Il nuovo film di Ladj Ly, Gli Indesiderabili (Bâtiment 5 il titolo originale), affronta nuovamente con fermezza le problematiche della vita in una banlieue francese. Dopo il successo de I Miserabili, vincitore a Cannes del premio della giuria, e la sceneggiatura di Athena (diretto da Romain Gavras), il regista francese ritorna al cinema con una nuova storia dedicata ai “francesi di serie b”: gli abitanti del bâtiment 5.
Ladj Ly ci trasmette immediatamente una sensazione claustrofobica già con le prime immagini del film. Dopo una panoramica aerea del quartiere, la cinepresa ci catapulta in un appartamento del palazzo. È morta la nonna di Haby, una giovane attivista che si occupa del quartiere, e bisogna portare la bara nel carro funebre, al piano terra. Questo breve tragitto lungo le scale del condominio diventerà la metafora della vita difficoltosa degli abitanti; l’ascensore è rotto da anni e lo spazio è angusto. La scena è grottesca, tanto che il trasporto della bara assomiglia più allo spostamento di un vecchio mobile, che di un morto. Il regista mette in chiaro le cose fin da subito: in questo luogo la morte vi porterà via anche l’ultimo briciolo di dignità rimasta.
“Come possiamo vivere e morire in un posto così?”
Dopo la morte improvvisa del sindaco della città, Pierre Forges, pediatra e consigliere comunale del suo stesso partito, viene eletto per succedergli alla carica di primo cittadino. Pressato dai suoi colleghi accetta l’incarico, pur sapendo che, come gli ricorda la moglie, lui per alcune zone della città non era mai neanche passato. La sua storia si incrocia con Haby, una giovane ragazza che lavora come archivista al comune e che nel suo quartiere si occupa di un’organizzazione pubblica per l’alloggiamento nelle case popolari. Quando si accorge che il piano di riqualificazione del quartiere è cambiato radicalmente senza che i residenti ne fossero informati, rivolge la sua rabbia e le sue domande al sindaco neoeletto. Colto di sorpresa, Pierre non risponde e le consiglia di parlare con il suo vice, Roger.

I due si scontreranno nuovamente, quando Haby deciderà di candidarsi come sindaco in seguito agli ennesimi attacchi di Pierre agli abitanti del suo quartiere. È proprio questa la mossa su cui il regista si sofferma, perché rappresenta effettivamente l’unico spiraglio di speranza per un cambiamento dello status quo, il momento in cui lo spirito di comunità si fa sentire maggiormente per migliorare una situazione comune. Si inserisce in questa dinamica la contrapposizione tra lo spirito d’iniziativa di Haby, che crede nel potere del cambiamento attraverso la politica piuttosto che nella compassione passiva, e lo sguardo cinico, disilluso e pieno di rabbia di Blaz, suo fratello. Il suo pensiero è lo stesso di tanti altri, che non credono più nel miglioramento della propria situazione con la politica, considerata corrotta e bugiarda dopo aver subito troppe umiliazioni. Sono i figli o nipoti degli immigrati che hanno cercato in Francia un luogo da poter chiamare casa, per vivere dignitosamente, ma che nel tempo si sono visti solamente relegati in quartieri ghetto, costretti a sopravvivere come potevano, nel migliore dei casi abbandonati dallo Stato, nel peggiore attaccati quotidianamente. Il film in definitiva racconta del fallimento dello Stato nel tutelare i propri cittadini, e la conseguente rabbia e disillusione nelle istituzioni pubbliche, qui impersonata dal fratello di Haby.

Gli Indesiderabili però non è esente da qualche difetto, come la spettacolarizzazione di alcuni eventi che tendono ad essere ad alto impatto visivo, ma che non aiutano a portare avanti la narrazione in modo preciso. Anche il ruolo di alcuni personaggi secondari, come il padre e la figlia siriani, non sono ben definiti e vengono utilizzati più come contorno sociale che come attori con un loro scopo funzionale alla storia. Da spettatore non ci si appassiona al loro percorso (che pur esiste, anche se non viene quasi mai mostrato), quindi perdono solidità nel film, dove vengono impiegati unicamente come strumento di consenso mediatico da parte del sindaco. Sarebbe stato interessante approfondire maggiormente la prospettiva di qualcuno che è appena arrivato in Francia e che inizia ad adattarsi al sistema di vita delle banlieue.
Rimane comunque un film potente, che denuncia la meschinità della politica fredda e calcolatrice nei confronti degli ultimi, gli indesiderabili, appunto, e della precarietà che milioni di persone devono sopportare ogni giorno della propria vita. Secondo Ladj Ly, la speranza c’è; bisogna solo avere la forza di trovarla, nonostante tutto.
Fabrizio Mogni
