Cinque contro uno. Un ragazzo viene accerchiato, buttato a terra, trascinato, preso a calci nella notte tra il 20 e il 21 luglio, in via Benvenuto Cellini. Dalle finestre dei palazzi qualcuno filma e urla “lasciatelo”, poi riesce a scappare.
Lui è un giornalista della Stampa, si chiama Andrea Joly, loro un gruppo di fascisti dell’Asso di Bastoni, “circolo non conforme” e “il pub più odiato di Torino” per autodefinizione, dal 2008 uno dei luoghi di ritrovo dell’estrema destra della città.
Joly si era fermato a filmare – per caso, era in ferie – i festeggiamenti per i sedici anni del circolo dopo aver sentito dei rumori e visto fumogeni e le bandiere di Casapound: in uno dei video realizzati si vedono mani tese al cielo, si sente un uomo chiedere “oh, sto video? Sei con noi? Perché fai le foto?”, e poi intimare “cancella le foto”. Poi una mano copre la fotocamera, non si vede più niente.
Nei giorni successivi i cinque aggressori sono stati identificati, hanno tra i 53 e i 33 anni, sono tutti militanti di Casapound, ma uno, Igor Bosonin, tecnico industriale, al momento dell’aggressione era anche tesserato nella lega (come sostenitore); il suo avvicinamento al partito, però – avvenuto in seguito a una candidatura a sindaco di Ivrea nel 2018 conclusasi con 198 voti (l’1.84%) e consolidatosi nelle 40 preferenze ottenute nel 2023 sotto l’egida del Carroccio (non abbastanza per entrare in consiglio comunale) – è stato bruscamente interrotto dal segretario leghista del canavese, che ha dichiarato “la tessera gli verrà ritirata”, e professato l’antifascismo della sua organizzazione politica.
Le accuse sono violenza privata e lesioni aggravate dai futili motivi e dalla superiorità numerica nell’aggressione, mentre l’Asso di Bastoni è stato perquisito senza che emergessero nuovi elementi. Il rappresentante legale della società proprietaria del palazzo di via Cellini, intanto, ha fatto sapere a Repubblica di non avere intenzione di mandare via il circolo, equiparando il pestaggio a una qualunque rissa in strada, lodando le iniziative “contro lo spaccio e il degrado” che i militanti promuoverebbero, e persino affermando che la presenza di giornalisti di fronte all’edificio disturbi gli altri inquilini: visto che “la perquisizione della Digos nel pub non ha messo in rilevo nessuna criticità”, insomma, nessun problema – poco importa se gli affittuari si definiscono parte della “Torino nera”, se vanno a rendere omaggio a Sergio Ramelli a Milano all’interno di una manifestazione che ogni anno vede folte schiere di saluti romani ergersi impunite su via Paladini, se nella sede è appesa al soffitto la bandiera della Decima Mas.
Un altra delle opinioni ascrivibili al filone secondo il quale all’accaduto sono state date troppa importanza e attenzione è quella della seconda carica dello stato Ignazio La Russa, che alla cerimonia del Ventaglio ha espresso sì condanna per l’accaduto, ma anche detto che “ci vuole un modo più attento di fare le incursioni legittime da parte dei giornalisti”, perché non vorrebbe “che entrasse troppo nell’uso quotidiano l’inserimento di metodologie che creano reazioni che non vogliamo che poi avvengano” e, non contento, in seguito ha rincarato la dose con una lettera alla Stampa, il quotidiano di Joly: “Non sto giustificando niente, credo che siano [i militanti di CasaPound] estremamente colpevoli. Non credo però che il giornalista passasse lì per caso. Devo essere sincero. Non è una sua colpa, però sarebbe stato più bello se lo avesse detto: ero lì che volevo riprendere quella riunione e poi è successo…”
Dall’Asso di Bastoni, invece, pubblicano post professando la propria fede nella libertà di stampa (ma con una serie di caveat), mettendo in piedi ricostruzioni dei fatti che incolpano il giornalista, rappresentandosi come vittime di una gogna mediatica: qualcuno commenta “Io non vado a rompere le scatole a nessuno e non ho mai avuto problemi. Il giornalista è stato proprio uno che non sa vivere la vita in società”, molti esprimono solidarietà, altri tirano in causa Ilaria Salis e la popolarizzazione dell’idea che la violenza agita contro i fascisti sia legittima (un concetto la cui rilevanza è dubbia).
Nel frattempo, in San Salvario un militante di Casapound ha sfregiato uno studente tedesco al seguito di, per sua stessa ammissione, una discussione sulla politica: il portavoce del movimento non ha né preso le distanze né negato l’accaduto, o almeno il suo legame con la politica, ma si è barricato dietro un’accusa a media e classe dirigente di mettere deliberatamente nel mirino il gruppo neofascista, ignorando eventi violenti di altro genere.
Virginia Platini
