La mostra al MAO
È risaputo che, specialmente negli ultimi anni, la curiosità e il fascino suscitati dal Giappone e dalla sua cultura si sono diffusi sempre di più. C’è chi vorrebbe trasferirsi nel Paese del Sol Levante, chi si accontenterebbe di una vacanza, chi si circonda di saggi e opere di letteratura per cercare di comprendere a pieno un mondo lontano dal proprio.
Se rientrate in una o più di queste categorie, non potete perdervi una nuova mostra al Museo d’Arte Orientale di Torino, visitabile fino al 4 maggio 2025: stiamo parlando di Hanauri. Il Giappone dei venditori di fiori.
Si tratta di un progetto espositivo che, connettendo passato e presente, Oriente e Occidente, arricchisce la splendida galleria giapponese del Museo, affiancando le opere delle collezioni permanenti.
Al centro della mostra, il lavoro dell’artista contemporanea Linda Fregni Nagler, che, nel corso di vent’anni, ha raccolto e selezionato una serie di fotografie originali della Scuola di Yokohama (Yokohama Shashin), risalenti a metà Ottocento. Le immagini, testimoni di un mondo che non esiste più, rappresentano i venditori di fiori (hanauri) dell’epoca, figure dalle quali emergono frammenti di mistero, fascino e poesia.
L’esposizione comprende inoltre delle stampe realizzate da Fregni Nagler, che ha rifotografato le albumine originali di sei fotografie della sua collezione, per poi colorarle a mano secondo il metodo tradizionale, donando loro una nuova vitalità.
I venditori di fiori
Gli hanauri erano venditori ambulanti che, nel periodo Edo (1603-1868) e Meiji (1868-1912), popolavano e coloravano le strade di grandi città come Tokyo e Osaka. I passanti, in particolare, erano colpiti dalle articolate strutture di bambù che contenevano la merce e che gli hanauri trasportavano sulle loro spalle.
La loro eleganza e la bellezza dei fiori e delle piante che li accompagnavano contribuirono ad alimentare l’ammirazione della popolazione nei loro confronti, tanto che furono anche impersonati da grandi attori del teatro kabuki, una particolare rappresentazione tradizionale caratterizzata dal trucco marcato dei personaggi.
Gli hanauri, dalle stampe Ukiyo-e…
Prima dell’invenzione della fotografia, gli hanauri – e, più in generale, i venditori ambulanti chiamati botefuri – furono d’ispirazione per gli artisti della corrente Ukiyo-e, tra l’inizio del XVII secolo e la fine del XIX secolo. Infatti, tra le opere che ritraevano paesaggi sognanti, scene di vita quotidiana, famosi attori di teatro e l’inesorabile susseguirsi delle stagioni, è possibile individuare raffigurazioni dai colori brillanti e “fluttuanti” di soggetti intenti a trasportare i loro insoliti giardini in movimento, simbolo contemporaneamente di un semplice ma straordinario splendore e della fugacità del tempo che non lascia scampo agli esseri viventi.
Per sottolineare maggiormente il collegamento tra passato e presente, l’allestimento della mostra al MAO comprende anche tre xilografie di Utagawa Kunisada e Koikawa Harumachi, nelle quali il soggetto dei venditori di fiori acquisisce ulteriori sfumature e si riconferma come un elemento di spicco nella vita delle città giapponesi di un’epoca remota.

… alla Scuola di Yokohama
Come abbiamo accennato, le fotografie selezionate da Fregni Nagler appartengono alla Scuola di Yokohama, che prese avvio proprio quando la novità rappresentata dall’arte fotografica si diffuse da Occidente a Oriente.
Nella seconda metà dell’Ottocento, infatti, il Giappone aprì i suoi confini al resto del mondo, stabilendo fin da subito importanti scambi commerciali con l’Occidente. Oltre alle merci preziose, iniziarono a spostarsi anche numerosi turisti, affascinati, ieri come oggi, dall’identità e dalle tradizioni di una cultura che, seppur destinata anch’essa all’industrializzazione, appariva ancora come esotica e incontaminata dal grigiore delle città europee e americane. Durante il loro viaggio, i visitatori desideravano acquistare dei souvenir che permettessero loro di portarsi a casa una testimonianza tangibile delle meraviglie che avevano potuto ammirare con i loro occhi: per questo fotografi giapponesi e occidentali – tra i quali l’italiano Felice Beato – aprirono i loro studi, in modo da produrre, dipingere a mano e vendere piccole opere d’arte a tutti gli effetti.
Oltre al valore estetico, oggi quelle fotografie rappresentano anche un’importante testimonianza storica, in grado di attraversare il tempo e lo spazio per preservare frammenti di una quotidianità altrimenti perduta che, grazie alla mostra al MAO, possiamo riscoprire anche a Torino.
Per maggiori informazioni sulla mostra: https://www.maotorino.it/it/evento/hanauri/
Ilaria Vicentini
Fonti: https://www.japan.travel/it/ita1/bloggiapponenikki/2022/alla-scoperta-dei-luoghi-delle-stampe-ukiyo-e-prima-parte/
https://www.globusrivista.it/felice-beato-e-la-scuola-di-yokohama/









