Dopo un viaggio in aereo o in treno, l’arrivo in hotel e i primi passi in una nuova città, ecco che si arriva al punto panoramico e si scatta la foto di rito da mandare ai parenti o da postare sui social: un’esperienza di viaggio abbastanza comune, che per molti, ma non tutti, ha soppiantato la pratica di mandare cartoline a amici e conoscenti una volta giunti a destinazione.
La digitalizzazione infatti, da fine anni Novanta in poi, ha tolto in molti ambiti il gusto della suspense, dell’attesa, della lentezza, rimpiazzando tutto questo con la velocità, l’impazienza, l’istantaneità, della produzione e della ricezione di notizie, messaggi, foto. In particolare la pratica di mandare cartoline postali, diffusa in Europa da fine Ottocento declinandosi in vari usi e destinazioni come la pubblicità, proprio dagli anni Novanta in poi ha iniziato a declinare: le cartoline sono state in larga parte soppiantate da SMS, mail e social media.
Tuttavia, si sta diffondendo sempre di più, soprattutto tra i giovani, una cultura di ritorno al passato (ne avevamo parlato in questo articolo): ascoltare dischi su vinile, usare vecchie macchine fotografiche, e appunto, scrivere lettere e cartoline. Se spedire queste ultime a persone conosciute è una pratica vintage ma comunque nota, ciò che forse per molti è meno familiare è il concetto di postcrossing. Il nome viene da un progetto nato nel 2005 su iniziativa di Paul Magalhaes, ispiratosi alla pratica del bookcrossing. L’idea alla base è piuttosto semplice: registrandosi al sito si riceve un indirizzo e un codice associati a una persona a cui mandare una cartolina, tenendone traccia sulla piattaforma. Per ogni cartolina che si spedisce se ne può ricevere un’altra, e così via.
Dei destinatari delle cartoline si sa qualche informazione, quelle che hanno scelto di inserire sui loro profili, e spesso indicano delle preferenze sulle cartoline da ricevere: se illustrate, a colori, in bianco e nero. Ciò che conta è scrivere in inglese e non dimenticare indirizzo, francobollo e postcard ID. Quella che può sembrare una pratica piuttosto stramba può in realtà trasformare la propria buca delle lettere in una scatola magica in cui possono arrivare cartoline da tutto il mondo, con parole d’affetto e di vicinanza da perfetti sconosciuti, che però con il loro piccolo gesto sicuramente strapperanno un grande sorriso al destinatario.
Laura Imai Messina, nel suo ultimo libro “Tutti gli indirizzi perduti“, parla proprio dello speciale rapporto che si può creare tra estranei raccontando la storia di un ufficio postale alla deriva in cui arrivano le lettere senza destinatario, ovvero a sconosciuti, a persone scomparse o lontane.
Condividiamo più vita con gli sconosciuti di quanta ne spartiamo con coloro di cui sappiamo i nomi. Impariamo spesso a non essere curiosi, a ignorarli, finché arriva il giorno in cui ci sentiamo in errore per non aver domandato di più. […] perché l’amore più autentico che si può provare per l’umanità […] ha in sé una condizione di estraneità, l’idea cioè di amare le persone proprio in quanto persone, senza sapere niente di loro.
La dedica del libro è infatti “Agli sconosciuti della mia vita”, e nel romanzo si riflette su questioni apparentemente banali ma fondamentali: chi sarebbe ognuno di noi senza l’ostetrica che ci ha fatti nascere? Senza gli autisti che hanno guidato gli autobus per andare a scuola? Senza i dottori che ci hanno visitato e operato? O tutti quei compagni occasionali di viaggio, con cui si aspetta alla fermata del bus o in treno, con cui si condivide un volo… Insomma, il libro è un inno alla connessione umana tout court, non soltanto con le persone a noi conosciute e care.
Ecco quindi il possibile ruolo del postcrossing: una pratica di vita lenta, di disconnessione, che paradossalmente può creare legami fino all’altra parte del mondo, con sconosciuti che potrebbero poi rivelarsi fonte di ispirazione, evasione, leggerezza. Il costo non è che quello di una cartolina e del francobollo, e il consiglio è di sceglierla bene, scrivere qualcosa di originale e sincero e armarsi di pazienza! Per concludere con le parole di Imai Messina:
Di lì ho iniziato a percepire diversamente lo sconosciuto, non solo in quanto oggetto di un rispetto imprescindibile, ma come qualcuno che ha la capacità di metterci alla prova, che ci ripropone costantemente la soglia, un individuo che – proprio in quanto estraneo – si fa portatore dell’umanità intera.
Anna Gribaudo
Laura Imai Messina, Tutti gli indirizzi perduti, Torino, Einaudi, 2024, p. 130, 222.
Fonte immagine in evidenza: https://unsplash.com/it/foto/foto-di-lotto-fotografico-assortito-TEX3MKBZwLA
