, vi è anche un altro lato, quello delle violenze verbali e dei soprusi, che hanno inquinato quest’attività meravigliosa.
È ossimorico pensare che uno sport che deve trasmettere dei valori quali il rispetto delle regole, il sostegno reciproco e la fiducia in se stessi possa perdere il proprio fine educativo e distruggere l’autostima di giovani ginnaste. Nonostante ciò, alcune testimonianze hanno portato all’attenzione pubblica uno scandalo che ha coinvolto un numero tristemente elevato di atlete.
Il 30 ottobre 2022, l’ex ginnasta Nina Corradini ha rilasciato un’intervista a Repubblica e raccontato il motivo per cui nel giugno del 2021 ha deciso di ritirarsi dalla Squadra Nazionale di Ginnastica Ritmica. Durante gli allenamenti, lei ed altre ragazze subivano continui maltrattamenti e venivano insultate dalle loro allenatrici. “Vergognati“, “Mangia di meno“, “Come fai a vederti allo specchio?”, “Ma davvero riesci a guardarti?“, queste erano solo alcune delle frasi pronunciate quotidianamente dalle istruttrici, quando controllavano il peso delle atlete. L’adolescente Nina Corradini, nel periodo più delicato della sua crescita, ricorreva a metodi estremi pur di mantenere stabile il proprio peso, come l’utilizzo di lassativi e il digiuno a colazione. Il numero sulla bilancia era diventato un tormento a tal punto da oscurare la sua passione per la ginnastica. Infine, a causa di un progressivo peggioramento delle sue condizioni di salute, determinato dalla violenta pressione a cui era sottoposta, si era convinta ad interrompere definitivamente la carriera sportiva.
Quella di Nina non è una storia isolata. Dopo aver condiviso il suo passato, decine di altre ragazze hanno seguito il suo esempio trovando la forza di denunciare i maltrattamenti subiti in palestra. Alla voce di Nina Corradini non si sono unite solo quelle di ex ginnaste della portata di Anna Basta e Giulia Galtarossa, ma anche quelle di bambine e ragazze provenienti da società sportive meno note all’interno del panorama agonistico italiano.
A seguito di queste testimonianze, che hanno puntato i riflettori su problemi da cui si pensava che la ginnastica ritmica fosse esente, poiché prima di allora denunce simili avevano riguardato principalmente il mondo della danza classica, le atlete della Nazionale hanno annunciato sui loro profili Instagram di non riconoscersi più con l’appellativo giornalistico di Farfalle, nato nel 2004 con la conquista dell’argento alle Olimpiadi di Atene. Tale scelta è derivata dalla volontà di mostrarsi solidali nei confronti delle loro compagne e di sottolineare i principi sportivi di libertà e correttezza che sono venuti a mancare, come delle farfalle a cui hanno strappato le ali.
Tra le conseguenze più gravi delle violenze psicologiche perpetrate nei confronti delle ginnaste, si annoverano diversi disturbi alimentari, insorti anche in età infantile. Oggi, 15 marzo, è la Giornata Nazionale contro i Disturbi del Comportamento Alimentare (Dca), conosciuta anche come Giornata Nazionale del Fiocchetto Lilla. In Italia, nel 2023, vi sono stati circa 4.000 decessi causati da anoressia, bulimia e alimentazione incontrollata. A soffrirne sono più di 4 milioni di persone, un numero in costante crescita dalla pandemia di Covid-19 ad oggi. Nonostante i dati ci mostrino con chiarezza la criticità della situazione, i tempi d’attesa per ricevere delle cure raggiungono i 6 mesi e i centri specializzati dedicati ai Dca sono insufficienti (se ne contano solamente 126 su tutto il territorio nazionale, di cui 112 pubblici e 14 privati). L’urgenza della situazione necessita di un intervento immediato da parte dello Stato, per aumentare i centri di cura, garantire un sistema sanitario adeguato ai pazienti e offrire un supporto efficiente ai loro familiari.
Lo sport ha una valenza formativa fondamentale ed è inaccettabile che abbia anche una sola sfumatura di violenza. La precisione non deve trasformarsi in ossessione e la tenacia non deve diventare sfinimento. Perché i sorrisi di una ginnasta devono nascere dalla gioia di ballare, non nascondere una silenziosa sofferenza.
E nel profondo sono libera, orgogliosa e canto – Mariposa, Fiorella Mannoia



Anna Baracco
