Qualche decennio fa intraprendere una carriera universitaria per conseguire una laurea non era una possibilità concreta per tutti, spesso si preferiva cercare lavoro per contribuire al bene familiare o per potersi creare una propria indipendenza economica. Oggi invece continuare il proprio percorso di studi dopo il diploma di maturità sembra una realtà valida per molti più giovani rispetto al passato. Questo ha sicuramente decretato un maggior sviluppo della cultura e dell’educazione, ma non vuol dire che l’università sia diventata più facile.
Iniziare una carriera universitaria può essere un’avventura emozionante e illuminante tanto quanto deludente e frustrante. Si può essere sicuri della propria scelta ed essere già proiettati verso il futuro, sapendo perfettamente quale direzione prendere, ci si può appassionare sempre di più a quello che si studia e capire di aver investito il proprio tempo e le proprie energie nel percorso giusto. Ma si possono avere anche molti dubbi, si può anche decidere di proseguire gli studi non perché lo si voglia davvero, bensì perché non si sa bene cos’altro fare e quella dell’università sembra la strada più sicura, o perché magari ci si sente addosso la pressione sociale di conseguire una laurea per poter avere un buon lavoro che garantisca una certa stabilità economica per il futuro. Talvolta può succedere di iniziare l’università con le migliori intenzioni, ma di scoprire, strada facendo, che quella materia prima tanto appassionante, forse, se studiata così tanto nel dettaglio, non sia poi così entusiasmante.
Ma, al di là di quale sia la motivazione principale che spinge uno studente a iscriversi all’università, può succedere in ogni caso che durante il proprio percorso ci si trovi davanti a diverse problematiche e difficoltà, non sempre facili da affrontare. Magari, per motivazioni diverse, non si riesce a stare dietro al ritmo degli esami o al carico didattico e questo può portare ad un aumento dell’ansia, dello stress e della paura di metterci più anni del previsto a laurearsi e dunque ad essere fuori corso. Quest’ultimo punto è molto delicato per chi frequenta l’università; ma cosa vuol dire davvero essere uno studente fuori corso?
Essere fuori corso vuol dire non aver completato tutti gli esami con successo entro il tempo stabilito per il percorso scelto. A volte però si ha la percezione che all’interno dell’ambiente universitario si faccia riferimento ad un modello di prestazione che non sempre si rivela realistico per tutti gli studenti, tuttavia non raggiungere quello standard prestabilito può causare un aumento del malessere generale nei confronti del proprio percorso di studi. Il sentimento più diffuso tra gli studenti fuori corso riguarda il fallimento e, talvolta, può portare alla paura del confronto con la propria famiglia o con i propri coetanei che invece sono riusciti a rispettare i canoni prestabiliti per laurearsi. Può capitare in questa circostanza che lo studente menta per non affrontare le possibili critiche o i giudizi che comporterebbe dire la verità e, soprattutto, perché si sente in difetto a non aver soddisfatto il modello di prestazione richiesto.
Essere classificati come studenti fuori corso può essere deleterio, spesso causa disturbi dell’ansia e forti stati depressivi che, nel peggiore dei casi, possono culminare con il suicidio. Un esempio è quello di un ragazzo di 29 anni che nell’aprile del 2023 si è tolto la vita nel proprio appartamento a Chieti, in Abruzzo, lasciando scritto sul proprio block notes che si sentiva inadeguato per non essere riuscito a concludere il proprio percorso di studi e che dunque la sua vita era ormai inutile. Questa purtroppo non è l’unica storia che implica un suicidio causato da una forte pressione accademica e sociale, una pressione che si basa sul voler raggiungere un’eccellenza che sembra non fare sconti a nessuno.
Questo è un tema da affrontare necessariamente con maggiore attenzione all’interno del mondo universitario, poiché quando uno studente si trova in difficoltà dovrebbe essere messo nella circostanza di chiedere aiuto, senza dover vivere il suo disagio come una debolezza o una svalutazione delle sue capacità. Ci si sente soli e senza speranza, ed è proprio per questo motivo che bisognerebbe valorizzare maggiormente l’importanza della salute mentale all’interno delle università, perché quello che dovrebbe essere un luogo di cultura, crescita e maturità per alcuni si può trasformare in una parentesi oppressiva e stressante che comporta uno scoraggiamento apparentemente insuperabile.
Alice Chiara Nesta
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