ROBERT CAPA: TRA GUERRA E UMANITA’

Se le tue fotografie non sono abbastanza buone,

significa che non sei abbastanza vicino.

Robert Capa


Si sta tenendo presso i Chiostri di Sant’Eustorgio di Milano una mostra, visionabile fino a ottobre del 2024, dedicata al fotografo di guerra Robert Capa. Buona parte dell’esposizione è stata anche tenuta, nei mesi precedenti, presso Camera, il Centro Italiano per la Fotografia di Torino.

Considerato uno dei più grandi fotoreporter della Storia, Robert Capa è stato capace di catturare in immagine le atrocità e le mostruosità della guerra. Il fine del fotografo non è mai stato unicamente testimoniare tramite la fotografia la crudeltà dei conflitti, ma anche raccontare della vita di chi, costretto a partecipare, stava vivendo quell’orrore. Capa li racconta tutti: soldati, civili, vittime, spettatori, morti o sopravvissuti, indipendentemente dal ruolo e dalla parte giocata, poiché il filo conduttore rimane l’essere umano.

L’attenzione viene quindi riposta in ciò che il fotografo Raymond Depardon definiva “tempi deboli”, in contrapposizione ai “tempi forti”, oggetto principale dell’attenzione dei giornalisti. A Madrid, Capa fotografa lo sgomento delle famiglie che guardano terrificate il cielo e sperano nell’interruzione del passaggio dei raid aerei; al termine della seconda guerra mondiale, è attento invece a documentare l’entusiasmo sofferto dei soldati americani e russi. Nei tempi “deboli”, sempre se con questo aggettivo possiamo definirli, la Storia universale si interrompe per lasciare spazio alla profondità della storia del singolo.

In immagine: a destra Soldato miliziano ucciso mentre installa dei cavi telefonici (Spagna, 1937); a sinistra Soldato che aiuta una miliziana a salire su un camion (Spagna, 1936).

In immagine: La folla corre al riparo quando suona l’allarme antiaereo (Spagna, 1937).

La guerra civile spagnola è considerata la prima guerra fotografica della Storia: a metà degli anni ‘20 vengono infatti messe sul mercato le prime macchine fotografiche compatte, che consentono di raggiungere agilmente le linee del fronte. Complice è anche la rapida diffusione delle riviste illustrate che offre possibilità lavorative ai fotografi, i quali iniziano a spostarsi per poter documentare in immagine i principali eventi.
Con lo scoppio della guerra diversi giornalisti e fotografi partono per la Spagna come testimoni, trovando in questo impiego terreno fertile per esprimere le proprie idee antifasciste. Fra loro ci sono anche Robert Capa insieme alla compagna Gerda Taro, che arrivano a Barcellona a inizio agosto.

La coppia fotografa specialmente i momenti di quotidianità dei miliziani, le azioni più ordinarie che assumono ulteriore significato quando contestualizzate nel clima di terrore: una partita a scacchi, la scrittura di una lettera ai cari.

Al contempo, è sicuramente nota Morte di un soldato repubblicano, apparsa il 23 settembre 1936 sulla rivista Vu, che cattura l’istante decisivo del momento più estremo. Decisivo dal punto di vista visivo, della narrazione: né troppo presto, né troppo tardi, ma preciso, deciso.
“Essa è la realizzazione perfetta del concetto di “istantanea” applicato alla morte, alla guerra: presa nell’esatto momento in cui il proiettile colpisce e uccide il soldato, è una di una precisione inimmaginabile, la precisione del reale, della morte, e dell’arte, della fotografia. Precisione dell’arma, cui di nuovo la macchina fotografica finisce con l’essere assimilabile: come ribadisce Dubois, ogni fotografia in fondo manda l’oggetto ripreso nel regno del non più, dell’assenza, delle tenebre: morto per essere stato visto, per essere stato fotografato. Colpo di fucile e macchina fotografica si identificano.” (Corpo e figura umana nella fotografia, Elio Grazioli, p. 187).

In immagine: Gerda Taro e Robert Capa, fotografati da Fred Stein.

Capa condivide buona parte della sua vita con la compagna fotografa, Gerda Taro. È Gerda ad aver inventato il personaggio di Robert Capa, un importante fotografo americano di successo, che diventa l’alter ego dell’ungherese Endre Ernő Friedmann per tutto il resto della sua vita.
La brutalità della guerra però non guarda in viso nessuno, e a soli 27 anni Gerda perde la vita sul fronte spagnolo. Viene poi sepolta nel cimitero francese di Père-Lachaise con la nomina di martire antifascista. Dopo la morte di Gerda, Robert continua a coprire il conflitto spagnolo fino al suo termine, assumendo diversi altri incarichi. In questi anni si reca anche in Cina, dove stava programmando di andare insieme all’amata. Nel 1944 partecipa allo sbarco delle truppe americane in Normandia, ma a causa di un errore in laboratorio gran parte delle sue fotografie venne perduta.
Nel 1947 fonda l’agenzia fotografica Magnum Photos, insieme agli amici intimi Henri Cartier-Bresson, David Seymour, Maria Eisner, George Rodger, William e Rita Vandivert.

La sua carriera si interrompe tragicamente e bruscamente in Indocina, il 25 maggio 1954, a soli 41 anni: durante un reportage su richiesta della rivista Life, volto a documentare la fine della guerra tra Francia e Viet Minh, Robert Capa calpesta accidentalmente una mina antiuomo che pone fine a una vita interamente dedicata alla fotografia.

Greta Sberna

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