Sicurezza a ogni costo: il caso del Salvador

Nel 2019 gli omicidi nel Salvador erano 38 ogni 100.000 abitanti; il 2023 si è concluso con un indice di 2,3 per 100.000 abitanti (il secondo dato più basso delle Americhe, dopo il Canada). Un calo drastico, in soli quattro anni; com’è stato possibile che si realizzasse una simile riduzione in così poco tempo?

La risposta risiede nelle misure di Nayib Bukele, presidente del Salvador proprio dal 2019. “Il dittatore più cool del mondo”, così si definisce il 42enne che ha completamente stravolto la vita politica del paese sudamericano. Esponente della destra populista radicale (sulla linea dei vicini Bolsonaro e Milei), è salito alla ribalta internazionale nel 2021, quando fece diventare il Salvador il primo Paese al mondo ad adottare come valuta ufficiale la criptomoneta Bitcoin. È stato recentemente rieletto il 4 febbraio di quest’anno, aggirando l’esplicito divieto posto dalla Costituzione sul secondo mandato presidenziale, proprio grazie alla decisione della Camera costituzionale della Corte suprema salvadoregna (formata da giudici a lui vicini). Bukele ha vinto grazie all’85% dei voti, riconfermando di fatto la piena fiducia dei cittadini nei suoi confronti, nonostante il clima elettorale contraddistinto da situazioni non propriamente democratiche e legittime: numerosi sono stati gli attacchi contro i giornalisti (164 tra aggressioni e dichiarazioni pubbliche stigmatizzanti da parte del presidente e di funzionari pubblici) e diversi gli spot elettorali finanziati con i soldi pubblici.

Tutti segni che indicano la sfrontatezza che il presidente neoeletto ha nei confronti del sistema democratico. Alla popolazione però non sembra interessare molto, e il motivo è principalmente uno: la sicurezza.


Nayib Bukele, rieletto presidente del Salvador per un secondo mandato il 4 Febbraio 2024

Come accennato precedentemente, infatti, i livelli di criminalità nel paese sono diminuiti rapidamente dall’insediamento al governo di Bukele, principalmente per due motivi. Il primo è la tregua trattata segretamente dal presidente tra le principali bande criminali attive nel paese, la Mara Salvatrucha (Ms-13) e il Barrio 18. Il secondo, il più importante, è l’introduzione nel 2022 dello stato di emergenza. Si tratta di una misura straordinaria (tutt’ora in vigore) che consente all’esercito di pattugliare le strade del Paese e fermare chiunque sia sospettato di appartenere alle bande, senza aver bisogno di mandati d’arresto o capi d’accusa ufficiali. In questi ultimi due anni sono state arrestate più di 75mila persone, con la sola accusa di essere affiliati a un gruppo criminale; un gruppo di organizzazioni della società civile denuncia la sparizione forzata di 327 persone dall’inizio dello stato di emergenza, e nello stesso periodo è stata documentata la morte di almeno 244 persone mentre erano detenute sotto il controllo dello Stato.

Per far fronte all’elevato numero di carcerati (che rappresentano il 2,2% della popolazione adulta del Salvador; per fare un paragone, in Italia i detenuti sono circa 56mila, ovvero la metà che nello Stato sudamericano), Bukele ha richiesto la costruzione di un mega carcere di massima sicurezza, che può contenere fino a 40mila persone. Le immagini dei detenuti, ammassati a torso nudo e coperti di tatuaggi, hanno fatto il giro del mondo. Solo a febbraio del 2024 è stato permesso l’ingresso ad alcuni giornalisti, che sono stati sorvegliati dalle guardie che li hanno accompagnati per un tour altamente controllato per la prigione. I detenuti possono uscire dalle celle solo per 30 minuti al giorno per fare ginnastica all’interno dell’edificio, ma non possono avere contatti con le famiglie, e nessuna ONG può entrare per verificare le condizioni di salute e detenzione dei carcerati. Amnesty International ha pubblicato un report in cui accusa le autorità salvadoregne di utilizzare sistematicamente la tortura su tutti i detenuti arrestati con il solo sospetto di essere affiliati a una gang criminale.

Centinaia di detenuti vengono ammassati nel Cecot (Centro de Confinamiento del Terrorismo)

La nuova Guantanamo salvadoregna, insieme alle altre prigioni, è diventata un pozzo, abbastanza profondo da non poter più vedere nessuno, criminali e innocenti. Si moltiplicano le storie di persone comuni arrestate solo sulla base di segnalazioni anonime, oppure prese a caso, perché la polizia o l’esercito doveva raggiungere una quota minima di arresti. Secondo Socorro jurídico humanitario (Sjh), un’organizzazione che fornisce assistenza legale, psicologica e medica alle vittime dello stato di emergenza, sono circa 15mila le persone innocenti detenute nel Salvador.

Un uomo arrestato dai militari durante un’operazione contro le bande criminali

Nonostante le violazioni dei diritti umani, la giustizia sommaria e le sparizioni forzate di centinaia di persone, la maggior parte dei salvadoregni è soddisfatta dell’operato di Bukele; le bande criminali sono state estirpate dal loro territorio, le strade sono più sicure, i commercianti non devono più avere paura di ritorsioni o minacce. Questo cambiamento tangibile è alla base del successo del presidente, che ora dovrà affrontare delle sfide cruciali per il futuro del paese: dimostrare l’efficacia e la sostenibilità del suo piano per la sicurezza nel lungo termine e trovare delle soluzioni per risolvere la  profonda crisi economica che attraversa il Salvador (e i Bitcoin non lo salveranno).

Fabrizio Mogni


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